La situazione nella nostra regione

Rossi: “Mi aspettavo più cautela ma la Toscana si adeguerà alle norme nazionali, e perché la scuola non riapre?”

“Distanza a un metro invece che due, mi pare rischioso”

Rossi: “Mi aspettavo più cautela ma la Toscana si adeguerà alle norme nazionali, e perché la scuola non riapre?”
Siena, 17 Maggio 2020 ore 11:35

Tra Dpcm, conferenze e incertezze, l’Italia si appresta a ripartire. Anche in Toscana le norme del nuovo decreto saranno applicate per tutti i cittadini e l’imprese, con la possibilità a seconda dell’indice di contagio di restringere o ampliare le attività e le possibilità.

Intanto Enrico Rossi sui social ha espresso la sua opinione riguardo a queste frenetiche ore.

“Diversamente dalle decisioni, comunicate dal presidente Conte di una ripartenza graduale e di una distanza di due metri per molte attività, il governo ha deciso la svolta.
O meglio, un vero contrordine.
La distanza si è ridotta notevolmente, ad un solo metro, e l’elenco delle attività da riaprire si è allungato, praticamente a tutte e subito.

La mia opinione era e resta diversa ma non voglio che la Toscana sia penalizzata rispetto ad quadro nazionale di cui comunque tra poco tempo, quando a fine mese la circolazione tra regioni tornerà libera, finirebbe per risentire annullando gli effetti di eventuali interventi a favore di una maggiore sicurezza.
I nostri dati sono migliori rispetto a quelli di tante regioni sia in termini di mortalità sia in termini di diffusione e controllo del contagio.
Pertanto, adotteremo, allineandoci con esse, le ordinanze regionali in Toscana.

Restano a tutela generale della salute due elementi fondamentali: la nostra consapevolezza di cittadini nell’assumere comportamenti appropriati che evitino quanto più possibile la diffusione dei contagi e la capacità del servizio sanitario regionale di individuare e isolare i casi positivi.

Avrei preferito maggiore cautela, ma sono sicuro che anche in questa nuova fase la Toscana riuscirà bene, e comunque meglio di tante altre regioni le quali, con alle spalle un quadro ben più drammatico, hanno fortissimamente voluto che si riaprisse tutto e subito e con il metro corto.

Pur nella consapevolezza delle oggettive difficoltà della situazione, l’impressione è che si proceda a colpi di strambate, a cambiamenti repentini: prima chiusure tardive e blande per certe realtà, poi blocchi totali a prescindere da ogni altra valutazione e infine aperture che preannunciano e spingono verso una normalità che purtroppo non esiste ancora.
Il mio timore è che così finiamo per lasciare sul campo effetti più pesanti di altri paesi, sia sul piano della salute che su quello economico.
Mi auguro sinceramente che non si debba tornare indietro.
E che la ripresa delle attività sia realmente anche una ripresa economica. Ma questo è un altro argomento

– e ha concluso – ma se si riapre tutto perché non si riapre anche la scuola?”.

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