Colle di Val d’Elsa

Tutti i problemi del quartiere trasandato di Ferriera

Sotto accusa anche la viabilità ed il pessimo stato delle strade: «L’asfalto è in condizioni disastrose»

Tutti i problemi del quartiere trasandato di Ferriera
Siena, 03 Novembre 2020 ore 17:31

L’ex area industriale mostra i segni di un lungo disinteresse. E tra gli abitanti cresce la preoccupazione per l’amianto sul tetto delle vecchie fabbriche, mai rimosso dopo la loro chiusura, che potrebbe provocare gravi danni alla salute dei cittadini e residenti

Colle di val d’elsa (bmw)  Un tempo era uno dei cuori pulsanti dell’industria colligiana, come è facile capire anche dal suo nome. Oggi, dopo la chiusura delle fabbriche, il quartiere di Ferriera, ad un tiro di sasso dal centro di Colle andando verso Poggibonsi, è una zona che, come sottolineato dai suoi abitanti, presenta una lunga serie di problemi, ed avrebbe un enorme bisogno di attenzione e di un vero rilancio.

Viabilità

Una delle maggiori difficoltà che i residenti di Ferriera si trovano ad affrontare è, senza dubbio, lo stato delle strade che attraversano il quartiere, cioè via di Ferriera e via della Lisciata che, connettendosi sopra il corso dell’Elsa, vanno a formare una sorta di anello. Entrambe versano, come dichiarato da chi è costretto ad utilizzarle ogni giorno, in pessime condizioni: «Anche senza considerare che l’asfalto è ridotto in condizioni disastrose – racconta Angelo Lettieri, uno degli abitanti – passare lungo le due vie è un’impresa. Sono entrambe a doppio senso, eppure per due auto è impossibile scambiarsi, non c’è spazio, una delle due è costretta a fare marcia indietro. In alcuni punti, poi, la carreggiata è ancora più ristretta a causa dell’erba alta. Potrebbe sembrare un problema secondario in una città come Colle, ma qui di abitanti ce ne sono molti, e da questa strada devono passare anche i mezzi di soccorso in caso di necessità».

Incroci

A complicare ulteriormente la situazione della viabilità contribuisce, senza dubbio, anche il passaggio di un notevole numero di auto provenienti dall’area della ex Vitach, sul lato opposto del canale della Gora rispetto alla Ferriera, che dopo aver completato il tortuoso percorso per uscire da quella che è divenuta una zona residenziale preferiscono allungare ulteriormente la strada e passare da via della Lisciata, anziché affrontare la più vicina via della Ferriera. Questo perché, come spiega ancora Angelo Lettieri, l’incrocio che connette quest’ultima con via Gramsci, la strada che attraversa il quartiere, presenta non pochi pericoli: «Da quando sono stati posizionati i cassonetti dell’immondizia subito a fianco dell’incrocio, uscire dalla strada è estremamente rischioso: ostruiscono completamente la visibilità delle auto provenienti da Poggibonsi, per vedere qualcosa si deve mettere il muso della macchina oltre la riga, a rischio di farselo portare via. E’ normale che molti preferiscano via della Lisciata, lì la visibilità è migliore e non si rischiano incidenti». Un problema che si ripete sull’altro lato della strada, con l’unica uscita sul tratto principale di via Gramsci dell’omonima parallela che costeggia la pista ciclopedonale: anche qui la visibilità all’uscita è ostruita, non solo dai cassonetti, ma anche dalle auto parcheggiate. Da tempo i residenti chiedono, per lo meno, l’installazione di uno specchio sull’altro lato della carreggiata.

Nuovo ponte

A migliorare la viabilità contribuirebbe sicuramente il completamento del nuovo ponte sulla Gora, che alleggerirebbe non poco la situazione di via della Lisciata, fornendo di un’uscita molto più comoda i numerosi abitanti delle case oltre il canale: «Semplificherebbe di molto le cose – dichiara Mauro Canocchi – Alleggerirebbe il traffico lungo una strada che non può reggerlo, perchétutti quelli che dall’area della ex Vitach devono fare un lungo giro potrebbero uscire direttamente da lì». Il cantiere del nuovo ponte, avviato oltre tre anni fa, è però ormai fermo da molto tempo: una serie di problemi economici per le ditte vincitrici dell’appalto hanno bloccato i lavori, e le speranze di vederli ripartire a breve termine sembrano molto ridotte.

Bomba ecologica

Tutti i problemi del quartiere sembrano però sparire di fronte a quello più serio, che tira in ballo la salute pubblica. Una questione fin troppo comune nelle ex aree industriali, legato a doppio filo al veleno con il quale sono realizzati i tetti delle vecchie fabbriche: «I capannoni sono quasi tutti ricoperti d’amianto – conclude Lettieri – Solo il proprietario di uno è intervenuto per eseguire la bonifica, gli altri non hanno mosso un dito, nonostante siano anni che protestiamo. Abbiamo fatto foto, presentato petizioni al Comune, ma non è cambiato nulla. Non sappiamo cosa stiamo respirando. Io ho avuto un tumore, di recente: magari non c’entra nulla con quei tetti, ma chi può dirlo?». Nessuno, ovviamente, ma la polvere che nelle giornate ventose si leva dai tetti delle fabbriche non può non far venire dei pensieri negativi.

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