CRONACA

San Gimignano, il dottor Nesi: “Solo uniti ne usciremo”

"Ho già avuto circa una decina di casi in isolamento fiduciario, sei positivi e due ricoverati. Noi cerchiamo di creare una collaborazione tra tutti i colleghi anche per avere uno scambio di opinioni e capire come agire al meglio".

San Gimignano, il dottor Nesi: “Solo uniti ne usciremo”
Cronaca Chianti senese, 15 Novembre 2020 ore 12:38

Un tempo i punti di riferimento per una comunità erano il parroco, il sindaco ed il medico (o il farmacista). Oggi, con molta probabilità, in particolar modo per l’ultimo soggetto, la situazione non è cambiata. In questo periodo storico il medico è diventata una figura centrale. Dante Nesi è uno dei medici storici di San Gimignano, la sua visione in relazione al momento è moderata:

“Una decina di casi in isolamento fiduciario”

«Vedo che è abbastanza sotto controllo. L’Amministrazione comunale si sta comportando bene. È stata addirittura creata una chat, con il sindaco e tutti i medici di base, per avere uno scambio quotidiano di tutte le situazioni. Il problema oggi è che il virus si sta ri-diffondendo. Da venerdì scorso ho già avuto circa una decina di casi in isolamento fiduciario, sei positivi e due ricoverati. Noi cerchiamo di creare una collaborazione tra tutti i colleghi anche per avere uno scambio di opinioni e capire come agire al meglio».

Quale può essere il maggior pericolo oggi? 
«Il rischio che si corre è che non venga fatto un tracciamento adeguato. Non si riesce a risalire ai contatti e quindi isolare tutti i casi sospetti. Non abbiamo gli strumenti utili per fare i tracciamenti. Sarebbe utile l’app Immuni, però purtroppo non è stata scaricata da molti. Personalmente consiglio di scaricare l’applicazione, perché è utilissima. La questione della privacy non c’è, vuol dire nascondersi dietro un dito».
Cosa occorre oggi?
«Gli interventi migliori sono quelli che vengono ribaditi da sempre. Non sono banali. Il distanziamento sociale, le mascherine e l’igienizzazione. È, inoltre, fondamentale evitare anche gli incontri. Negli studi medici siamo stati sempre accorti. Anche per quanto riguarda il vaccino antiinfluenzale, lo stiamo facendo su appuntamento. Ci vuole comunque un maggior accorgimento. Le ricette magiche non le ha nessuno. Ciò che è stato adottato dal governo, con i Dpcm, in parte sono scelte consone. Sicuramente, però, se c’è un maggior afflusso prima delle chiusure è un problema. Forse, sarebbe stato meglio non chiudere alle 18.00, perché il rischio è quello di assembrarsi nei precedenti orari. Il rischio è quello che se abbiamo un lasso di tempo inferiore, si creano assembramenti prima della chiusura».
C’è un rischio di assolutizzare il Covid?
«Certo. Gli ospedali si occupano prevalentemente del Covid e vengono rimandate le visite, gli accertamenti ed anche i ricoveri per altre patologie anche importanti. C’è un rischio di riempire gli ospedali. Esistono dei casi nei quali si viene ricoverati per il Covid, però si è asintomatici con altre tipologie più gravi. I casi, però, indubbiamente sono aumentati. Fondamentali sono le Usca, ovvero delle unità speciali di continuità assistenziale, Asl che si recano a domicilio per visitare o fare tamponi ai sospetti casi Covid. Queste unità aiutano noi medici di famiglia per cercare di non infettarci e non mettere a rischio tutti gli altri nostri pazienti. Soprattutto l’aspetto da sottolineare è che c’è una grande una condivisione anche con altri operatori del comparto sanitario per risolvere la situazione».
Qual è il suo messaggio ai sangimignanesi?
«Dobbiamo rimanere tutti uniti e ne usciremo. Tengo a ribadire che c’è una grande collaborazione tra noi medici, i paramedici, gli infermieri ed anche le associazioni di volontariato. Noi medici di famiglia stiamo collaborando e ribadisco che c’è uno scambio continuo di informazioni. Siamo quattro medici ed un pediatra, abbiamo continuamente scambi e questo anche prima del covid, ma oggi si è rafforzato ancora di più questo rapporto».

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