Cultura
San Gimignano

Groovosae, giovane tra musica e architettura

Francesco Brandi, classe 2001, si racconta: «Mi è sempre piaciuto far divertire con qualcosa che sono riuscito a fare»

Groovosae, giovane tra musica e architettura
Cultura Chianti senese, 18 Luglio 2021 ore 16:00

Francesco Brandi, in arte Groovosae, sangimignanese, classe 2001, una vita a metà tra l’architettura e la musica. Lo scorso anno, dopo anni passati ad autoprodursi, ha deciso di iscriversi anche alla facoltà di architettura a Ferrara. Con lui abbiamo cercato di indagare i legami e le connessioni tra costruzione di un edificio e di un pezzo musicale.

Brandi, nasce prima il suo amore per la musica o per l’architettura?

«La musica, perché mia mamma da giovane era una cantante. Lei mi ha trasmesso questa passione fin da piccolo. Ricordo in macchina quando mi faceva ascoltare la musica. Mi ha invogliato anche ad iniziare una scuola di musica. Ricordo la prima lezione con il mio maestro Giuseppe Galgani. Accese l’amplificatore ed iniziai a piangere, avevo sette anni, scappai. Mi ero fatto impressionare da questa persona e da questo suono molto forte. Mi fece paura e mi sentii spaesato. Quando ritornò mia madre gli dissi che non ci sarei mai più voluto ritornare, poi è la chitarra è diventata il mio amore».

Come è arrivato il passaggio alla musica elettronica?

«È stato mio fratello. Lui ha fatto il dj e produttore, uscendo anche su una etichetta importante come la King Street Sounds. È stato lui ad insegnarmi i primi passi nella musica elettronica, non mi ha voluto viziare troppo, mi ha lasciato fare da solo. Iniziavo a fargli sentire dei pezzi e mi dava dei consigli».

Lei è anche riuscito ad unire musica elettronica e chitarra non è vero?

«Sto frequentando una scuola di musica superiore per la chitarra. Ho unito chitarra e performance dj, perché tra la musica elettronica e la chitarra non vedo rivalità, a volte c’è un po’ di diffidenza da tutte e due le parti, però si riesce a superare».

Perché il suo nome d’arte è Groovosae?

«È stato coniato. Ho voluto utilizzare il dittongo finale latino. Groove, perché i miei maestri mi dicevano sempre, senti questa canzone come è “groovosa”. Volevo fare musica “groovosa” anche io».

Come si incontrano l’architettura e la musica?

«Il mondo della musica e l’architettura per me sono fortemente legati. C’è una parola chiave che rappresenta questo rapporto, creatività. Intesa come volontà di inventare e l’idea di creare. Scrivo canzoni delle medie – ndr insieme ad un suo amico hanno anche deciso di incidere un disco – fin da piccolo ho sempre avuto la necessità di realizzare. Il punto in comune è il fare qualcosa per l’altro, certamente c’è anche l’inventiva, ma anche il donare. Entrambi sono lavori che hanno un aspetto di dedica chi ne assapora il senso. L’architettura non potrà mai essere un’architettura se è fine a se stessa. Con la musica è leggermente diverso, perché puoi farti una canzone solo per te, questo in architettura non è mai valido, ma la musica generalmente è pensata per gli altri. A me è sempre piaciuto far divertire, vedere gli altri felici per qualcosa che sono riuscito a fare è una grande soddisfazione. Questa felicità la ritrovo sia nel progettare uno spazio sia nel creare canzoni».

Chi ti ha influenzato nell’amore per l’architettura?

«Mio padre, perché mi ha insegnato a dipingere e disegnare. È un muratore e mi ha trasmesso la bellezza del costruire. Mi sono trasferito a Ferrara per iscrivermi alla facoltà di architettura, lì ci sono molti studenti che vengono da altre regioni con la loro conoscenza sono riuscito ad avere anche una connessione culturale con molti giovani».

Cosa è l’architettura per te?

«L’architettura non è solo estetica. Sono sempre diviso tra questi due mondi, musica ed architettura, che, però, secondo me si intrecciano per le loro fasi di creazione. È arrivata prima la musica nella mia vita. Alle superiori se avessi dovuto dire quale sarebbe stato il mio lavoro dei sogni avrei detto il musicista, poi l’architettura mi ha dato più certezze. La musica, però, è sempre con me e non la lascerò mai, spero possa diventare il mio secondo lavoro. Lei è sempre lì che mi aspetta».