IN VALDELSA

Violenta la figliastra, orco condannato a 14 anni

E’ dei giorni scorsi la sentenza del tribunale di Siena nei confronti di un 37enne. Adesso dell’uomo si sono perse le tracce, ma all’epoca dei fatti viveva in Valdelsa

Violenta la figliastra, orco condannato a 14 anni
Val d'Elsa, 01 Giugno 2020 ore 16:32

Abusi, sevizie, maltrattamenti. Un rumeno di 37 anni, un tempo residente in Valdelsa, è stato condannato a 14 anni per le violenze sessuali perpetrate sulla figliastra di 15 anni. Questa la condanna emessa in settimana dal tribunale di Siena, che ha riconosciuto l’uomo colpevole dei reati a lui ascritti. Una lunga sequela di orrori, avvenuti tra Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa, iniziati nel 2011 e proseguiti fino al 2014, quando l’orco fu arrestato a seguito della denuncia madre, anche lei vittima di continue violenze.

La pubblica accusa, sostenuta dalla pm Silvia Benetti, aveva chiesto 10 anni e 6 mesi, ma il giudice ha optato per una pena ancora più dura, che verrà scontata non appena l’uomo, di cui non si hanno più notizie, sarà rintracciato. Per lui è stato disposto anche l’allontanamento dall’Italia.

La sentenza chiude il cerchio di una terribile odissea fatta di degrado, umiliazioni e sopraffazione, ripercorsa dalle parti offese nell’ultima udienza prima del lockdown anti-coronavirus. Nascoste dietro un paravento, le due donne hanno riferito al giudice, Luciano Costantini, i tanti episodi di crudeltà che erano state costrette a subire da quello che credevano un padre e un compagno.
Un racconto sofferto e doloroso, che ha scosso gli avvocati presenti in aula.

I fatti
Risalgono al 2008 i primi schiaffi, botte e minacce col coltello all’indirizzo della compagna per farla sottostare alle varie violenze sessuali. Poi l’interesse che si è spostato verso la figlia adolescente, che è stata ripetutamente stuprata. Finché la madre non lo scopre e inorridita corre a denunciare l’aguzzino. Da qui scattò l’arresto. L’incubo è solo in apparenza finito, perché le minacce e le persecuzioni vanno avanti anche quando le due donne decidono di rivolgersi ad un’addetta di un centro anti-violenza per cercare supporto. La quale in aula relazionerà compiutamente della grave condizione psicologica riscontrata.
Il verdetto è stato accolto con soddisfazione dagli avvocati delle due donne, Gabriele Dallara del foro di La Spezia, che assisteva la madre e Alessandro Betti del foro di Siena, difensore della figlia. Anche se sono passati diversi anni da quei fatti e le vittime degli abusi si sono rifatte una vita, come sottolineato dai legali si tratta indubbiamente di ferite difficili da rimarginare. La mano ferma mostrata dalla giustizia sarà intanto un primo passo per lenirle.

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