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Turismo e lockdown, la parola ai ristoratori di San Gimignano: “Un’estate devastante”

Momento difficile per le attività. "E’ mancato il turismo straniero. Perdite dell’80% sulle entrate"

Turismo e lockdown, la parola ai ristoratori di San Gimignano: “Un’estate devastante”
Val d'Elsa, 15 Settembre 2020 ore 10:22

Che sarebbe stata un’estate difficile per ristoranti e hotel era purtroppo previsto. Voltando oggi lo sguardo ai mesi passati, si nota la grande mancanza di quella che le attività stesse chiamano «la componente principale» ovvero il turismo straniero, che ogni anno porta milioni di euro nei paesi del Chianti e della Val d’Elsa. Tra quelli più colpiti da questa crisi è senz’altro San Gimignano che in una situazione normale accoglie migliaia di persone ogni anno ma che adesso è in ginocchio dopo mesi di scarso lavoro. A dare un prospetto della situazione economica sono proprio i responsabili di alcune attività del centro.

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«Abbiamo riaperto a giugno che insieme a luglio sono stati letteralmente devastanti – hanno spiegato Daniele Bonistalli, Paolo Silvani e Pamela Bartalozzi, tre dei quattro giovani gestori del Bar Caffè Torre Guelfa – La perdita ad oggi corrisponde all’80, 90% sugli incassi rispetto agli anni scorsi. Agosto abbiamo un po’ ripreso ma sono comunque state due, tre settimane. Sembravamo tornati alla normalità. Ora è tornato tutto come prima. Il livello dei contagi risale e la gente ha paura. Se non riaprono America, Argentina, Brasile per noi è davvero un problema. Siamo preoccupatissimi anche perché le tasse ora arriveranno comunque da pagare e vedremo quello che si potrà fare. Nella sala interna abbiamo levato il 70% dei posti, mentre fuori abbiamo tenuto un buon numero di tavolini. Insomma, il lavoro c’è stato per un solo mese. Una volta che avevamo cominciato, è praticamente finita la stagione. Un’estate così non l’abbiamo mai vista. Come se non fosse mai arrivata».
Anche per il Bar Boboli la situazione non si prospetta facile. A parlarne è Giancarlo Mezzetti, responsabile dell’attività.

Alcune delle testimonianze raccolte

«Per me non è andata bene – ha spiegato – Non ho avuto la possibilità di mettere tavoli in più e ho lavorato meno dell’anno passato. Sono stato penalizzato. Settembre ancora peggio, mancano tutti i turisti e non ci sono gite e gruppi di vacanza. Se non tornano loro per noi è un problema. Siamo strutturati in questo modo. All’interno ho dovuto togliere 15 posti circa su 40 anche se non è stato tanto questo il discorso perché tutti volevano comunque stare fuori. Ora c’è da pagare le tasse e anche se dicono che forse le faranno a rate, comunque vanno pagate. Se non torniamo alla normalità non so come riusciremo a sostenere il tutto».

Stesse opinioni arrivano dagli hotel che in estate risultavano sempre pieni di prenotazioni ma che oggi affrontano ostacoli non indifferenti. A dare un prospetto è Claudio, titolare dell’hotel Cisterna. Nel centro del paese.
«La normalità neanche ad agosto – ha spiegato – È mancata la componente fondamentale per noi, il turismo straniero. Gli italiani non ci hanno dato le entrate di cui abbiamo bisogno. Siamo preoccupati perché è tutto incerto, un continuo punto interrogativo. Anche facendo l’ipotesi migliore, ovvero che i casi si abbassino, non si sa comunque se gli altri paesi permetteranno alle persone di partire. Sembra impossibile una situazione così. Non parliamo di entrate, perché ora è davvero un disastro».

Infine, arriva anche l’opinione di Marco Agnorelli, titolare della Trattoria Rigoletto, all’entrata del paese. «Abbiamo aperto il 27 di maggio e giugno è stato disastroso. Luglio e agosto non ci lamentiamo. Tanti italiani, stranieri pochissimi. Cerchiamo di mantenere le distanze. La vera paura ce l’ho adesso con le persone che tornano alla solita routine».

Sicuramente saranno mesi difficili quelli che attendono le realtà di ristorazione ed alberghiere del nostro territorio ed è altrettanto certo che ad ora gli aiuti dati dalla politica non basteranno alla maggior parte dei titolari per andare avanti. In attesa di ulteriori mosse e prese di posizione a riguardo, è necessario stringere i denti per far si che quelle attività, linfa vitale per i paesi, possano continuare ad esistere.

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