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«Lavoro in una rsa e ho deciso di vaccinarmi». Il racconto della direttrice di “Sant’Agnese”

Per Manuela Iacopini si è trattato di un «obbligo morale».

«Lavoro in una rsa e ho deciso di vaccinarmi». Il racconto della direttrice di “Sant’Agnese”
sanità Val d'Elsa, 12 Gennaio 2021 ore 11:24

«Mi vaccino per un obbligo morale verso le persone anziane con cui lavoro a stretto contatto». Inizia da qui il racconto di Manuela Iacopini, responsabile della struttura di residenza per anziani «Sant’Agnese». Come lei altri colleghi in tutta la provincia di Siena che in queste ore si sono vaccinati contro il Covid-19. Tra i primi il professor Federico Franchi e l’infermiera Agnese Messina.

Franchi è il responsabile dell’area Covid, mentre Messina l’infermiera dell’area Covid. Sono loro che hanno inaugurato il «Vaccine day» in terra di Siena. Dall’arrivo dei vaccini sono stati in molti coloro che nel corso dei giorni si sono candidati. Attualmente sono quasi 4.500 le prenotazioni al vaccino effettuate all’Aou Senese da parte di quasi tutti i professionisti.

Per quanto riguarda, invece, la Valdelsa per «scovare» i primi vaccinati possiamo parlare di altre situazioni, con particolare riferimento alle Rsa. E Iacopini è il primo esempio. Il suo giorno è stato lo scorso venerdì 8 gennaio.

L’intervista pubblicata sul settimanale Valdesasette

Iacopini, come ha preso questa decisione?
«Consapevolmente, in piena autonomia e senza nessun obbligo ho deciso di vaccinarmi. Un venerdì, l’otto gennaio del 2021, credo che mi ricorderò per molto tempo questa data».
Quali sono state le perplessità?
«Le domande più frequenti che mi sono state poste sono state: “ma sei sicura?”, “ti obbligano per il tuo lavoro?”, “non hai paura?”. Non ho avuto, però, perplessità. Sì, sono pienamente sicura di quello che vado a fare. Ho piena fiducia nella scienza. Ho piena fiducia in chi ogni giorno ha lavorato e sta lavorando duramente per proteggerci da questo virus. Ho fiducia in chi mi dice che il vaccino è sicuro e che potrà aiutarci a sconfiggere il Covid-19».
Come ha anticipato, tra le domande più frequenti c’è quella di un presunto obbligo per chi lavora in una residenza sanitaria.
«No, nessuno mi ha obbligato. Nessuno di noi è stato obbligato a vaccinarsi. E’ una scelta libera che ciascuno di noi fa sulla base dei propri pensieri, del proprio vissuto, del proprio essere».
Perché vaccinarsi?
«E’ quasi un anno ormai che i nostri nonni hanno rapporti umani estremamente limitati: non possono ricevere abbracci e baci, non possono vedere volti sorridenti e rassicuranti perché nascosti dalle mascherine, non possono stringersi le mani e giocare tra di loro perché devono rispettare il distanziamento, non possono sentire le voci dei loro cari se non filtrate da tablet e smartphone. Queste motivazioni hanno creato in me un obbligo morale nei confronti delle persone anziane con cui lavoro e che tanto amo e per cui mi sento responsabile. Questo è il solo obbligo che mi fa dire sì al vaccino».
Non ha un po’ di paura, essendo tra le prime vaccinate in Italia?
«Non ho paura del vaccino. Ho paura invece di non poter tornare ad una vita normale. Ho paura che mio figlio non possa tornare a giocare con i suoi amici, ho paura di non poter continuare a vedere le mie amiche per un aperitivo dopo una faticosa giornata a lavoro. Ho paura di dover passare un altro Natale senza la mia famiglia. Ho paura di veder morire in solitudine persone care, ho paura di non essere più capace di donare un abbraccio a chi sta soffrendo, ho paura che questo brutto virus abbia la meglio e ci renda persone cattive, chiuse in noi stesse, isolate dagli altri e chiuse nel nostro egoismo. Questo mi fa paura, non un’iniezione in un braccio».

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