SAN GIMIGNANO

La nuova vita del San Domenico: l’intervista al sindaco Andrea Marrucci

Il complesso rappresenta quasi il 10% del costruito del centro. Si lavora per portare a termine la gara.

La nuova vita del San Domenico: l’intervista al sindaco Andrea Marrucci
Politica Siena, 30 Dicembre 2020 ore 14:01

l sindaco Marrucci in relazione al San Domenico è molto chiaro: «La storia dell’ex carcere è una storia molto lunga e complessa. Negli anni ‘80-‘90 si parlava di farne un albergo esclusivo, non aperto alla città. Poi dal 2010-11 c’è stato il passaggio a titolo gratuito all’Amministrazione, come prima applicazione del federalismo demaniale, risparmiando circa 7-8 milioni che la nostra comunità avrebbe speso. Da quel momento è nato un progetto pubblico di recupero che è stato rivisto. Il trasferimento a titolo gratuito era però condizionato ad un accordo di recupero e valorizzazione del bene».

Sindaco, come descrive l’accordo?
«Doveva essere fatto in una prima ipotesi tutto a capitale pubblico. Nel quale le Istituzioni, come la Fondazione Monte dei Paschi e la Provincia dovevano giocare un ruolo importante. Con la crisi economica siamo rimasti noi e la Regione. Da analisi e indagini di mercato è emerso che senza una quota di privato l’operazione non era possibile».

Lei, si sta muovendo in un terreno già tracciato quindi?

«Sì, ormai le modalità sono storia in atti, quindi mi muovo in un solco di continuità amministrativa. L’operazione del San Domenico è straordinaria perché allarga la fruibilità della città. Anche durante le celebrazioni del trentesimo dell’Unesco abbiamo sottolineato come sia fondamentale allargare la città lungo l’asse est-ovest, dalla Rocca al San Domenico appunto. Che deve tornare alla vita, ad essere un nuovo quartiere della nostra città, con tutte le destinazioni che il progetto prevede, tra cui poco meno di un terzo dell’area destinata a ricettivo».

Il resto? 
«La maggior parte avrà un valore culturale, sociale e di valorizzazione del territorio. L’operazione che vale la pena di tentare è di una nuova vita per una fetta importante del nostro centro storico. Il San Domenico rappresenta quasi il 10% del costruito del centro. Stiamo lavorando per portare avanti un grande investimento in uno degli anni più difficili dal dopo guerra. È un recupero del bene dalla forte impronta culturale oltre che urbanistica. È per questo che la gara va portata in fondo, alle condizioni giuridico amministrative date, per far partire il recupero e la valorizzazione con un soggetto privato disposto ad investire oltre 20 milioni».

Vuole concludere un progetto quindi?
«Non ne faccio una questione di principio. Non credo che sia una soluzione di compromesso, ma una soluzione percorribile per la città alle condizioni date. Se la soluzione che viene proposta da altri è quella di farne un luogo tutto pubblico starebbe a significare il blocco della gara ed un percorso già tentato. Ricordo che a suo tempo erano state verificate tutte le possibilità. Ho rispetto per tutte le opinioni, ma non arriverà nessuno a levarci le castagne dal fuoco. Ora abbiamo il dovere amministrativo di chiudere una gara».

Quali saranno i risvolti positivi?
 «Il primo è di portare a piena vita questo luogo. È un’operazione culturale incredibile, su di un bene pubblico, pezzo importante del centro storico patrimonio dell’umanità, in cui troverà casa un mix di funzioni culturali, museali, teatrali, convegnistiche, espositive, commerciali, agronomiche, ricettive, turistiche e di cultura del paesaggio. Senza dimenticare la possibilità di nuova occupazione».

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