Arte e cultura

Casole d’Elsa, intervista a Giuseppe Ciani, artista e cittadino onorario

Casole d’Elsa, intervista a Giuseppe Ciani, artista e cittadino onorario
Val d'Elsa, 12 Luglio 2020 ore 14:16

Per il ciclo degli artisti, abbiamo intervistato Giuseppe Ciani, cittadino onorario dal 1999. Gli faccio una domanda di rito per tutti gli artisti di questo spazio: Qual è il suo rapporto con il borgo? «Sono arrivato quando avevo quarant’anni. All’epoca facevo già il pittore ed un amico casolese mi chiedeva da tempo di poter esprimere la mia arte anche a Casole. Era il 1990, avevo un appuntamento con il mio amico, che mi portò subito nella sala della giunta durante una riunione. Conoscevo già il sindaco, che mi disse di avere la necessità di dipingere il Palio. Risposi che il Palio lo avrei fatto, alla condizione di presentare l’opera al popolo e così per la prima volta fu presentato ai casolesi». Sostanzialmente le sue opere, i suoi lavori in cosa consistono? «Ho dipinto anche vestiti. Creammo un’associazione con la quale abbiamo fatto varie sfilate. Dipingevo sui vestiti e tra gli artisti dell’associazione avevamo anche un modista che curava tutti gli aspetti legati alla cucitura dei modelli. Era una ricerca anche per trovare i vestiti adatti su cui poter disegnare. Addirittura avevamo la possibilità di andare a sfilare a Roma, insieme alle maggiori firme della moda. Purtroppo per una questione organizzativa, non andò a buon fine. La mia arte è caratterizzata dalla traduzione di fatti sociali in atti artistici per darne una visione più ampia, a più persone possibili. Ad esempio nel momento in cui ci fu una strage in Cecenia con l’uccisione di 176 bambini, organizzai una mostra “La fine dell’Innocenza”, le mie ultime opere hanno come protagonisti i migranti. Ho fatto anche opere religiose, essendo l’arte una manifestazione dello spirito». Potrebbe parlarci della sua vita da artista come è iniziata e come si è evoluta? «A dipingere ho iniziato da piccolo. Sostanzialmente perché con un mio amico, avevamo circa 17 anni, dipingevamo per divertimento. Successivamente è diventata una passione. Sono pittore perché è un pensiero ricorrente, ognuno di noi è quello che è in base ad un’esigenza interiore di essere tale, un’identità. Nella realtà di oggi la pittura e l’arte, soprattutto nel momento in cui si attraversa una crisi, ha un riconoscimento di mercato esclusivamente per quella di lusso. C’è  mercato solo sopra i 100.000 euro. Ho 83 anni e se mi chiedono perché dipingo, anche se non c’è mercato, rispondo che è perché devo dare risposta ad una domanda interiore che viene dall’anima. La vita è una domanda che deve rimanere tale e vale anche per l’arte. Non posso rispondere alla domanda su cosa è l’arte, è una domanda che deve rimanere tale. Tutti gli artisti fanno sì che l’arte traduca qualcosa che è intraducibile».

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