COLLE DI VAL D'ELSA

Quarant’anni di vero rock underground. Il racconto del noto produttore e promotore Carlo Spinelli

"Volevamo proporre qualcosa di diverso e di rottura con la mentalità del passato"

Quarant’anni di vero rock underground. Il racconto del noto produttore e promotore Carlo Spinelli
Val d'Elsa, 01 Ottobre 2020 ore 15:10

Ci sono delle date che segnano un «prima» e un «dopo». Per la storia musicale del nostro territorio, il 1979 configurò l’inizio di una nuova era: in quell’anno nacquero i Cafè Caracas il primo gruppo punk rock che suonò in Valdelsa. Come spiega Carlo Spinelli, in arte e per gli amici Garrincha, vera istituzione della produzione e promozione musicale della Valdelsa, fu un momento che rappresentò un cambiamento radicale: «Volevamo proporre qualcosa di diverso e di rottura con la mentalità del passato. Il punk costituiva soltanto una piccola parte di quell’impeto di innovazione». Carlo, totem della musica colligiana, non ha bisogno di presentazioni: tutti, a Colle, hanno per lo meno sentito parlare del Sonar, del quale è artefice insieme al gruppo B-side. Anche prima del Sonar, però, Spinelli era un punto di riferimento per l’organizzazione di eventi: «Colle val d’Elsa fu sensibile, nacque una concezione dogmatica differente nel vivere la musica e lo stile di vita intorno ad essa. Sono stato testimone di accadimenti per certi aspetti rivoluzionari».

«Ribellione» era la parola chiave all’interno dello schema di mutamento che si scontrava con la realtà bigotta e conservatrice di un borgo toscano dell’epoca. Ormai da un decennio nelle principali città italiane circolavano con discreto successo i moti di sottoculture giovanili strettamente legate alla musica: dagli hippies agli skinheads, dal glam al punk. I giovani non potevano più ballare solo il liscio, ed era probabile che David Bowie esercitasse molto più fascino rispetto ad un «mostro sacro» come Claudio Villa. La vicinanza con Firenze contribuì non poco allo sviluppo del vivace fermento di Colle: il capoluogo toscano stava vivendo un vero e proprio rinascimento rock che di lì a poco avrebbe portato alla nascita della new wave fiorentina, che è conosciuta al grande pubblico grazie ai Liftiba, ai Neon e ai Diaframma.

Le tre sopracitate band hanno suonato anche a Colle. Dopo quelli italiani, arrivarono anche i gruppi stranieri, di spiccata matrice underground). La leggenda, che Spinelli conferma corrispondere alla realtà, narra che nel 1991 i Nirvana avrebbero dovuto esibirsi all’Oikos, altro luogo di culto sulle rive dell’Elsa. Il concerto sfumò per un niente. E’ interessante apprendere da Carlo che il successo planetario dei Nirvana equivalse agli albori di una fine: le maggiori majors discografiche si interessarono proprio a quel determinato settore underground, trasformandolo di conseguenza in uno scenario main stream per fini commerciali. Questo portò ad un aumento esagerato dei costi per i concerti, che causò l’epilogo del decennio glorioso che permise a Colle val d’Elsa di essere conosciuta in Italia. La Valdelsa ritornò ad essere sulle mappe e sulle riviste musicali negli anni 2000 grazie al Sonar, suo tempio per eccellenza. Se altri locali devoti al Dio denaro fungevano da contenitore per le grandi agenzie, Carlo e il suo staff andavano in direzione ostinata e contraria riuscendo comunque a creare un indotto economico di grande rilievo per la nostra zona. Di fatto la volontà era la stessa degli anni ’80, cioè quella di gravitare solamente attorno alla scena indipendente, ma con una pianificazione più strutturata.

Il gotha dell’indie italiano, dagli Afterhours a Brunori, da I Cani a Vasco Brondi, ha calcato il palco del locale colligiano, oggi non più esistente da qualche anno. Un glorioso passato, quello della musica underground a Colle, iniziato quarantuno anni fa. Solo un anno dopo, nel 1980, i Cafè Caracas aprirono il mitologico concerto dei The Clash a Bologna. Un passato abbastanza grande da meritare un impegno anche per il futuro: «Make Valdelsa Underground Again», verrebbe da dire, parafrasando un noto slogan. Perchè con la cultura non si mangia, ma si vive.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità