L’estate che sarà

Norme troppo dure, alla Sambuca la piscina resterà chiusa

Dopo 41 anni vissuti senza sosta, la famosa «gramaseda» della Sambuca decide di non aprire per quest’anno

Norme troppo dure, alla Sambuca la piscina resterà chiusa
Val d'Elsa, 07 Giugno 2020 ore 12:33

Arriva il difficile annuncio da parte della piscina Gramasteda della Sambuca la quale, con molto dolore, comunica che non sarà aperta al pubblico durante l’estate. È la prima volta dopo 41 anni senza alcuna sosta. Si tratta di una decisione obbligata e che, come spiega Danilo Barbieri, proprietario e gestore della struttura, è stata davvero molto sofferta.

«Fino all’ultimo abbiamo provato di affrontare la stagione estiva – ha spiegato – Abbiamo cercato in tutti modi di fare le modifiche per le norme sanitarie come per il ristorante. Però ci siamo arresi. Sono arrivate richieste non consone al nostro modo di fare piscina. Non siamo una piscina agonistica. La nostra è una piscina dove si viene la mattina, col giornale, nella quale poi si mangia e ci si riposa. Una piscina per passarci una giornata intera». L’arresto è dovuto soprattutto al concentramento dei posti. «Non posso dire “te si e te no”, non me la sento. Sono norme difficili come il metro di distanza tra uno e l’altro, la sanificazione di tutto o creare i percorsi adatti. Poi gli ombrelloni divisi 7 metri uno dall’altro o gli stuart che devono controllare le distanza in acqua, non possiamo averli. Chi viene da me deve godersi la giornata. Solitamente il weekend arrivano 250 persone, con le restrizioni sarebbero 70. Se venisse una famiglia potrebbero stare in 4 con un ombrellone, ma se venissero 4 amici dovrei dare un ombrellone a testa, non ha senso. Troppe limitazioni. