POGGIBONSI

Un nuovo don al San Giuseppe e Santo Spirito. L’intervista

Conosciuto in Valdelsa, il sacerdote è stato prete novello nella diocesi di Colle. Poi per anni ha operato in Brasille.

Un nuovo don al San Giuseppe e Santo Spirito. L’intervista
Val d'Elsa, 14 Ottobre 2020 ore 14:53

E’ un ritorno a casa, come lui stesso lo definisce, quello didon Gianfranco Poddighe. E’ lui il nuovo parroco di San Giuseppe e dello Spirito Santo. 
Quali sono le sue prime impressioni per le due nuove comunità? 
«In realtà Poggibonsi non è una novità. Ci sono molte persone di entrambe le due parrocchie che conosco in buona parte, nelle mie precedenti presenze pastorali nella Valdelsa. Molti di questi adulti, alcuni anche nonni che ho sposato, sono i ragazzi di quando ero prete novello e nella Diocesi di Colle – al tempo Colle di Val d’Elsa era Diocesi – facevamo un’attività pastorale e giovanile nella quale ero particolarmente impegnato. Non vado in un luogo sconosciuto. Mi conosco e conosco buona parte delle persone. Del resto nel momento in cui sono rientrato dal Brasile ho avuto un anno di convivenza nella parrocchia di San Giuseppe con don Giorgio Medda e già da quel momento c’era una forte collaborazione. In quel periodo mi ero già approcciato ad opere pastorali anche con la parrocchia dello Spirito Santo. Non ho aspettative, non devo averle. Le mie sensazioni sono riferite ad un ritorno a casa, il ritorno ad un luogo nel quale già sono stato. La prima fase della conoscenza nel momento in cui arrivi in una nuova comunità c’è già stato». 
Come vive questa sfida di due nuove comunità affidate? 
«Il Vescovo mi ha chiesto di lasciare la parrocchia dell’Alberino per andare a Poggibonsi. Le comunità nelle quali dovrò lavorare sono due, lo Spirito Santo e San Giuseppe. Dovrò collaborare con i sacerdoti che sono lì presenti. Da una parte andrò a sostegno di don Giorgio Medda, con il quale c’è un rapporto di fratellanza da sempre. Ci conosciamo da quando siamo ragazzi. Nell’altra con don Renato Rotellini, nella parrocchia dello Spirito Santo, credo e sono sicuro che ci sia una bella intenzionalità per collaborare e lavorare insieme. Sono due le parrocchie nelle quali dovrò prestare il mio servizio. È una scommessa nuova da parte del Vescovo, due situazioni che hanno bisogno di un sostegno per varie motivazioni. Credo che l’aspetto più importante sia quello di dover lavorare insieme per creare ancora di più le unità pastorali e vedere se insieme si riesce a dargli concretezza. Soprattutto riuscire a far diventare realtà le unità pastorali per la nostra Diocesi. Se questo progetto riuscirà potrà essere stimolo anche per le altre comunità e le altre parrocchie. La sfida di questa nuova storia sia proprio quella di ricercare unità, collaborazione, quindi comunione, che è la principale testimonianza che si può dare come Chiesa cristiana alla società». 
Lei ha avuto anche una lunga esperienza missionaria. Sono delle realtà pastorali molto differenziate ed al tempo stesso fortemente caratterizzate. Quali sono le differenze negli approcci pastorali? 
«In Brasile ci sono stato per 17 anni, sostanzialmente in due parrocchie. Provo a fare un paragone con Poggibonsi, ma se dovessi partire dalle periferie e dovessi adottare dei nostri canoni locali, mi verrebbe da pensare che sono entrambe estese, come territorialità. La non prossimità dal centro credo possa essere motivo sotto un profilo pastorale di continuare a crescere nella fede ed a tramandare la fede ai giovani.. Credo che questa sia la nostra sfida come Chiesa. La Chiesa avrà un futuro se noi riusciamo a trasmettere i nostri valori cristiani alle nuove generazioni, perché continuino in questo percorso a costruire una società giusta».

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