LO STUDIO

Istat e Iss svelano le caratteristiche dei pazienti deceduti per Covid-19 in Italia

Età media, sesso, patologie pregresse, sintomi ricorrenti, tempi e terapie: il rapporto congiunto.

Istat e Iss svelano le caratteristiche dei pazienti deceduti per Covid-19 in Italia
26 Maggio 2020 ore 18:09

Un rapporto – prodotto congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS ) che indaga l’Impatto dell’epidemia COVID-19 sulla mortalità totale della popolazione residente primo trimestre 2020 in Italia, è online.

Il report intende fornire una lettura integrata dei dati epidemiologici di diffusione dell’epidemia di COVID-19 e dei dati di mortalità totale acquisiti e validati da ISTAT, che per la prima volta diffonde questa informazione riferita a un numero così consistente di comuni. L’ampia base dati, relativa all’86% della popolazione residente in Italia, consente di valutare gli effetti dell’impatto della diffusione di Covid-19 sulla mortalità totale per genere ed età nel periodo iniziale e di più rapida diffusione del contagio: marzo 2020.

Campione

L’analisi si basa su un campione di 31.096 pazienti deceduti e positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia.

Dati demografici

Letà media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni (mediana 81, range 0-100, Range InterQuartile – IQR 74-87).

Le donne sono 12.615 (40,6%). L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di quasi 20 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 81 anni – pazienti con infezione 62 anni). La figura mostra il numero dei decessi per fascia di età. Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 85 – uomini 79).

L’analisi combinata dei dati di mortalità giornaliera Istat con i dati della Sorveglianza integrata dell’Iss ha evidenziato che la mortalità “diretta” attribuibile a Covid-19 in individui con diagnosi confermata, nel primo trimestre 2020 è stata di circa 13.700 decessi.

Patologie preesistenti

Il grafico presenta le più comuni patologie croniche preesistenti (diagnosticate prima di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2) nei pazienti deceduti. Questo dato è stato ottenuto da 3032 deceduti per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche. Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,2.

Prima del ricovero in ospedale, il 23% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi seguiva una terapia con ACE-inibitori e il 16% una terapia con Sartani (bloccanti del recettore per l’angiotensina).

Complessivamente, 124 pazienti (4,1% del campione) presentavano 0 patologie, 454 (15,0%) presentavano 1 patologia, 648 (21,4%) presentavano 2 patologie e 1806 (59,6%) presentavano 3 o più patologie.

ECCO IL GRAFICO A TORTA:

Nelle donne (n=1005) il numero medio di patologie osservate è di 3,3; negli uomini (n=2027) il numero medio di patologie osservate è di 3,2.

Uomini: mortalità più alta

L’eccesso di mortalità registrato a marzo del 2020 è ancora più accentuato negli uomini. Si tratta di un dato molto rilevante perché oltre a rivelare un fatto ormai noto attraverso i dati della Sorveglianza, mette in luce come la dimensione del fenomeno della super-mortalità maschile, in relazione all’epidemia Covid-19, sia ancora più ampia, estendendosi verosimilmente anche a cause che non sono direttamente riferibili al virus

Diagnosi di ricovero

Nel 92,3% delle diagnosi di ricovero erano menzionate condizioni (per esempio polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (per esempio, febbre, dispnea, tosse) compatibili con COVID-19.

In 217 casi (7,7% dei casi) la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all’infezione.

In 29 casi la diagnosi di ricovero riguardava esclusivamente patologie neoplastiche, in 81 casi patologie cardiovascolari (per esempio infarto miocardico acuto, scompenso cardiaco, ictus), in 28 casi patologie gastrointestinali (per esempio colecistite, perforazione intestinale, occlusione intestinale, cirrosi), in 79 casi altre patologie.

Sintomi

Il grafico mostra i sintomi più comunemente osservati prima del ricovero nei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2. Febbre dispnea e tosse rappresentano i sintomi più comuni. Meno frequenti sono diarrea e emottisi. Il 5,7% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero.

Complicanze

L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (96,9% dei casi), seguita da danno renale acuto (21,8%), sovrainfezione (12,4%) e danno miocardico acuto (10,7%).

Terapie

La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (86% dei casi), meno usata quella antivirale (59%), più raramente la terapia steroidea (37%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di COVID-19. In 667 casi (22,4%) sono state utilizzate tutte e tre le terapie. Al 3,9% dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 è stato somministrato Tocilizumab.

Tempi

La figura mostra i tempi mediani (in giorni) che trascorrono dall’insorgenza dei sintomi al decesso (11 giorni), dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale (5 giorni) e dal ricovero in ospedale al decesso (6 giorni). Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso è di 4 giorni più lungo in coloro che sono stati trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non sono stati trasferiti (9 giorni contro 5 giorni).

Decessi in pazienti con meno di 50 anni

Al 21 maggio sono 347 dei 31.096 (1,1%) pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 78 di questi avevano meno di 40 anni (52 uomini e 26 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Di 11 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche, gli altri 53 presentavano gravi patologie pre-esistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 14 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

Le province che hanno pagato il prezzo più alto

All’interno della classe di province ad alta diffusione dell’epidemia, le più colpite hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al 2015-2019, a tre cifre: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (370%), Brescia (290%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro e Urbino (120%).

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