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Il vaccino, il Covid e la burocrazia: E’ senza certificazione e non può lavorare

Ausl si è impegnata a prendere in carico e ha risolto la situazione.

Il vaccino, il Covid e la burocrazia: E’ senza certificazione e non può lavorare
sanità Siena, 24 Ottobre 2021 ore 10:01

Vuole fare la seconda dose di vaccino perché il green pass è in scadenza, ma si scontra con le montagne russe delle richieste a cui nessuno sa rispondere. Un cul-de-sac che abbiamo contribuito a sciogliere. Che l’azienda Ausl si è impegnata a prendere in carico. E ha già risolto. La seconda dose è  stata somministrata. Questa la vicenda accaduta ad una nostra lettrice. Sulla nostra pagina Facebook Prima Siena, che rilanciava le norme sul green pass, la signora non ha esitato, ha preso la tastiera del telefonino e ha “commentato” raccontando tutta la storia di cui è protagonista il marito, chiedendoci anche consigli utili per uscire dal labirinto dei «Non so» o «Chieda ad un altro ufficio». 

In breve la storia. La signora abita a Poggibonsi, non faremo il nome visto che ci ha chiesto di non citarlo. Il marito, soggetto fragile, nel mese di aprile ha fatto il vaccino Moderna. «Per prenotare ci è voluto del tempo tanto -  racconta - mio figlio ci si mise da mezzanotte in poi». Dopo pochissimo tempo è arrivato il Covid. «Mio genero aveva la febbre, io non stavo bene, allora abbiamo fatto il tampone grazie alla Misericordia di Siena, a casa, e siamo risultati tutti positivi, dopo abbiamo fatto il molecolare e anche per quello il responso è stato positivo». Fortunatamente i sintomi sono stati relativamente lievi. «Mio marito aveva già fatto la prima dose, ha avuto la febbre ma non molto importante, mio figlio non ha avuto quasi nulla mentre io ho avuto febbre per 10 giorni curata con antibiotici, tachipirina e poi cortisone. Ho ancora i residui di stanchezza». Fin qui, tutto come tanti. Dopo il Covid il green pass del marito scade il 19 ottobre. E qui iniziano i guai. L’uomo lavora per conto proprio, è soggetto fragile e ha bisogno del green pass per lavorare, ma anche per entrare in ospedale dove deve fare dei controlli. La donna invece è casalinga. Sembra facile fare la seconda dose. Invece per loro non è proprio così. «E’ considerata terza dose – spiega la signora – e ci siamo trovati di fronte ad una serie di non so. Per questo mio marito è pure andato al centro vaccinale di Colle. Era senza appuntamento e ha aspettato. Una infermiera ha consigliato di andare in farmacia e farsi stampare il certificato verde. E così ha fatto mio marito. Ma il suo green pass scade il 19 ottobre, come sapevamo». Prossimo passo, telefonare a Siena. «Ma non so a chi». 

E’ un problema che ha investito anche altre persone. Contattata la Ausl Sud Est tramite l’ufficio stampa l’Azienda si è impegnata a chiamare la coppia. E la soluzione per mettere in sicurezza l’uomo è già arrivata: il pomeriggio del 14 ottobre è stato fatto il vaccino. C’è un decreto interpretativo di settembre a cura del Ministero della Salute che dice testualmente: «In caso di infezione Sars Cov2 confermata entro il quattordicesimo giorno dalla somministrazione della prima dose del vaccino è indicato il completamento della schedula vaccinale con una seconda dose da effettuare entro sei mesi dalla data del primo test molecolare positivo». Invece, in caso di Covid oltre il quattordicesimo giorno dalla prima dose, «La schedula vaccinale è da intendersi completata in quanto l’infezione è da considerarsi equivalente alla somministrazione della seconda dose», l’eventuale somministrazione di una seconda dose «non è comunque controindicata». 

Del resto dal 15 ottobre va in atto la rivoluzione della carta verde. Quali le norme? La verifica del possesso e della validità del green pass potrà essere effettuata manualmente o in via automatizzata. Il certificato è obbligatorio per accedere al posto di lavoro. E il lavoro da remoto non è un’alternativa. Nel testo del decreto viene specificato: «Non è consentito in alcun modo, in quanto elusivo del predetto obbligo, individuare i lavoratori da adibire al lavoro agile sulla base del mancato possesso di tale certificazione». Il lavoratore che si presenta senza green pass, o comunica in anticipo di non averlo, non potrà accedere a lavoro. Resterà a casa senza stipendio, ma senza sanzione disciplinare. Sono soggetti all’obbligo di green pass anche «i dipendenti delle imprese che hanno in appalto i servizi di pulizia o ristorazione, il personale delle imprese di manutenzione che, anche saltuariamente, accede alle infrastrutture, gli addetti alla manutenzione e al rifornimento dei distributori automatici di caffè e merendine, quelli chiamati anche occasionalmente per attività straordinarie, i consulenti, i collaboratori, nonché chi frequenta corsi di formazione, i corrieri che recapitano posta ai dipendenti». Per gli abusivi, multe da 600 a 1.500 euro. La responsabilità del controllo è del titolare: chi lo omette rischia una sanzione dai 400 ai 1.000 euro. In caso di violazione reiterata, la sanzione è raddoppiata.