La storia

Sulle tracce di Silvanino, il bambino scomparso

Vieri Lascialfari, grazie ai racconti di Beppina Rosi, sta indagando sulla storia che lega l’allora bambino al soldato Meri: il piccolo fu «adottato». Oggi sarà in vita?

Sulle tracce di Silvanino, il bambino scomparso
Siena, 13 Ottobre 2020 ore 15:38

Ci sono storie invincibili al tempo. Racconti che spesso intrecciano le vite di persone, uomini e donne, di varie epoche e luoghi. Tracce del passato che, impermeabili, tornano a noi tramite la natura o semplicemente il ricordo di chi c’era, di chi ha vissuto certi momenti.

La storia di Silvanino, che sta appassionando le cronache locali, nazionali e intere comunità, è un po’ così. Un misto di storia reale e speranza, riportati alla luce dalle ricerche di Vieri Lascialfari, residente di Sesto Fiorentino e cerimoniere della Polizia municipale di Montespertoli e di tutto l’Empolese Valdelsa. È lui, che grazie alle memorie della signora Beppina Rosi, 92 anni, sta cercando di scoprire che fine abbia fatto il piccolo Silvano, il bambino di Cassino «adottato» dal soldato tedesco Meri, durante la seconda guerra mondiale, e scomparso dopo la ritirata delle truppe di Hitler proprio da Calenzano, dove erano alloggiati nel podere dei Rosi.

«Ero adolescente – ha spiegato Lascialfari – quando, nell’estate del 1996, mi trovavo a studiare con un mio compagno di classe di Agraria, che abitava nell’incontaminata campagna nella Località Travalle, nel Comune di Calenzano. Qui, ancora oggi, tutto sembra essersi fermato a decine e decine di anni fa, come nelle fiabe. In questa natura, ai piedi del Monte Calvana, nella vallata, vi è un mondo silenzioso e laborioso, dove spicca la bellissima Villa tardo barocca di Travalle, voluta dalla famiglia Strozzi, che fin dal 1400 lì possedeva poderi e terre. Uno di questi è il “Podere Mulinaccio”, conosciuto da tutti come “Podere Rosi” dal nome della famiglia che da 500 anni abita la splendida casa colonica. Fu in una calda sera d’agosto di quell’estate del ‘96, nell’aia dei Rosi, che Beppina e sua sorella Laura mi raccontarono la storia di Silvanino. Questo inverno, durante il lockdown, ho convinto Beppina a ritornare sulla vicenda, ho appuntato tutto e ho iniziato a fare delle ricerche e prendere contatti anche grazie all’aiuto della mia amica Fiorella dell’Associazione Nazionale Carabinieri».

Ma cosa sappiamo di Silvanino? Dai racconti, sicuramente che è nato a Cassino, in provincia di Frosinone, tra il 1935 e il 1936 ed è sopravvissuto alla battaglia tra gli eserciti Alleati e le truppe tedesche che si svolse da gennaio a maggio del 1944. Unico salvo dei suoi familiari, i quali avevano trovato rifugio nell’Abbazia di Montecassino ma morirono, come tanti civili, sotto i bombardamenti, erronei, degli Alleati sul Monastero Benedettino.

Silvanino si trovò orfano, disperso. Fino a quando, il soldato Meri (questo è il nome che viene ricordato da Beppina), giovanissimo di vocazione cattolica, molto fedele e credente, lo trovò e lo portò con sé. Meri faceva parte della guarnigione dei nove marconisti, ovvero addetti alle telecomunicazioni dell’esercito tedesco, che dopo la ritirata da Cassino del 18 maggio 1944, si fermarono a Travalle.

«Un giorno – ha proseguito Lascialfari – i contadini, videro arrivare l’autocarro militare tedesco dal quale scesero i nove militari. Questi non scaricarono nell’aia solo munizioni, armi e derrate ma tra le casse vi era Silvano, che indossava pantaloni corti e un berrettino rosso. Fu proprio Meri ad aiutarlo a scendere dal mezzo pesante. Beppina e Laura rimasero sorprese alla vista del piccolo italiano coi soldati tedeschi. La guarnigione nemica rimase nel podere per circa un mese. Così le due donne ebbero modo di conoscere Silvano e la sua storia. Fu un periodo complicato anche se, forse, grazie alla presenza del camion tedesco che era parcheggiato nel grande loggiato di fronte alla colonica, la famiglia Rosi non subì mai nessun saccheggio da parte degli altri militari che passavano dalla frazione».

