Colle di val d’Elsa

Una bomba ecologica: preoccupa la ex Stiver

Tante polemiche. Gli abitanti spaventati da Eternit e metalli pesanti nel rudere della vecchia fabbrica, il racconto degli operai

Una bomba ecologica: preoccupa la ex Stiver
Val d'Elsa, 27 Luglio 2020 ore 12:28

A Colle di Val d’Elsa non mancano i segni dell’antico passato industriale della città. In molte parti del territorio esistono ancora oggi numerosi capannoni e stabilimenti abbandonati ormai da decenni, da quando le ditte proprietarie hanno chiuso i battenti, e ridotti ormai a ruderi fatiscenti. Solo pochi di essi, come la ex cartiera della Buca, hanno visto un reimpiego, altri sono stati demoliti, ma molti di più, soprattutto in periferia, fanno ancora mostra di sè, come scheletri di antichi dinosauri.

Anche nel centro, però, non mancano le tracce delle vecchie fabbriche colligiane, che in alcuni casi, oltre ad essere un non indifferente problema per la vista, date le loro condizioni, presentano anche dei notevoli rischi per la salute pubblica. Ne è un perfetto esempio la ex Stiver Coop, situata presso il parcheggio di Fontibuona, a poche centinaia di metri da piazza Arnolfo: prima cristalleria con il nome di Arnolfo, poi vetreria, lo stabilimento è chiuso da ormai quasi vent’anni, e versa in uno stato di gravissimo degrado, con le fiancate in metallo arrugginite, i vetri spaccati, il terreno circostante invaso da vegetazione spontanea. Un tentativo di riedificazione, eseguito a metà degli anni 2000 e che avrebbe dovuto vedere la realizzazione, al posto dell’industria, di una struttura residenziale, si è bloccato prima di andare ad interessare il corpo principale, e negli anni successivi niente è stato realizzato.

Non un bel biglietto da visita per la città, considerando che molti dei turisti e dei visitatori lasciano le auto proprio a Fontibuona o scendono nello stesso luogo dai pullman. Per gli abitanti delle case realizzate intorno alla fabbrica, però, l’estetica è l’ultimo dei problemi. Le preoccupazioni più grandi, come loro stessi dichiarano, è la salute: «Qui ci troviamo di fronte ad una vera bomba ecologica. Dalle nostre finestre si vede perfettamente il tetto della Stiver, che è fatto in Eternit, come tutte le fabbriche della sua epoca. Il problema è che si vede benissimo che si sta sgretolando progressivamente. Ogni volta che tira il vento, anche in estate, chiudiamo le finestre per la paura. Chi può sapere quello che respiriamo?».

E al veleno sopra corrisponde altro veleno, forse perfino più pericoloso, sotto: «Il terreno sotto la Stiver è impregnato dalle sostanze chimiche utilizzate in decenni di produzione – raccontano i vecchi operai – Prima di tutto il piombo, che fino a pochi anni fa era utilizzato in grande quantità per la produzione del cristallo, ma anche arsenico, mercurio e altri inquinanti pericolosi. Non è mai stata eseguita una bonifica, quindi tutto quello che è stato sversato nel tempo è ancora lì».

Una situazione estremamente pericolosa, che non ha mai vista una soluzione, se non con qualche tentativo di contenimento, come ha spiegato in una nota l’Amministrazione Comunale: «La bonifica della ex Stiver è una questione annosa, mai risolta dalle amministrazioni precedenti. La caratterizzazione dell’area è stata effettuata nel 2010, con la costruzione di una barriera idraulica che ha il fine di confinare l’eventuale dispersione di sostanze potenzialmente inquinanti. Da quella data, diverse opportunità di dare una soluzione a questa problematica non sono state colte. In generale, la legislazione impone la bonifica ai soggetti che hanno causato la contaminazione o ai proprietari dell’area. Nel caso specifico, l’assenza di soggetti capaci di effettuare la bonifica produce l’obbligo di surroga da parte dell’Amministrazione Comunale».

Un intervento più facile in teoria che in pratica, come ha spiegato il sindaco Alessandro Donati: «In questo momento le risorse per una bonifica molto onerosa non sono disponibili, ma ci impegniamo ad operare di concerto con la prossima giunta regionale per reperire i fondi necessari a dare finalmente alla zona la corretta dimensione ambientale ed urbana».

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