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Castelfiorentino: Stefania Calugi, da oltre 30 anni a capo dell’azienda alimentare che produce prodotti al tartufo

Stefania Calugi, a capo dell’azienda alimentare che produce prodotti al tartufo ed esporta in più di 30 paesi diversi, ha raccontato la sua esperienza e come ha iniziato. «E’ stato per fare felice mio padre. Era il suo sogno. Delle volte vorrei avere più tempo per me. Ci sono delle rinunce da fare e capita di sentirsi in colpa».

Castelfiorentino: Stefania Calugi, da oltre 30 anni a capo dell’azienda alimentare che produce prodotti al tartufo
Economia Chianti fiorentino, 27 Marzo 2021 ore 10:05

Su Chiantisette del 19 marzo 2021 l’intervista a Stefania Calugi nelle pagine dedicate alle donne imprenditrici che si raccontano.

Da oltre 30 anni a capo della Calugi

«Non finiamo mai di imparare. Non ho mai perso la voglia di conoscere e mettermi in gioco. Anche nei momenti che stiamo passando». Donna e impresa, un binomio difficile, ma che Stefania Calugi, la regina del tartufo, titolare di Calugi srl, l’azienda alimentare che produce prodotti al tartufo, risolve così. Senza perdere la voglia di inventare. E scoprire. «Questa pandemia mi ha fatto conoscere anche molti lati buoni di me, delle persone che mi circondano nel lavoro, mi ha dato la possibilità di capire ancora di più la bella realtà che ho fra le mani – ha spiegato – Dentro di me certe volte mi vergogno di questo. E’ logico, ci sono i punti negativi: meno fatturato, possibile allontanamento di qualche figura, pensieri legati alla possibilità di riprendere i ritmi normali. Ma mi chiedo: le vorrei ancora quei ritmi normali? Oppure sono più umani e normali i modi rallentati che il Covid ci ha fatto conoscere?».

Calugi srl dispone di 30 ettari di bosco ed esporta in più di 30 paesi tartufo fresco e prodotti a base di tartufo. Che carico di lavoro ha oggi una imprenditrice?

«Prima di tutto dobbiamo divertirsi in ciò che facciamo, per non sentire la fatica delle ore che dedichiamo alla nostra attività, al peso delle responsabilità nei confronti del pubblico che ci acquista, dei nostri fornitori, delle banche, dello Stato. Quando ancora ero una ragazzina alle prime armi avevo scariche di adrenalina. Passavo da entusiasmo a frustrazione molte volte. Dovevo imparare tutto ed essere sempre pronta a rispondere in ogni situazione. Tante volte mi hanno imbarazzato tanto anche i maschietti. Ma sono cresciuta e tanto ancora devo crescere. Donna e imprenditrice è un argomento su cui ognuno di noi potrebbe farci libri. Meno male ho trovato il marito nell’ambito del mio lavoro. Così ci arrabbiamo insieme e poi festeggiamo insieme».

Equilibri non facili da sostenere

«Devo dire che ci sono venuti sempre molto spontanei. Insomma, delle volte vorrei avere più tempo per me, vorrei dedicarmi di più a mia figlia, ai miei genitori, alle mie amicizie, a mio marito con cui tutto sommato passo gran parte della mia giornata. Ci sono rinunce da fare e capita di sentirsi in colpa, ma non so per quale gioco strano il pensiero in poco tempo corre via e ritorna alla mia attività».

Ancora oggi essere donna e imprenditrice significa dover superare maggiori ostacoli? 

«Anche oggi, a 50 anni, mi sono scontrata con figure maschili che hanno avuto il coraggio di essere arroganti e imporsi. Mi hanno trovata…. Ero giovane quando ho iniziato questo lavoro, a 17 anni. Prima mi rifugiavo dentro la mia timidezza. Tuttavia mai ho perso la mia dignità, magari perdevo la trattativa. Oggi mi sono rafforzata, posso anch’io dire la mia senza paure, senza pensare di perdere un cliente per via di certe stupidità, ma soprattutto ho capacità di muovermi in tutti gli ambiti».

Diciasette anni sono davvero pochi per entrare in una azienda, come ha iniziato? 

«E’ stato per fare felice mio padre. Era il suo sogno poter avere un’azienda che trattasse tartufi. C’ho provato e con tante capriole, di tutta la famiglia, “ci siamo” riusciti. C’è voluto coraggio, forza, caparbietà, costanza, delle volte pazzia. Tutto nasce per passione e per cercare di dare una svolta alla vita di poche entrate che avevamo».

Ci è riuscita?

«In parte, continuo ad essere semplice, forse ancora di più, lavoro 12 ore minimo al giorno e mi è difficile staccare anche in ferie o nelle ore libere. Il cervello mi frulla di continuo. Oggi mi diverto a dare consulenze, a spiegare ciò che in anni ho appreso. Le persone mi ascoltano e mi fanno i complimenti. Questo mi appaga molto e mi dà tanta forza anche se talvolta è rischioso, potrei deludere e questo mi farebbe molto male».

Qual è la prospettiva che il Covid apre?

«Mi sto dedicando a linee di prodotto sempre più facili da utilizzare, sempre di più sarà un pubblico di privati a comprare i miei prodotti. I ristoratori si stanno reinventando, quelli con più possibilità stanno cambiando gli stili del ristorante stesso.

Cosa chiede il mondo dell’alimentare di qualità che fa export, come la sua azienda, in questo momento?

«Prodotti più semplici, intuitivi. Cerca un prodotto green da spingere e lo stesso diventa lusso e vanto. Per questo ci stiamo investendo e sempre di più dedichiamo l’attenzione a prodotti sani. Il tartufo è un prodotto fantastico a livello di nutrimenti: è antiossidante, facilita la digestione. Ci sono studi che hanno dimostrato che le sostanze contenute in alcune specie di tartufo sono in grado di contrastare alcune forme tumorali grazie ai loro forti poteri antiossidanti».

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