l'intervista

Poggibonsi, il mondo del vino alza la voce: «Evitiamo un altro lockdown»

Poggibonsi, il mondo del vino alza la voce: «Evitiamo un altro lockdown»
Chianti fiorentino, 06 Luglio 2020 ore 11:01

Le perdite ci sono, è normale. Dal mese di marzo con i ristoranti chiusi in tutto il mondo anche il vino ha subito una battuta di arresto. Anche qui. Con la fase 3 piano piano qualcosa si muove. La cosa più importante? «Che non ci sia lockdown a dicembre».
E’ questa l’opinione che circola tra i viticoltori che spesso hanno all’interno delle loro fattorie anche agriturismi o wine testing. E che escono provati da questa fase. Come tante altre attività. In vista di settembre, come si gestirà il vino in cantina? E poi, la domanda delle domande: che mercato del vino ci lascia il Covid?
Su tutto questo abbiamo cercato le voci di alcune aziende agricole che lavorano sul territorio valdelsano. Prima tappa, Poderi del Paradiso, nel Comune di San Gimignano a due passi da Poggibonsi, con il titolare Vasco Cetti, medico e gran conoscitore di vino. «Ho avuto subito la sensazione di una cosa non banale e complessa», ci dice subito. «Il mercato si è bloccato a marzo. Noi abbiamo sette operai a tempo indeterminato». La vigna comporta un lavoro 365 giorni all’anno. «Non potevamo mettere tutti in cassa integrazione. Per questo ho anche fatto arrivare al Ministro a Roma alcuni suggerimenti». Le difficoltà ci saranno perché il mercato vivace non è. «Noi – dice – abbiamo continuato a lavorare con Olanda e Danimarca inizialmente. Ora sono ripartiti degli ordini in Italia per i ristoranti e c’è del movimento anche verso Olando, Belgio, Danimarca, abbiamo fatto da poco una buona spedizione in Russia e ai limiti dell’avvio del coronavirus abbiamo mandato il vino in Brasile». Persi 25 aprile, 1 maggio, Pasqua l’annata si presenta come una salita a 90 gradi. E la vendemmia? «Sarà più difficile perché in cantina ci sono prodotti dello scorso anno». Nel mercato che verrà, invece, «Si selezionerà di più il produttore. Non è detto che cambi in meglio. Chi ha ingegno dovrà emergere».
Spostandosi verso il Chianti la situazione non cambia. Lo scenario post lockdown è diverso. Ne è certo Leonardo Francalanci, Fattoria San Michele a Torri. «A marzo abbiamo mantenuto gli ordini. La situazione più critica è stata ad aprile e maggio con perdite nella vendita di vini a prezzo alto. I vini che vanno in grande distribuzione e famiglie hanno tenuto». Ad oggi nessuna ripresa. «I ristoranti nel mondo sono ancora chiusi». Il timore è che cambi il mercato. «Non so se torneremo a consumare vini ad alto prezzo, non vorrei che il Covid modificasse il modo di bere. Mi sembra che tutti cerchino vini di fascia più bassa. La ripresa non è scontata». A giugno qualcosa è ripartito. «Le persone hanno voglia di tornare come prima ma per noi manca completamente il turismo». La stagione da un punto di vista agronomico sta andando bene. «Il problema sarà venderlo il vino. Se non ci chiudono per Natale un po’ di ossigeno lo prendiamo. E poi speriamo nel 2021. Un anno ce la facciamo a reggere, non oltre».
Ritornando al confine tra Poggibonsi e Castellina, nell’Azienda Agricola La Croce Fratelli Zari, il quadro è un po’ diverso. Loro lavorano con bottiglie e sfuso. «Siamo sempre stati aperti – dice Silvio Zari – all’inizio il calo c’è stato, poi ci siamo organizzati con consegne a domicilio e spedizioni e abbiamo recuperato 70-80%». Per la maggior parte lavorano con i privati. «Dalla fine di maggio qualcosa si sta muovendo anche sulla ristorazione, per lo sfuso. La maggior parte delle bottiglie le vendiamo in vendita diretta, ma per ora saranno passati 4-5 gruppi».

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