SAN CASCIANO

Sancascianesi più ricchi. Conti correnti col segno più anche in ChiantiBanca: «Raccolta dovuta all’incertezza»

A fare un’analisi dei dati è Gianluca Piccioli, responsabile per ChiantiBanca dell’area Chianti- Firenze

Sancascianesi più ricchi. Conti correnti col segno più anche in ChiantiBanca: «Raccolta dovuta all’incertezza»
Chianti fiorentino, 06 Agosto 2020 ore 09:22

Balzo in avanti nei depositi dei conti correnti anche in ChiantiBanca. Soprattutto durante il lockdown che ha visto ferme sia le attività produttive che le famiglie. Così, i soldi sono rimasti sui conti correnti, facendo aumentare i risparmi. Anche se la raccolta diretta dipende prevalentemente dai volumi delle singole banche, i cambiamenti sono stati significativi. Un risultato che ha due facce della stessa medaglia perché, se da una parte è  aumentata notevolmente la raccolta diretta, dall’altra le banche, che dagli investimenti sul risparmio gestito percepiscono molte commissioni, ci hanno dovuto rinunciare. È vero anche che l’aumento della raccolta diretta è stato dovuto soprattutto all’incertezza del futuro, come ha spiegato Gianluca Piccioli, responsabile per ChiantiBanca dell’area Chianti-Firenze.

Secondo quanto rilevato dalla Banca d’Italia, nei due mesi di pieno lockdown per l’emergenza Coronavirus i soldi sui conti correnti sono aumentati. La provincia di Firenze ha registrato un incremento di quasi un miliardo di euro nel giro di un mese. Come si spiega?

«Ci sono due fattori principali. Il primo è che ci sono stati molti travasi dalle condizioni in titoli, sia gestiti che di raccolta amministrata. La paura dei mercati, in seguito alla crisi economica e quindi il blocco di tutte le attività delle imprese a livello mondiale, ha portato in un primo momento anche ad un crollo dei mercati, sia azionari che obbligazionari. Pertanto parecchie persone hanno venduto tutti i fondi che avevano o anche i titoli obbligazionari di aziende per poi buttare questi soldi nel conto corrente. La seconda spiegazione è che, nonostante molte persone abbiano avuto dei tagli alle loro entrate, c’è stata da parte del risparmiatore un’attenzione maniacale al risparmio. Mediamente una famiglia ha risparmiato tra il 30 e il 40% degli stipendi. Quindi, la somma di questi due fattori è stato il risultato di una grossa liquidità nei conti correnti».

Questo è valso anche per le imprese

«Certo. Quelle che avevano giacenze nei conti correnti sono state inevitabilmente attente alle spese. Da una parte i dipendenti sono stati messi in cassa integrazione e dall’altra le imprese hanno cominciato a non investire. Non avendo costi e le rate mutuo bloccate si fa presto. Questo sicuramente è successo anche nella nostra realtà».


Qual è l’identikit del risparmiatore medio?

«Per quanto riguarda il target di quelli che investono in strumenti più evoluti si parla di una clientela che ha un minimo di 100mila euro di giacenza. Poi c’è il risparmiatore classico che va dal monoreddito in su. Diciamo che si tratta di un target vasto e va dal monoreddito alle famiglie più numerose con più redditi. All’aumento dei depositi, comunque, c’è da aggiungere l’incognita di quello che sarebbe successo da marzo in poi. Molto banalmente quello che si poteva spendere in previsione delle ferie è stato rimandato».


San Casciano in questo come si posiziona? E il ruolo di ChiantiBanca?

«Grosso modo in media con la provincia. Chiaramente i volumi sono più bassi rispetto a Firenze, ma anche qui c’è stato un balzo in avanti».


Crede che quello attuale sia un sistema drogato e che, quindi, inevitabilmente i numeri torneranno più in linea con gli anni passati?

«È fisiologico. Tutta questa liquidità è un po’ artificiale. Già i mercati hanno visto in questo crollo l’opportunità di ricomprare. Qualche cliente di quelli che sono più veicolati dai professionisti sta entrando in determinati settori. Se riparte l’economia credo che questi flussi ricominceranno a essere spesi e reinvestiti».

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