I marconosti alloggiavano nella stanza del «segato», dove veniva preparato il mangime per le mucche e i vitelli. Gli anziani, però, provvidero a nascondere il loro maiale, per paura che fosse requisito, in una fossa nel bosco sopra casa e poi coperto con fardelli di fascine di legna. Per fortuna, non fu mai trovato. Silvano, invece, stava sempre con i soldati, era apparentemente un bambino sano, con capelli ed occhi scuri e carnato olivastro. Durante la giornata giocava con i soldati e in modo particolare con Meri. Poi, nelle calde giornate di quell’estate, mentre il Tenente si riparava dalla calura nel verde, frequentemente chiamava Silvanino, il quale gli ripuliva gli stivali, e dopo l’ennesima volta, il bambino rispondeva: «Gli stivali sono già puliti, puliti, puliti!».

Il piccolo di nove anni mangiava sempre coi militari riso e pane scuro, che sembrava crusca, e quando gli avanzava qualcosa, entrava in casa dei Rosi con un secchio e, come se avesse intuito la presenza del maiale nel podere, gridava: «Questo, lo diamo al maiale! Lo diamo al maiale!». Puntualmente, gli anziani, guardandosi sbalorditi, replicavano subito per salvare il loro animale nascosto: «Qui non ci sono maiali, lo daremo al ciuco».

«Se c’è una cosa che mi è rimasta impressa dai racconti della Beppina – ha sottolineato Lascialfari – è la buona considerazione che lei aveva del militare Meri. Mi ha sempre parlato di un uomo cattolico che non mancava mai alle funzioni religiose nella chiesa locale di Santa Maria, tenute da don Cai Eugenio, parroco del luogo per 55 anni».

Al don e alla popolazione, Meri, con grande forza di volontà, ripeteva spesso: «Se avrò la fortuna di arrivare vivo in Germania, Silvanino starà sempre con me». E chissà se questa promessa è stata mantenuta. Chissà quale strade e quale destino ha atteso Meri e Silvanino. Certamente, all’alba del settembre ’44, pochi giorni prima della Liberazione di Calenzano, le strade dei Rosi eSilvanino si divisero. Per l’ultima volta quel giorno, Beppina e gli altri, incrociarono i propri occhi con quelli del piccolo, immancabilmente vestito coi pantaloni corti e il cappellino rosso.

«Oggi – ha concluso Vieri Lascialfari – la speranza è che si possa rintracciare Silvanino. Sono convinto che se Meri è riuscito a tornare salvo in Germania, non ha abbandonato in un orfanotrofio il bambino, al quale tanto era affezionato. Siamo in contatto col Comune di Cassino per verificare i nati tra il 1935 e 1936 di nome Silvano. Il problema, hanno detto dall’Amministrazione, è che i registri anagrafici dell’epoca sono tutti scritti a mano e molti sono andati distrutti durante la guerra. Inoltre abbiamo contattato l’Ambasciata tedesca. Da Berlino stanno cercando il soldato Meri negli archivi storici e nelle cronache quotidiane, sia tedesche che palestinesi. L’obiettivo è capire quale fu la guarnigione che passò da Calenzano e si fermò alla Villa di Travalle».

Beppina, Vieri e tutti noi viviamo fiduciosi che il cerchio si chiuda. Sarebbe bello trovare testimonianza della vita diSilvanino e di Meri dopo la guerra. Le ipotesi sono tante. Saranno riusciti a tornare in Germania? Avranno costruito una famiglia? La loro storia è conosciuta anche in altri paesi nei quali si sono fermati prima del rientro? Qualcuno a Cassino conosceva la famiglia del piccolo ed è ancora vivo? Nell’attesa delle risposte, auguriamo il più bello dei lieti fine.

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