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Didattica a distanza, sì o no? La scuola si divide sul digitale

Al momento la cosiddetta Dad è l’unico strumento per tenere sotto controllo i focolai nelle classi cittadine.

Didattica a distanza, sì o no? La scuola si divide sul digitale
Scuola Val d'Elsa, 20 Marzo 2021 ore 14:48

I contagi non arretrano. Ieri, venerdì 19 marzo, erano 8 i casi a Poggibonsi, 74 in tutta la provincia di Siena. In Valdelsa gli insegnati, le scuole ed i comuni si dividono due fazioni: i favorevoli alla didattica a distanza e i contrari. E le decisioni arrivano a macchia di leopardo. Se a Colle le superiori sono in Dad, a poggibonsi no, nonostante i due territori siano confinanti e siano molti gli studenti colligiani a recarsi in città e viceversa. La domanda è se la Dad sia il male in assoluto oppure uno strumento utile. A rispondere a questa domanda è stata un’esperta di insegnamento digitale, ovvero Rovena Mazza, la vice preside dell’Istituto Comprensivo 2 della città.
Mazza, è efficace la Dad?
«Considerando la preparazione degli insegnanti di oggi la didattica in presenza è più efficace, ma perché hanno sempre lavorato così. Detto questo, però, si vive in momenti diversi rispetto ad alcuni anni fa. In piena pandemia la Dad non è che sia la panacea di tutti mali. È quello di meglio che possiamo fare per garantire ai ragazzi un’istruzione, per portare avanti la loro educazione ed assicurare sicurezza».
Si può quindi migliorare?
«La Dad per come è fatta in questo momento non è la migliore, però, per quello che riguarda la mia esperienza gli insegnati si impegnano molto. Le competenze vanno maturate. Dal 2020 a quest’anno gli insegnanti hanno fatto tanti corsi di formazione. Alcuni li abbiamo attivati proprio noi come scuola. Il problema è che non ci si può improvvisare. In alcuni casi la Dad non è efficace perché bisogna maturare esperienza e competenza».
Quale è la sua posizione sulla possibilità di aprire le scuole anche in estate?
«Per come sono fatte le nostre scuole ed i nostri edifici è molto dura. Con il caldo diventano dei luoghi non ospitali. Nei mesi di luglio credo non sia efficace. La priorità dovrebbe essere quella di vaccinare il corpo insegnante».
Lei aveva già lavorato con il digitale?
«Certamente. Anche prima della pandemia, perché abbiamo la classe 2.0 da svariati anni. Creiamo esperienze di digitale chiaramente non a distanza – prima della pandemia – però con l’uso degli strumenti digitali e con le piattaforme. Come molti altri insegnanti nella nostra scuola. Le competenze digitali degli insegnanti, comunque, negli ultimi tempi sono aumentate».
Come reagiscono gli alunni alla Dad?

«In modo diverso. Alcuni si sentono più protetti dallo schermo e trovano sicurezza. Sono contornati dalle proprie cose e dalla famiglia e quindi si fanno più avanti. Però ci sono altri che reagiscono in modo opposto. In classe intervengono, con la Dad no. Ci sono anche molte famiglie che preferiscono che ci sia la Dad, a volte a causa di patologie particolari e prediligono la sicurezza. Ciò viene superato grazie alla Dad».
Quindi Dad sì o Dad no?
«Penso, semplicemente, che sia uno strumento, che si può mettere in atto per venire incontro alle esigenze dei ragazzi e delle famiglie. Non c’è da dire che la Dad sia bene o male, è una tipologia, un modo ed uno strumento che in questo momento ci permette di portare avanti la scuola».

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