COLLE DI VAL D'ELSA

«Quella volta che incontrai Maradona»: Il bomber Macrì e l’amichevole con il Napoli

Luciano Macrì, proprietario dello storico bar-sport «Bomber Bar» , ci ha giocato troppo.

«Quella volta che incontrai Maradona»: Il bomber Macrì e l’amichevole con il Napoli
Cronaca Val d'Elsa, 04 Dicembre 2020 ore 10:21

Live is life. Vivere è la vita. Passò alla storia infatti il Suo riscaldamento precedente alla partita fra Bayern Monaco e Napoli di Coppa UEFA del 19 aprile del 1989. Dagli altoparlanti dello stadio parte «Live is Life». Lui, Maradona si muove a ritmo di musica, palleggia con qualsiasi parte del corpo, ride e scherza con i compagni. Tutto lo stadio lo guarda, il video diventa virale, diventa anche la parte di una serie, l’unica di Paolo Sorrentino, il quale gli ha anche dedicato un Oscar a Maradona.

Chiunque abbia visto quell’allenamento anche solo una volta, ne è rimasto incantato, anzi innamorato. Nessuno è mai riuscito a distogliere lo sguardo da tanta magnificenza. Senza scherzi, senza pensare che si potrebbe esagerare troppo o rischiare di drammatizzare troppo la situazione, la morte di Maradona entra nella casa di tutti i valdelsani, anzi di tutti gli italiani, ma cosa scrivo di tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno visto una partita di calcio. Sì, perché Maradona era quello che può essere definito l’emblema, il simbolo, l’esempio di quello che è il calcio. È soprattutto passione, soprattutto amore. Di conseguenza la morte di Maradona tocca ogni persona sul globo. È stato un personaggio storico, indubbiamente, di quel ‘900, di quel XX e XXI secolo che in qualche modo ha ricordato, influenzato, sensibilizzato e modificato almeno un momento o almeno un elemento della vita di ognuno di noi. Maradona non rappresentava i soldi, il successo, il potere, il raggiungimento di un obiettivo legato al calcio, annodato al successo ed alla popolarità.

Certamente Maradona ricorda anche quella depressione, quei momenti bui ed oscuri che ognuno di noi può passare, ma soprattutto è l’immagine di un calcio essenziale. Quel calcio pulito, quello che si gioca negli oratori, che si gioca tra la polvere, che si gioca semplicemente e puramente, ma non banalmente, per stare con i propri amici. Per stare insieme e far nascere l’amore per quella palla che rotola, per quella palla che si sporca e viene calciata, per quei ginocchi sbucciati, per quella voglia di vedere il calcio e di viverlo. Viverlo ogni giorno, seguendo come fossero dei familiari l giocatori della propria squadra del cuore, se stanno bene o male e se potranno giocare o meno. Ecco chi era Maradona. Non è semplicemente una figurina in album o un poster, rappresenta quell’essenza e quell’archetipo vitale di quello che è il calcio. Colpisce tutti, colpisce non solo chi ama il calcio e chi è un appassionato e guarda tutte le domeniche, religiosamente, il calcio, ma in qualche modo, in qualche forma, per chissà quale casualità o volere di Dio, Maradona è entrato nella storia di ognuno di noi.

Tra le migliaia di sportivi colligiani che oggi sentono il mondo un po’ più vuoto per la scomparsa del Pibe de Oro, spicca Luciano Macrì, proprietario dello storico bar-sport «Bomber Bar» con un passato da calciatore con la maglia del Siena, che in gioventù ha avuto l’occasione di affrontare Maradona sul campo di gioco e che oggi, nel suo locale, ha deciso di listare a lutto la gigantografia che lo ritrae accanto a lui con la maglia bianconera della Robur: «Il ricordo che ho del grande Diego – ha raccontato – risale all’amichevole che il Siena ha disputato contro il Napoli nel lontano agosto del 1984. Era un fenomeno e una persona favolosa, ha fatto divertire i tifosi del Siena, mettendo a referto quattro assist in una partita. Si vedeva bene che era un mito, questa notizia ha sconvolto tutto il mondo del calcio e non solo. Era anche una grande persona, generosissima: ricordo che quando era a Napoli mandava dei suoi amici a mettere dei soldi nelle cassette della posta delle famiglie più povere per permettere loro di fare la spesa. Sul campo, poi, c’è poco da dire: era il giocatore più forte del mondo. Averci potuto giocare contro è stata un’esperienza fantastica. Quando lui ti passava accanto, era come essere sfiorati da un Dio del pallone, chiunque se ne sarebbe reso conto. Per capire l’importanza che ha avuto per questo mondo, basti pensare che oggi perfino i bambini di tre anni sanno chi è stato Diego Armando Maradona. È stato un vero fenomeno, mi è dispiaciuto tantissimo ricevere questa notizia, ci mancherà tanto».

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