La questione

L’incerto futuro del «Teatro del Popolo»

Avrà ancora senso un grande cinema multisala nel mondo post Covid? Le risposte di istituzioni e appassionati

L’incerto futuro del «Teatro del Popolo»
Cultura Val d'Elsa, 07 Gennaio 2021 ore 13:30

Uno dei mondi maggiormente colpiti a livello mondiale dalle conseguenze della pandemia, e in particolare dalle limitazioni alla circolazione delle persone e dalla paura per un eventuale contagio, è stato certamente quello del cinema. L’ultimo anno ha visto un vero e proprio collasso di questa industria, con le sale chiuse in gran parte del mondo e le grandi case di produzione costrette a rinviare l’uscita di molti titoli di punta per evitare di incorrere in perdite catastrofiche. Se a questo si aggiunge l’enorme sviluppo che hanno avuto negli ultimi anni i sistemi di distribuzione digitale e le piattaforme streaming online, viene facilmente da chiedersi se il cinema, come il mondo lo conosceva fino all’inizio del 2020, potrà ripartire negli anni post emergenza Covid-19.
Un problema al quale Colle di Val d’Elsa non è estraneo, soprattutto in considerazione dei grandi lavori che tuttora interessano la più grande delle sue strutture cinematografiche, il «Teatro del Popolo», dove è in corso la realizzazione di una sala minore. L’idea, avviata durante l’Amministrazione guidata da Paolo Canocchi e finanziata con i fondi PIU, doveva nelle intenzioni contribuire al rilancio del teatro, che già da diversi anni prima dello scoppio della pandemia attraversava una profonda crisi di presenze e che in questo modo sarebbe potuto divenire più attrattivo. Il Covid ha però mischiato le carte in maniera imprevedibile, e con le maggiori case di produzione che sembrano sempre più orientarsi verso prodotti da rilasciare in digitale senza prima passare dalle sale, viene da chiedersi se questo nuovo assetto della storica struttura colligiana abbia ancora un senso.
Secondo quanto dichiarato da Cristiano Bianchi, assessore alla cultura di Colle, la risposta è positiva, e proprio il nuovo allestimento del «Teatro del Popolo» aiuterà il rilancio della struttura dopo la pandemia, anche se dovrà essere «aiutato» da una nuova strategia per riavvicinare le persone al mondo del cinema: «Proprio in virtù dei cambiamenti verificatisi – ha spiegato – la strategia dei teatri colligiani cambierà radicalmente, e lo farà in direzione di una maggiore differenziazione e valorizzazione dell’esperienza, oltre che del contenuto. La sala principale da 800 posti della struttura sarà utilizzata principalmente per il teatro, per concerti ed altri spettacoli che necessitano di tale capienza, che non può essere reperita da nessun’altra parte in Valdelsa, mentre ospiterà le proiezioni cinematografiche solo sporadicamente, per quelle poche pellicole che possono effettivamente riempire una sala di simili dimensioni. La seconda sala, attualmente in costruzione, conterà cento posti, e sarà quindi molto più adatta alla programmazione cinematografica alla quale sarà consacrata. E’ infatti ormai evidente, dalle analisi, che una sala semivuota ha un effetto respingente sul pubblico, e che il cinema come luogo fisico, proprio a causa della sempre più ampia offerta online, deve essere sempre più legato alla socialità, e quindi a un’esperienza che va oltre la pellicola stessa, ad esempio in abbinamento ad una performance, a incontri con registi e attori, a cineforum oppure al classico aperitivo o cena abbinata».
Sulla stessa lunghezza d’onda si pone Guglielmo Calì, grande amante del cinema, al punto di aprire, solo pochi mesi fa, il cine-pub «La Corte dei Gufi», per il quale, addirittura, la fine del lungo periodo di stop potrebbe significare un momento di resurrezione per il cinema: «Apprezzo e condivido l’idea di rilanciare il «Teatro del Popolo» – ha dichiarato – E’ giusto che il Comune investa nel recupero e nell’ampliamento di questa struttura. La pandemia ha accelerato dei processi già in atto nell’industria cinematografica, con l’invasione dei servizi streaming che stanno cambiando la distribuzione e i metodi di fruizione della settima arte, ma come ha ben spiegato Denis Vileneuve, uno dei migliori registi del nostro tempo, credo che il futuro del cinema sia comunque sul grande schermo. Gli esseri umani hanno profondamente bisogno di esperienze di narrazione comune. Il cinema sul grande schermo è più di un business, è una forma d’arte che unisce le persone, celebra l’umanità, migliora l’empatia reciproca. E’ una delle ultime esperienze artistiche e collettive che condividiamo come esseri umani. Una volta che la pandemia sarà finita, i cinema si riempiranno di nuovo di spettatori, non perché l’industria cinematografica ne abbia bisogno, ma perché noi necessitiamo del cinema. Nella sala buia, i film catturano la nostra storia, ci educano, alimentano la nostra immaginazione, rinfrancano il nostro spirito. Il cinema è la nostra eredità».
Decisamente meno ottimista, invece, si dichiara Ferruccio Bellesi, socio del pub «Bottega Roots» limitrofo al «Teatro del Popolo» e altro appassionato cinefilo. Per lui, infatti, senza significare la «fine del cinema», come alcuni hanno paventato, l’attuale situazione non potrà non avere forti strascichi sul futuro dell’intero settore: «Questo brutto periodo non deve necessariamente implicare l’apocalisse delle sale, ma spinge senz’altro a ripensare l’esperienza cinematografica in senso generale. Andare al cinema non era evidentemente più attrattivo già da prima del Covid19, le sale appartenenti ai grandi circuiti, comunemente dette multiplex, sono un rimasuglio di mode tramontate, mentre le romantiche sale indipendenti attirano sempre meno spettatori. La verità è che il cinema, nel 2020, non si vede davvero più solamente in sala e che la sala non è per forza il luogo che ha l’esclusiva nel restituire l’importanza del linguaggio cinematografico. Le major cinematografiche hanno semplicemente accelerato, complice la pandemia, un cammino che stavano già intraprendendo

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