"C'era una volta San Siro": il calcio nei ricordi e nelle parole di Gianfelice Facchetti sbarca a Monteriggioni

La sera seguirà lo spettacolo “Dino Buzzati al Giro d'Italia”

"C'era una volta San Siro": il calcio nei ricordi e nelle parole di Gianfelice Facchetti sbarca a Monteriggioni
Cultura 05 Agosto 2021 ore 14:09

Appuntamento questa sera, giovedì 5 agosto, con un appuntamento unico in Toscana: lo splendido spettacolo “Dino Buzzati al Giro d'Italia” di Gianfelice Facchetti, con musiche dal vivo di Luciano Macchia "Crooner”, oltre a tante immagini e video. E’ il 1949 quando Dino Buzzati viene inviato dal “Corriere della Sera” al seguito del 32° Giro d’Italia. Ha il compito di fare il “colore”, come si dice in gergo giornalistico, affiancandosi a Ciro Verratti, inviato del “Corriere d’Informazione”, cui è invece affidata la cronaca. Attraverso la sua penna la competizione più amata e seguita dal Paese si trasforma in un’epopea classica, dove il duello tra il “vecchio” Gino Bartali e il “giovane” Fausto Coppi gli riporta alla mente quello omerico tra Ettore e Achille. L'evento fa parte della cartellonistica dell'estate di Monteriggioni.

Poco prima, per la precisione alle 19, in piazza Alighieri, Facchetti presenterà anche il suo libro "C'era una volta San Siro".

"C'era una volta San Siro"
Uno di questi templi è senza dubbio lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro, inaugurato nel 1926, e che per quasi un secolo ha visto le gesta dei più grandi campioni italiani e stranieri, vissuto le epopee vincenti di Inter e Milan, le due maggiori società meneghine, ma non solo. Perché a consegnare lo stadio alla sua (giusta) leggenda hanno contribuito le centinaia di migliaia di persone che l’hanno vissuto, domenica dopo domenica e nei giorni delle Coppe infrasettimanali, lo hanno «reso vivo» e fatto (letteralmente) vibrare di gioia dopo un gol.

E su come sia nata l'idea di scrivere un libro è lo stesso Facchetti a spiegarlo al Prima Treviglio.
«L’idea è venuta lo scorso anno, con la Piemme e Mondadori. Lo stadio era deserto e senza pubblico e c’era sullo sfondo l’ipotesi di un futuro abbattimento. Ci siamo detti: facciamogli raccontare ciò che ha visto nei suoi quasi 100 anni di vita. Ho seguito le partite in Tv poi una volta sono tornato allo stadio, quando c’era la possibilità, con un invito. L’impressione che ho avuto è stata strana, senza ritrovare le persone che conoscevo, è stato come aver già visto tutto e la partita è passata in secondo piano. Mi sono così buttato a scrivere un omaggio storico-sociale su San Siro: da tifoso, in parte, ma facendo un passo in più, esaltando lo stadio come “contenitore sociale” con il Milan primo padrone di casa, sino all’Atalanta che ci ha giocato in Champions League. Senza dimenticare tutti i campioni che ne hanno calcato l’erba».