Il ricordo

«Una persona di rara umanità» Il saluto a Giacinto Barneschi

Figura centrale in ambito sanitario, è scomparso a 76 anni.

«Una persona di rara umanità» Il saluto a Giacinto Barneschi
Siena, 27 Agosto 2020 ore 15:01

«Una persona di rara umanità». Questo il pensiero condiviso dalle tante persone che, nei suoi 76 anni di vita, hanno incontrato Giacinto Barneschi, venuto a mancare, nella notte fra venerdì e sabato nella casa di Siena, all’affetto dei suoi cari, il figlio Michele ed i nipoti Lorenzo, Daniele ed Alessio, degli amici più vicini e dei suoi tanti conoscenti. Originario della provincia di Arezzo, a partire dalla seconda metà degli anni ’70 è stato una figura centrale nell’ambito assistenziale e sanitario per San Gimignano e la Valdelsa, per Volterra e la Valdera, per Siena e la sua provincia. Grazie al suo operato, sono potuti partire, nella nostra zona, tutta una serie di servizi alla persona, sanciti dalla riforma del Servizio sanitario nazionale del 1978, che hanno assurto i servizi sociali di San Gimignano a modello: particolare attenzione è stata dedicata alle categorie più deboli, quali gli anziani, la maternità, le persone con disabilità ed i problemi psichiatrici e i detenuti, servizi che, oggi, consideriamo come consueti, ma che sono stati possibili grazie al lavoro di Barneschi, in anticipo, anche, sulla riforma del 1978.

Tra le testimonianze raccolte in ricordo di Giacinto, c’è quella dell’ex sindaco, dal 1970 al 1985, Pier Luigi Marrucci: «Con Giacinto abbiamo vissuto una parte importante della vita. L’ho incontrato, per la prima volta, quando ha partecipato ad un concorso come assistente sociale nel 1976. Veniva già da un’esperienza di rilievo, avendo gestito il centro sociale di Lecchi: era in un’area che già conosceva e, a San Gimignano, ha trovato un ambiente politico e istituzionale che lo ha favorito. Aveva vinto il concorso grazie al suo curriculum ed alle sue capacità professionali: era un convinto sostenitore del fatto che i servizi sociali, in quegli anni, fossero un qualcosa di innovativo e su cui dovevamo puntare». Erano gli anni di una grande temperie culturale, il periodo delle leggi sul divorzio e sull’aborto, e di importanti riforme come la nascita delle Regioni, a cui veniva affidata l’organizzazione del sociale, e c’erano, in gestazione, le legge per la riforma sanitaria n. 833 e la «legge Basaglia», approvate, entrambe, nel 1978.

«Era un periodo nel quale, operatori sensibili, capaci e lungimiranti, come Giacinto, riuscivano a prevedere e ad anticipare questi grandi cambiamenti, anche prima dell’entrata in vigore della riforma del Servizio sanitario nazionale: come il Distretto socio sanitario, lo strumento per governare la salute. Come, per esempio, e penso alle attuali Residenze sociali assistite, quando, con Giacinto, nei primi anni ’80, siamo andati in Svizzera a vedere come funzionavano le strutture gestite dal grande geriatra fiorentino Francesco Maria Antonini: all’interno di un reparto ospedaliero c’erano dei mini appartamenti, simili a quelli che abbiamo al ”Bagolaro”, in cui gli anziani potevano essere assistiti in piena autonomia. Come quando abbiamo ricevuto un gruppo di rappresentanti dei pazienti del manicomio, prima dell’entrata in vigore della ”legge Basaglia”, in Sala di Dante o quando li abbiamo coinvolti in lavori quali la raccolta delle foglie o la vendemmia. Oppure, come quando abbiamo messo in atto il concetto di ”lavoro esterno” per i detenuti». Oltre al ruolo di assistente sociale a San Gimignano, Barneschi è stato responsabile dei servizi sociali nel comitato tecnico di direzione della Usl 19, dirigente della Asl 30, direttore generale della Usl di Volterra e dirigente responsabile del Comune di Siena. E, grazie al suo spirito innovativo, si è impegnato nella formazione degli assistenti sociali, ricoprendo anche il ruolo di professore a contratto presso il Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive dell’Università degli Studi di Siena. Anche l’assistente sociale Fausto Malevoli ha ricordato Barneschi.

«Giacinto è stato tante cose e lo è stato per tanto tempo. Ma è stato principalmente un assistente sociale ed a questa professione ha dato, con continuità pertinace, la spinta a costruire la società dei diritti per chi abitualmente ne esprimeva meno. La Valdelsa degli anni ’80 è stata attraversata da un’onda di energia che ha contaminato l’agire professionale di tutti i mestieri di aiuto e cura, le politiche sociali degli enti locali hanno conosciuto la forza innovativa delle strategie di integrazione sinergica tra azioni. Giacinto è stato regista, attore e comparsa di ogni passaggio. Essergli accanto è stata una grande fatica, ma non ci ha permesso mai di abbandonare il sorriso». L’umanità di Giacinto è andata oltre il lavoro, come testimoniano i tanti messaggi di saluto, su Facebook, di colleghi, studenti ed amici, che hanno sottolineato le sue capacità di ascoltare gli altri; come quelli scritti dai proprietari di due locali dove era possibile trovarlo: l’enoteca «La Vecchia Nicchia», l’«ufficio», come lo definiva Giacinto con gli amici più cari, quali Folco Gamberucci, e il ristorante «Il Pino», che ha chiamato «Giacinto» il tavolo dove Barneschi era solito mangiare.

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