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«Sono guarito dal virus e ho avuto paura Adesso dico grazie a medici e infermieri»

Gianni Esposito ha scoperto di essere positivo al Coronavirus i primi di ottobre. Poi l’incubo. Febbre, tosse fino al ricovero in ospedale

«Sono guarito dal virus e ho avuto paura Adesso dico grazie  a medici e infermieri»
Siena, 20 Novembre 2020 ore 10:59

«Tutto ha avuto inizio con un colpo di tosse il pomeriggio di venerdì 9 ottobre». Parte da qui il racconto di Gianni Esposito che insieme a moglie e figlia ha attraversato l’esperienza del Covid.  Ma se per loro, moglie e figlia, i sintomi sono stati lievi, per lui si sono aperte le porte del ricovero a Siena. 

«Fin dal primo momento mi è sembrata una tosse molto strana, non avevo altro sintomo. Ho subito sospettato che potessi essere stato contagiato dal virus  – ha raccontato – Il giorno successivo era sempre più insistente, ma niente di particolare. Essendoci stati alcuni casi di Covid nell’azienda dove lavoro, mi sono attivato per  un tampone. Una signora molto gentile all’ufficio igiene pubblica mi ha risposto, ha capito la mia preoccupazione e mi ha programmato un tampone per domenica 11 ottobre».

Nel frattempo con moglie e figlia di 12 anni si sono auto isolati in casa. «Mi sono chiuso in camera», ha detto. Lunedì 12 è arrivato il risultato: positivo. «Tante domande affollavano la mia mente, cosa sarebbe successo? Sarei stato male? Sarei guarito? I miei familiari sarebbero rimasti contagiati?». 
Dopo il responso, tampone anche per moglie e figlia. E dopo due giorni anche loro sono risultate positive. «Adesso la preoccupazione non era solo per me. Eravamo soli, senza alcuna possibilità di essere aiutati in casa da nessuno – ha aggiunto –  Non è una bella situazione da affrontare». In quei primi giorni, soltanto lievi sintomi, la moglie un po’ di tosse e la figlia niente. «E’ durato 4-5 giorni, ero abbastanza tranquillo anche perché ero in contatto con altri due colleghi che mi riferivano gli stessi sintomi». Improvvisamente la situazione è cambiata. «La febbre è salita fino a 39 e non accennava a diminuire. Ho iniziato a prendere insistentemente dosi di tachipirina, ma era una lotta senza risultati. La febbre saliva non appena finiva l’effetto del farmaco. Ogni 4-5 ore prendevo tachipirina con effetti devastanti. Avevo smesso di mangiare, non mi reggevo in piedi, la notte era un’agonia, potevo contare i secondi, i minuti, sembrava un’eternità poter arrivare all’alba. Via via si manifestavano nuovi sintomi. Quella tosse che in un primo momento era saltuaria, poi si è fatta più insistente. Avevo degli attacchi di tosse così forti da causarmi dei conati di vomito. Anche la diarrea è stato un altro sintomo».

Dopo 6-7 giorni in costante peggioramento, la richiesta di aiuto ai medici dell’Usca. «Ogni giorno mi contattavano. Sono venuti a casa due medici che mi hanno tranquillizzato prescrivendomi un antibiotico e del cortisone».Un paio di giorni più tardi purtroppo la situazione è peggiorata ancora. «Ho iniziato ad avere difficoltà respiratorie e iniziavo ad accusare dolori a livello polmonare. Ho contattato ancora i medici dell’Usca. Immediatamente è stata disposta un’ambulanza che mi portasse in ospedale. Il momento del distacco dai miei familiari è stato straziante, vedere tua figlia e tua moglie in lacrime, impotenti perfino di poterti seguire in ambulanza, è un’immagine che non dimenticherò facilmente».

Gianni racconta di aver temuto per la sua stessa vita. «Lungo il tragitto molti pensieri negativi affollavano la mia mente. Giunto in ospedale ho trovato da subito persone eccezionali che hanno ridato la speranza che tutto potesse risolversi». Dopo i primi accertamenti Esposito è stato trasferito nel reparto Covid Unit -2s. «Mi è stata messa una macchina per l’ossigeno che ho tenuto per sette giorni e sono iniziate le cure per la polmonite a base di cortisone, eparina e antibiotici. La febbre è andata via dopo le prime dosi di farmaci e gradualmente anche i miei polmoni hanno ripreso a funzionare». 

Gianni Esposito è stato nove giorni in ospedale. «Assistito da persone veramente eccezionali. Giovani pieni di energie e di motivazione che ogni giorno rischiano per salvaguardare la nostra salute, spesso sottopagati e con turni di lavoro al limite della legalità», ha detto. «Adesso sto bene e pian piano mi sto rimettendo in salute. Ci vorrà del tempo visti questi 20 giorni di pura agonia». A coloro che dicono che il virus non esiste suggerisce di «farsi un giretto nelle corsie degli ospedali per vedere con i loro occhi. Ma forse per questi stupidi nemmeno questo sarebbe sufficiente». È anche vero, che fortunatamente solo una minoranza sviluppa sintomi così. «A mio avviso occorrerebbe una maggiore obiettività da parte dei mezzi di informazione che invece di fare del terrorismo psicologico, facendo vedere continuamente i dati dei contagi e delle persone intubate e dei morti, dovrebbero invece dare una speranza, come fanno i medici degli ospedali, parlando delle cure e dei progressi, lodando e apprezzando i sanitari».

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