Cronaca
La parola all'esperto

Sciame sismico a Impruneta e quel terremoto del 1895

Quello del 1895, sismologicamente parlando, non fu un ‘grande’ terremoto essendo stimato con una magnitudo “equivalente” a 5.4, ma bastò per provocare un danneggiamento diffuso.

Sciame sismico a Impruneta e quel terremoto del 1895
Cronaca 14 Maggio 2022 ore 14:01

Continua lo sciame sismico a Impruneta. «Quello che a Firenze è ricordato come il Grande Terremoto che colpì la città il 18 maggio del 1895 ha avuto come epicentro la stessa zona sismogenetica di quello di martedì scorso». Parole che a noi dice Marco Tanganelli, professore associato di Tecnica delle Costruzioni al Dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze. Ma è certo che nella memoria collettiva di questa zona lo sciame sismico con epicentro tra San Casciano, Impruneta e Greve, un brivido l’ha creato.

«Nella zona dell’Impruneta non dobbiamo dimenticare l’evento del 19 dicembre 2014 di magnitudo 4.1», aggiunge Tanganelli che dal 2002 svolge attività scientifica nell'ambito dell'ingegneria sismica. «Mi occupo – ha detto - di vulnerabilità sismica, di definizione di scenari di danno e di analisi di Condizioni Limite per l’Emergenza: strumenti fondamentali nella pianificazione urbanistica e di protezione civile. Mi occupo anche delle prestazioni sismiche e dell’attività di monitoraggio di edifici strategici o del patrimonio storico-monumentale fino alle analisi di vulnerabilità di oggetti d’arte».

Nella memoria di questa zona, che danni ha provocato il terremoto?

«I terremoti recenti non hanno comportato danni diffusi. Quello del 1895, sismologicamente parlando, non fu un ‘grande’ terremoto essendo stimato con una magnitudo “equivalente” a 5.4, ma bastò per provocare un danneggiamento diffuso, non gravissimo, ma non indifferente per il patrimonio artistico andato perso. In questo entrano in gioco fattori quali la vulnerabilità del patrimonio edilizio e l’esposizione sismica. In generale la zona del Chianti e della piana fiorentina è storicamente sede di un’attività sismica moderata con eventi di magnitudo intorno a 5, come i terremoti del 28 settembre 1453 e del 28 novembre 1554. L’area risente anche della vicinanza con il Mugello che ha pericolosità sismica medio-alta. Basti citare gli eventi del 1542 e del 1919, ma anche il recente evento del 2019 con magnitudo 4.2 ed epicentro tra Scarperia e Borgo San Lorenzo».

Nel Chianti e Firenze abbiamo un enorme patrimonio storico e culturale, cosa si può fare per la messa in sicurezza?
«Agire su un edificio tutelato significa seguire uno specifico protocollo ad “hoc”. Il primo passo risiede nella conoscenza specifica del manufatto, specialmente quando si parla di patrimonio storico-artistico, risulta inoltre fondamentale valutare con attenzione la compatibilità, l’invasività degli interventi e il livello di sicurezza possibile». 

Oltre il patrimonio storico ci sono le abitazioni comuni. Che sfide ci aspettano?
«A livello nazionale manca un quadro conoscitivo sufficientemente esaustivo del patrimonio edilizio ordinario, la catalogazione dell’edificato è riferita essenzialmente alle rilevazioni ISTAT e negli ultimi anni sono stati promossi progetti di ricerca mirati il cui fine principale è definire vulnerabilità e scenari di danno in seguito a determinati eventi sismici. I recenti bonus fiscali, di cui fa parte il Sismabonus, avrebbero dovuto aprire uno slancio, ma purtroppo la messa in sicurezza strutturale non ha avuto lo stesso appeal degli interventi di miglioramento energetico, sia per la mancanza di sensibilizzazione e presa di coscienza che per la maggiore complessità di intervento, sia per la cultura del nostro paese. La stragrande maggioranza del patrimonio residenziale italiano e fiorentino è stato edificato in assenza di normative antisismiche e quindi è ovvia la necessità di interventi».

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