Colle di Val d’Elsa

Situazione critica e pericolosa alla ex Stiver

«SìAmo Colle» porta in Consiglio comunale la vecchia fabbrica, ora una possibile «bomba ecologica» per la città

Situazione critica e pericolosa alla ex Stiver
Cronaca Siena, 17 Luglio 2021 ore 12:00

Se a Colle di Val d’Elsa esiste un luogo classificabile come potenziale bomba ecologica, quello è sicuramente il rudere della ex Stiver Coop. Questa fabbrica, costruita a breve distanza dal parcheggio di Fontibuona, a due passi dal centro cittadino, è nata come Arnolfo di Cambio nel 1961, e nei suoi decenni di attività ha prodotto sia vetro che cristallo prima di essere abbandonata definitivamente nel 2007. Nel frattempo, a breve distanza dalla struttura, sono state realizzate diverse abitazioni, e la stessa fabbrica avrebbe dovuto essere demolita per lasciare il posto ad ulteriori case se il progetto non fosse stato interrotto. Il rudere è ancora in piedi, in stato di completa decadenza, a un passo dalle zone abitate della città, con tutti i pericoli che questo comporta per la salute pubblica.

Sì, perché la ex Stiver, secondo chi vive nelle sue vicinanze e chi ha lavorato in passato al suo interno, sarebbe una vera e propria bomba ecologica in attesa di esplodere. Il veleno si troverebbe sia sopra che sotto la struttura, e in entrambi i casi i rischi sono notevoli. Il tetto, come la stragrande maggioranza degli edifici industriali della stessa epoca, è stato realizzato in Eternit, il famigerato composto industriale a base di amianto, che per quanto resistente alla corrosione, dopo anni di totale abbandono inizia a cedere, sgretolandosi in una polvere che, se inalata, può provocare la malattia nota come asbestosi, legata all’insorgere di gravi tumori. Attualmente la copertura della fabbrica si sta letteralmente sbriciolando, ed appare spaccata in diversi punti, per il terrore delle persone che hanno le proprie terrazze esattamente sopra la fabbrica: «Ogni volta che tira vento ci sentiamo tremare – ha dichiarato i residenti – Si vede la polvere sollevarsi da ciò che resta del tetto. L’eternit si sta sbriciolando, e questo significa che noi che viviamo qui stiamo respirando veleno da anni. Perfino in piena estate siamo costretti a tenere le finestre chiuse, ma questo non può bastare». E se il soffitto è un potenziale disastro, ciò che si trova sotto il pavimento è perfino peggio. Come spiegato da chi per anni ha lavorato nella struttura e in altre simili, infatti, anni di produzione di vetro e cristallo, con le metodologie del secolo scorso, hanno lasciato dei residui estremamente inquinanti: «Il terreno sotto la fabbrica – spiegano – è impregnato di piombo, mercurio, arsenico e di parecchi altri materiali tossici, che prima erano impiegati nei processi produttivi. Dopo la chiusura nessuno ha provveduto ad una bonifica, quindi tutto ciò che è stato sversato nel tempo è ancora lì. C’è solo da sperare che non raggiunga una falda acquifera, sempre ammesso che non sia già successo».

Sfortunatamente, una bonifica appare molto improbabile. Dopo che Angela Bargi, consigliera comunale della lista «SìAmo Colle», ha portato la questione in Consiglio comunale, il sindaco Alessandro Donati ha chiarito come l’Amministrazione non sia in grado di intervenire: «L’area non è inserita nell’elenco regionale dei siti da bonificare, né in quello provinciale delle aree inquinate. Va inoltre ricordato che la “Fontibuona”, società proprietaria della costruzione, è attualmente in fallimento, quindi spetterebbe al curatore fallimentare il mantenimento dell’edificio, così come l’eventuale bonifica. Il dovere di surroga da parte degli enti pubblici è una soluzione estrema, e deve essere supportato non soltanto da un’evidente stato di necessità, ma anche da una copertura economica con risorse finanziarie adeguate, che nel caso della ex Stiver il Comune di Colle non sarebbe in grado di reperire. Non a caso questo problema si trascina da tempo, e non è stato affrontato dalle Amministrazioni precedenti alla nostra. Il sindaco, con un’ordinanza, potrebbe emettere un’ordinanza per obbligare il responsabile ad eseguire una bonifica, e questo è già stato fatto nel settembre del 2016, eppure già allora è rimasta lettera morta: la “Fontibuona” ha dichiarato fallimento, e tutto è stato lasciato alla discrezione dell’amministrazione precedente, la quale ha deciso di posticiparla». Il sindaco ha ammesso che la copertura di amianto della vecchia fabbrica presenta un certo grado di rischio, senza considerare i residui della produzione, ma questo non basta per spingere l’Amministrazione ad un intervento immediato: «Possiamo fare dei nuovi campionamenti all’esterno e all’interno della Stiver – ha spiegato – anche se quelli esistenti hanno dato esiti negativi, ma vorrei ribadire che, a meno di evidenze chiare, la legge non obbliga alla rimozione dell’Eternit. Per di più, una bonifica della copertura sarebbe estremamente complicata: rimuovendo la copertura, infatti, si andrebbe ad esporre agli eventi atmosferici delle zone che potrebbero subire un dilavamento, aggravando addirittura un eventuale inquinamento. Quello che possiamo fare è ribadire alla Regione Toscana la necessità di aprire un tavolo di confronto sulla ex Stiver e sul suo futuro, in modo da cercare di reperire le ingenti risorse necessarie a risolvere il problema».