Cultura
La storia

Camilla Guiglia, aka Millow, la citta del rap

«Nelle note metto tutte le mie influenze cerco di amalgamare il classico rap con altri generi, tipo jazz, soul e reggae. Penso che non sia necessario etichettarsi»

Camilla Guiglia, aka Millow, la citta del rap
Cultura Val d'Elsa, 18 Luglio 2021 ore 11:00

Camilla Guiglia, in arte Millow, è una giovane rapper. Nata a Poggibonsi nel 1994, da cinque anni vive a Parma, ma è cresciuta tra Siena, Sovicille e Colle val d'Elsa. Ella, tra le tante collaborazioni, fa parte anche del noto gruppo Wildelsa, fucina di artisti e musicisti del nostro territorio. L'amore per la musica inizia da lontano. Fin da piccola i nonni e i genitori le hanno trasmesso una forte passione. I vinili nella sua casa non sono mai mancati. L'ampia collezione di dischi ha fatto sì che in maniera precoce conoscesse già Beethoven o i Ramones, Manu Chao o Sean Paul. Alle scuole medie ascoltava l'R'n'B, non proprio un genere avvezzo alle ragazze di quell'età. Poi sono arrivate le prime arrabbiature adolescenziali e questi sfoghi venivano riportati in rima sulle righe dei quaderni. Casualmente durante un evento rap nel locale Il Cambio in Siena, davanti a Camilla giungeva un microfono. Non si poteva tirare indietro, perciò quelle rime tenute semi nascoste per anni diventarono realtà di fronte ad un pubblico reale. Dopo quella serata divertente e scanzonata, ci fu la scelta di intraprendere un percorso strutturato. Di conseguenza hanno avuto luogo i primi contest e concerti in giro per la Toscana, e per di più fuori regione. Il primo album registrato è «Oioia Citte», dal quale deriva anche il titolo del singolo. Un pezzo destinato a durare nel tempo. Senza scomodare la sacralità di alcuni stornelli della città, l'accento e le scelte lessicali della canzone creano un'atmosfera tipicamente senese. Piace pensare che tra qualche decennio «Oioia Citte» risuoni ad esempio nei vinai, mescolando in un giusto equilibrio la tradizione secolare alle forme più giovanili di musica contemporanea. Tra l'altro lo stile musicale di Millow è assai variegato, figlio del bagaglio culturale acquisito in età giovanile: «Nelle note metto tutte le mie influenze - asserisce la rapper -. Cerco di amalgamare il classico rap con altri generi, tipo jazz, soul e reggae. Tuttavia al di là della nomenclatura degli stili, penso che non sia necessario etichettarsi. Anzi lo trovo alquanto limitante. Ormai la musica è stata composta e fatta di tutti i colori. Il bello è avere il proprio stile, e non essere inquadrati in particolari tendenze musicali. Si svirgola un po' di qui e un po' di là». Questo carattere eclettico si ritrova pure nei testi e nei concetti che lei vuole trasmettere. Non a caso il principio fondamentale della sua opera è la libertà di espressione, tanto cara alla cultura hip hop. L'altro elemento caratterizzante è la proposta di assenza gender in ambito musicale. PerCamilla non deve esistere un rap maschile e un rap femminile. La sua visione è sottesa nello stesso soprannome, che è chiaramente neutro. Infatti Millow aggiunge: «La differenziazione può portare ad un'autoghettizzazione dannosa. E' vero che noi donne siamo in netta minoranza rispetto ai rappers uomini. Però proprio per tale motivo non dobbiamo fare le vittime. Anzi bisogna trovare la forza di supportarci a vicenda, lasciando da parte il femminismo. Invito a riflettere su queste tematiche. In generale tutti i miei contenuti esortano alla riflessione. In un mio testo ad esempio riempio di “se” e di “ma” le strofe, poi esorto ad abbandonarli. In generale prendo coscienza dei messaggi che ho intenzione di comunicare, riversandoli per iscritto sia di getto sia modificandoli più volte. Non ho una metodologia specifica. Alcune idee si possono avere in mente celate. Esse crescono con i loro tempi come delle piccole creature. L'ispirazione mi arriva altresì dal sentimento genuino che provo per questa cultura. “Il rap è quello che fai, l'hip hop è quello vivi” (cit). A proposito di citazioni, vorrei citare alcune frasi estratte da un mio brano “allora gambe in spalla signorine, che osare può portare anche all'ostile ma son sfide, e immaginando di arginare il mare quando ci divide cominciamo a camminare che sennò ca**o vuoi dire”. Ciò invita tutte le ragazze a non autolimitarsi, ma ad esprimersi liberamente».