Cronaca
Bagno a Ripoli

Volontari Vab a lavoro tra le fiamme

Un centinaio i soci della sezione di Bagno a Ripoli. Tra i problemi da risolvere anche quello dei costi di gestione

Volontari Vab a lavoro tra le fiamme
Cronaca Chianti fiorentino, 21 Novembre 2021 ore 10:00

Non chiamateli «angeli del fuoco» e non solo perché loro certo angeli non si sentono. Ma perché la definizione rispetto a quelli che sono i loro campi di intervento gli sta un po' stretta. Sono i volontari della Vab, cioè la Vigilanza antincendio boschivi di Bagno a Ripoli. Oltre al fuoco c'è infatti molto di più, come l'acqua, il vento, i terremoti anche, così come tutto quello che può trasformarsi in calamità e richiedere un intervento di emergenza. Prove ogni volta difficili, che al di là della qualifica di volontario richiedono professionalità e preparazione, che significa costante aggiornamento. I soci sono circa un centinaio e la sede è a Rimaggio, dove sono custoditi gelosamente anche i mezzi speciali d'intervento, sette in tutto, fino ad una autocisterna in grado di rifornire anche gli elicotteri in caso di spegnimento incendi. «Per diventare volontario Vab - ci spiega il coordinatore Riccardo Sassolini - si deve fare un primo corso di formazione e per l'antincendio c'è un anno di affiancamento. Poi bisogna superare un secondo corso con tanto di esame finale. Non è per niente facile operare su un incendio, bisogna essere in grado di agire in sicurezza e saper adoperare mezzi e materiali, che sono tanti e diversi. Per questo ci sono dei corsi specifici da superare. Pensate che su questi scenari di solito ci si dà il cambio ogni 4 o massimo 6 ore e si esce sfiniti, si arriva in sede ricoperti di cenere». Una bella prova, insomma, anche a livello fisico, e che richiede un bel numero divolontari. «L'antincendio - ha proseguito Sassolini - è un impegno gravoso per noi, tanto che da luglio a fine settembre, cioè nel periodo più caldo, devono esserci sempre due squadre pronte ad uscire in 5 minuti, più altre 3 in 20 minuti, che significa 30/40 persone in sede o reperibili al giorno. E la stagione degli incendi si va allungando sempre più, perché anche con il freddo può esserci pericolo, in quanto le piante si seccano con le basse temperature se non piove». Ma non ci sono solo le fiamme, che sono solo parte delle richieste di intervento. «L’attività di protezione civile è altrettanto importante e onerosa. Siamo chiamati a intervenire in caso di allagamenti, di alberi abbattuti dal vento o di incidenti. Poi ci sono gli interventi fuori dal nostro territorio, visto che facciamo parte della colonna regionale, che si muove in caso di calamità in tutta Italia. Servono risorse e servono persone. Per fortuna abbiamo con noi diversi giovani che lavorano con passione. Quest’anno nel nostro territorio è andata mediamente bene, siamo però dovuti intervenire varie volte in ambito regionale. Ma non è sempre uguale; pensi che nel 2017 ad esempio ci siamo trovati a uscire anche cinque volte al giorno».

Una volta rientrati in sede si tira il fiato, ma ci sono altri problemi da affrontare, di tipo ben diverso. Quelli economici. «Ci sono spese sempre consistenti, a cominciare dalla manutenzione dei mezzi, che dobbiamo mantenere in perfetto stato e alcuni dei quali cominciano ad avere una certa età; ma ci sono costi importanti anche per la vestizione dei volontari, visto che solo per il vestiario antincendio di un volontario servono circa 700 euro tra abiti, scarponi e via dicendo. La pandemia, se da un lato ha avvicinato alla Vab nuove persone disponibili a dare una mano, in questo senso non ci ha aiutato, perché i nostri introiti arrivano dalle convenzioni sottoscritte con il Comune e la Regione, ma prima le varie realtà del territorio ci chiamavano a presidiare nei loro eventi, che ora sono stati in gran parte cancellati. Si tratta di risorse per circa 15mila euro all’anno che sono venute meno e rappresentavano una bella quota del nostro bilancio». Ma alla Vab nessuno si tira indietro. Questo è un gioco di squadra e si gioca fino in fondo.