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I gianduiotti, autentici gioielli piemontesi

Un dolce iconico, prodotto con la celebre nocciola tonda gentile del Piemonte

I gianduiotti, autentici gioielli piemontesi
26 Giugno 2020 ore 08:19

Alla scoperta dei gianduiotti. Un must piemontese, diventato icona in Italia e all’estero. Il gianduiotto è uno (straordinario) cioccolatino a forma di barca rovesciata o di spicchio, dal peso variabile tra gli 8 e i 12 grammi e confezionato in fogli di alluminio. Il suo gusto unico si ottiene impastando il cacao e lo zucchero con la celebre nocciola tonda gentile del Piemonte. Si tratta di una varietà di nocciola IGP (Indicazione Geografica Protetta) prodotta nel basso Piemonte, in alcune aree delle province di Cuneo, Asti e Alessandria. Il tipico colore bruno del gianduiotto (o giandujotto) può variare in base alle miscele di cacao utilizzate. Mentre la caratteristica forma deriva da antichi sistemi di lavorazione.

Le origini dei gianduiotti

A proposito: l’idea di amalgamare al cioccolato le nocciole tostate e tritate fu di Michele Prochet, pioniere del settore dolciario piemontese, all’inizio della seconda metà del 1800. Soltanto nel 1865 furono messi in commercio i «Gianduja», popolarmente chiamati gianduiotti. Il nome deriva dalla maschera carnevalesca di Torino «Gianduja», che secondo tradizione avrebbe dato il suo placet per la commercializzazione del nuovo cioccolatino dopo la sua invenzione. La produzione era fatta anticamente con abile uso delle «coltelle», strumenti per lavorare il cioccolato e permetterne l’indurimento progressivo fino al momento della formatura del prodotto. Dopo si è passati all’estrusione, con macchine apposite o con una tasca da pasticciere. È uso corrente produrli con stampi appositi, in cui si cola la pasta e si fa indurire.

Gli ingredienti vincenti

Gli ingredienti sono classicamente pasta di cacao, zucchero, nocciole e vaniglia. La presenza di latte è molto comune, così come quella di burro di cacao. Deriva dalle necessità di una maggior facilità di lavorazione richiesta alla massa quando la formatura dei giandujotti passò, negli anni Trenta, dalle mani delle esperte «cioccolatiere» a quella delle moderne macchine. Per chiudere ecco le modalità di degustazione. Si mangiano solitamente in un sol boccone, lasciandoli sciogliere lentamente in bocca, assaporando quel classico retrogusto di cioccolato e nocciola tostata.

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