San Gimignano

Torture nel carcere di Ranza: condannati i 10 agenti

Il tribunale di Siena ha condannato, nella giornata di mercoledì, per il reato di tortura in concorso 10 agenti della Polizia Penitenziaria del carcere di Ranza

Torture nel carcere di Ranza: condannati i 10 agenti
Cronaca Chianti senese, 27 Febbraio 2021 ore 18:30

Il tribunale di Siena ha condannato, nella giornata di mercoledì, per il reato di tortura in concorso 10 agenti della Polizia Penitenziaria del carcere di Ranza, a San Gimignano, coinvolti nel violento pestaggio di un detenuto tunisino avvenuto l'11 ottobre 2018. Si trattava di un processo stralcio, altri 5 operatori sono stati rinviati a giudizio e si presenteranno davanti al giudice a maggio per affrontare il dibattimento.

Sentenza storica quella emessa dal gup Jacopo Rocchi, una delle prime in Italia che vede condannati esponenti delle forze dell'ordine per il reato di tortura promosso dalla Procura di Siena, che aveva parlato di trattamento disumano a carico dello straniero, picchiato durante un trasferimento di cella. Il video dell'assalto era stato mostrato in aula durante la requisitoria del pubblico ministero: si vedeva chiaramente il gruppo di agenti che sommerge il detenuto, che alla fine si rialza in mutande, anche se gli avvocati dei poliziotti hanno sempre negato ci siano state torture di alcun tipo. Il gup ha accolto la tesi accusatoria delle delle parti civili, disponendo pene che vanno da un minimo di 2 anni e 3 mesi fino a 2 anni e 8 mesi, oltre che un risarcimento di 80mila euro per la parte offesa (a sentenza definitiva), difesa dall'avvocato Raffaella Nardone: «C'è grande soddisfazione – ha detto a margine della sentenza – è stato riconosciuto il reato di tortura. Il mio assistito porta ancora i segni psicologici di quel che è successo».

I 10 agenti, interdetti dai pubblici uffici, sono stati condannati anche, in concorso, per lesioni aggravate: la pm Valentina Magnini aveva chiesto per loro pene dagli 1 ai 3 anni. La contestazione della tortura, da aggravante, è stata riconosciuta invece come reato autonomo. «Il reato è più grave quando a commetterlo sono dei pubblici ufficiali – ha commentato il garante nazionale dei detenuti Michele Passione, per il quale è stato disposto un risarcimento da 5mila euro, al pari del garante dei detenuti di San Gimignano – gli agenti devono sapere  indossano una divisa e devono quindi fare il loro dovere». Delusi i legali delle difese, che  hanno detto di aspettare le motivazioni della sentenza per decidere di appellarsi. «Sicuramente faremo appello – ha detto l’avvocato Manfredi Biotti, legale di nove dei dieci agenti - perché questa  sentenza non ci da giustizia, non rappresenta l’ambiente carcerario. Si sta strumentalizzando una situazione che in realtà non è quella.  Ritengo che il giudice abbia deciso secondo la sua idea e impostazione per lui in  modo giusto: capiremo qual è la sua ricostruzione dei fatti e le motivazione e poi vedremo».