Teatro San Casciano, la prima compagnia fatta da richiedenti asilo FOTO

Lo spettacolo in scena mercoledì 24 aprile al Teatro Niccolini.

Teatro San Casciano, la prima compagnia fatta da richiedenti asilo FOTO
Chianti fiorentino, 24 Aprile 2019 ore 01:12

Teatro San Casciano: siamo tutti migranti, sul palcoscenico come nella vita reale. Con i sogni, le fughe e le aspirazioni che crescono nomadi nelle terre dell’umanità.

Teatro San Casciano: la prima compagnia composta da richiedenti asilo

I riflettori di un teatro di campagna, alle porte di Firenze, si accendono e le valige si aprono. Alcune sono vuote, altre piene. Tutte hanno un’identità da rivelare, un percorso che si è costruito nel lungo e difficile viaggio che ha portato alcuni giovani richiedenti asilo di San Casciano nel Chianti, dove adesso vivono, studiano e lavorano. E’ qui che i ragazzi hanno scoperto e condiviso, al fianco del regista belga Patrick Duquesne, la loro strada per sentirsi dentro al cuore della vita, e non stare a guardarla dall’esterno di una vetrina. Il teatro è il treno da non perdere, è lo strumento espressivo attraverso il quale integrarsi, conquistare spazi di libertà, continuare a cercare sogni da realizzare senza paura, riprendere e intessere nel rapporto con gli altri il filo che si dipana dall’anima sociale della comunità.

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La prima messa in scena

E’ pronto al debutto regionale lo spettacolo, produzione firmata da Arca Azzurra, che andrà in scena al Teatro Niccolini di San Casciano mercoledì 24 aprile alle ore 21.00, in collaborazione con il Comune di San Casciano. Il riflesso di un diario scritto a più mani che racconta e interpreta storie vere e vissute dai protagonisti. Sono gli attori della prima compagna ‘stabile’ italiana, costituita dai richiedenti asilo di 5 diverse nazionalità, che nasce, prepara e produce spettacoli ormai da tre anni a San Casciano. E’ nella ricchezza della matrice multiculturale del gruppo che si coltiva un’idea che accomuna i percorsi, seppur diversi e lontani, di ciascuno dei ragazzi, la cui età varia dai 15 ai 55 anni. “Non siamo Baobab” dà nome alla produzione, finalista del premio nazionale Migrarti 2018 per l’adattamento e la regia di Patrick Duquesne, già fondatore in Belgio della compagnia Collectif Libertalia, in collaborazione con gli attori Massimo Salvianti, Marco Messeri, Lucia Socci di Arca Azzurra per la parte drammaturgica, scenografica e tecnica.

La compagnia e gli attori

I giovani, provenienti dall’ex Cas di San Casciano, oggi centro Sprar, giungono in gran parte dal sud del mondo, Egitto, Gambia, Costa d’Avorio, Guinea, Camerun. “Non siamo fermi, immoti nei luoghi in cui nasciamo, siamo un’umanità costantemente in viaggio”. E’ ciò in cui credono gli attori Wafaa Abou Seif, Abdoulie Bojang, Aldinho Konatè, Mamadou Oury, Philippe Yamdje insieme ai loro colleghi di palcoscenico belgi e italiani Aurelie Henceval, Fernando Zamora, Marco Borgheresi e Samuel Osman.

Siamo più simili ad una sorgente – dichiara il regista Patrick Duquesne – sappiamo da dove veniamo e non neghiamo le nostre radici, la vita ci porta sempre da qualche parte e noi scorriamo insieme a lei, come il fluire dell’acqua di un fiume in piena”.

Il filo rosso da cui prende vita lo spettacolo che fonde elementi comici e drammatici è il tema della valigia e dell’incontro.

L’intervento del regista

Ho chiesto a ciascuno di loro di pensare a cosa mettere dentro alla propria valigia e di immaginarsi protagonisti di un viaggio – spiega il regista – da questo spunto drammaturgico sono emerse le storie più forti ed emozionanti, il teatro si è aperto come un libro in cui i ragazzi hanno liberato angosce, ricordi, particolari dei loro drammatici vissuti che ci hanno fatto piangere e ridere allo stesso tempo”.

Il tema della valigia

Nella valigia, simbolo di  vita c’è chi ha isolato delle pietre in ricordo di quelle che in Libia gli sono state scagliate contro dai figli degli scafisti, c’è chi non ha messo niente perché gli manca l’aria ogni volta che pensa al proprio paese, c’è chi, come la giovanissima Wafaa Abou Seif, attraverso il palcoscenico ha trovato il coraggio di esprimere il diritto di essere se stessa, un’adolescente di 14 anni che si affaccia alla vita, curiosa, entusiasta, interessata a conoscere le tante sfumature della realtà.

L’intera umanità vive una storia che cambia continuamente – conclude Duquesne – siamo tutti protagonisti di un viaggio fatto di emozioni, esperienze, eventi che si arricchisce dell’incontro con gli altri”.

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