Il caso

Strage di Bologna, c’è una svolta: la famiglia Fresu chiede giustizia

Il 19 maggio la Procura generale ha chiesto il rinvio a giudizio per Bellini. Anche Licio Gelli fu mandante

Strage di Bologna, c’è una svolta: la famiglia Fresu chiede giustizia
Val d'Elsa, 07 Giugno 2020 ore 13:17

Svolta importante per la famiglia di Maria Fresu e per i familiari delle 85 persone che quaranta anni fa si trovavano alla stazione di Bologna, vittime di una delle stragi più violente della storia italiana. Il 19 maggio la Procura generale di Bologna ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Paolo Bellini, ex Avanguardia nazionale, ritenuto un esecutore dellaStrage del 2 agosto 1980. Bellini avrebbe agito in concorso con il Venerabile della P2, Licio Gelli, morto nel 2015, insieme ad altri tra i mandanti-finanziatori come Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti e responsabili. Inoltre è arrivata la richiesta di giudizio anche per Quintino Spella ex generale del Sisde e Piergiorgio Segatel ex carabiniere, entrambi per depistaggio, oltre a Domenico Catracchia, per false informazioni al pm con lo scopo di sviare le indagini.

Tutto ciò fa parte di un fascicolo d’inchiesta da sempre sollecitato dall’associazione dei familiari delle vittime guidata da Paolo Bolognesi. Un documento prima archiviato dalla Procura ordinaria e poi avocato da quella generale. Adesso si è chiesto il processo con un atto firmato dai sostituti procuratori generali di Bologna, Nicola Proto e Umberto Palma.

La parola ora spetta al Gup che deciderà se mandare al dibattimento i quattro indagati per l’inchiesta bis. Gelli e Ortolani essendo deceduti non compaiono tra gli indagati.

Ma i familiari aspettano e chiedono giustizia. Tra questi c’è la cugina di Maria Fresu, Lida, la quale oggi abita a Firenze e vuole andare in fondo a questa intricata vicenda che sembra non avere mai fine.

Infatti, un altro colpo di scena risaliva ad ottobre 2019 quando la perizia dei, presunti, resti di Maria Fresu, riesumati dal cimitero del borgo per verificare degli elementi nel processo all’ex terrorista Gilberto Cavallini, affermava: i reperti non corrispondono ai dna del fratello e della sorella della Fresu. Ciò significa che ancora oggi Maria risulta scomparsa e, forse, le vittime sarebbero 86, una in più di quelle da sempre dichiarate.

Ma allora che fine ha fatto Maria? È una domanda che da sempre la comunità montespertolese si fa. Da quando la Fresu all’epoca ventitreenne, insieme alla figlia Angela di 3 anni e le amiche Verdiana Bivona, 22 anni di Castelfiorentino e Silvana Ancillotti, unica superstite del gruppo, partirono in treno da Empoli per un breve periododi vacanza nel nord Italia. Il padre di Maria, il pastore sardo Salvatore che si era trasferito nel borgo, non voleva che la figlia portasse con sé la piccola Angela. Ma l’amore materno misto all’orgoglio spinsero Maria a farsi seguire dalla piccola.

Erano le 10.25 di sabato 2 agosto 1980 quando tutto il loro futuro si infranse, per sempre. Angela è la più piccola delle 85 vittime della strage di Bologna. Morì insieme alla sua mamma. La piccola Angela, Verdiana Bivona e l’amica Silvana Ancillotti erano sedute nella sala di aspetto, mentre Maria era in piedi, con i loro bagagli.

Nessuno avrebbe mai pensato però che una valigia, assassina, avrebbe spento per sempre i sogni di 85 persone e avrebbe ucciso le loro famiglie, che a quaranta anni di distanza stanno ancora cercando giustizia.

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