L'intervista

Il cantante Stefano Fanetti: «A febbraio la mia ultima serata»

A rimetterci con il Covid anche chi fa musica nei locali del territorio

Il cantante Stefano Fanetti: «A febbraio la mia ultima serata»
Spettacolo Val d'Elsa, 07 Gennaio 2021 ore 14:30

Stefano Fanetti è un uomo di spettacolo. È un cantastorie ed una figura che riesce a coinvolgere piacevolmente chi si trova in un ristorante per passare una serata. Da decenni canta e suona nei locali della Toscana. Quello del pianobar è un altro settore fortemente colpito dalla pandemia.
Fanetti, cosa significa non poter esprimere la propria arte?
«La mia ultima serata è stata il 29 di febbraio, dopo tutti gli altri impegni sono stati rimandati. Verso maggio siamo ripartiti. Questo mi ha permesso di fare anche la stagione estiva. Soprattutto con il mio primo locale che è il “Pettirosso” nel quale suono e canto da sette anni ed anche con il “Nostrano” di Staggia nel quale sto lavorando da sei anni, specialmente durante le stagioni invernali. Loro mi hanno dato sempre una mano. Abbiamo lavorato abbastanza tranquillamente in estate anche perché le persone avevano voglia di ritornare a socializzare. Dalla fine di ottobre siamo ritornati punto ed a capo. Francamente non so quanto potrà durare ancora. Speravamo che la Toscana diventasse zona gialla un po’ prima, perché c’erano i numeri. I ristoranti così hanno avuto solo pochi giorni di lavoro».
L’amarezza più grande?
«Le attese di una decisione. Vorremmo solo avere la possibilità di lavorare. Sono nel cuore dei ristoratori e dei baristi che ci hanno rimesso più di tutti in questa tragedia. Bisognerebbe trovare il modo di farli lavorare. Sono frasi fatte, però ci tengo particolarmente perché sono inevitabilmente legato a questo settore. Li conosco e conosco i loro sacrifici. Un’altra amarezza sta nel fatto di averli fatto spendere molti soldi per adeguarsi, ma questo non è bastato».
Crede ci sia stata attenzione al mondo dello spettacolo?
«Assolutamente no. Non c’è attenzione per l’arte, la cultura e la comunicazione. Mi reputo un fortunato perché con il mio mestiere ho potuto lavorare d’estate, ma ci sono tante orchestre che dalla fine di febbraio sono ferme. Il mondo dello spettacolo è sempre stato considerato di serie B, per questi signori che ci governano è un mondo parallelo. È come quando qualcuno ti chiede che lavoro fai e gli rispondi che fai musica e ti dicono “sì, ma sul serio che lavoro fai?”. Dobbiamo ricordare che la musica è un lavoro. Il mio auspicio è che si possa trovare una mediazione. Se aspettiamo i vaccini non ne usciamo, per vaccinarsi tutti dovrà passare molto tempo».

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Curiosità