Cronaca
Poggibonsi

Picchiata e denigrata, anche davanti al figlio minore

L’uomo, 30 anni, la perseguitava e pedinava. Spesso si faceva trovare sotto casa sua. Allontanato dalla Polizia di Stato.

Picchiata e denigrata, anche davanti al figlio minore
Cronaca Val d'Elsa, 19 Luglio 2021 ore 11:48

Allontanato da casa a gennaio 2021 per aver picchiato, maltrattato e denigrato la compagna per anni anche davanti al figlio minore, appena decaduta la misura, un cittadino albanese di trenta anni residente a Poggibonsi, aveva di nuovo iniziato a perseguitarla, seguendola quotidianamente nei suoi spostamenti, addirittura talvolta appostandosi a poche decine di metri da dove si trovava lei. La giovane donna, sua connazionale, spesso notava l’ex compagno mentre la stava seguendo con la sua vettura mantenendosi a poca distanza da lei, oppure mentre si tratteneva nei pressi della sua abitazione fino a tarda notte. L’unica via di fuga prospettata alla vittima dal suo persecutore era quella di tornare a vivere con lui, minacciando, in caso contrario, conseguenze quali quella di far allontanare il loro figlio, facendolo affidare a una casa famiglia. Affermazione quest’ultima che, esternata davanti al minore, lo aveva sconvolto moltissimo.

Ancora una condotta persecutoria interrotta grazie all’intervento della Polizia di Stato, con l’esecuzione della misura cautelare del “divieto di avvicinamento alle vittime e ai luoghi da essi frequentati”, imponendo all’indagato di mantenere una distanza di almeno 400 metri dalle parti offese, emessa nei confronti dell’uomo dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Siena, su proposta della locale Procura.

La donna albanese, dopo vari anni di sottomissione, violenze, atteggiamenti vessatori e denigratori da parte del convivente, connazionale, ha trovato ancora la forza per denunciare l’ulteriore atteggiamento molesto e minatorio dell’ex compagno agli investigatori del Commissariato di P.S. di Poggibonsi.
Ai poliziotti ha consegnato una serie di messaggi e video a riprova di quanto asserito in querela.

Finalmente la donna, che in passato aveva dovuto sopportare in silenzio le sopraffazioni del compagno, per la paura di ritorsioni fisiche e psicologiche e per proteggere il benessere psico-fisico del figlio, anche grazie all’efficacia della rete anti-violenza presente in Valdelsa che l’ha accolta e supportata, ha avuto la forza di ribellarsi e chiedere nuovamente aiuto.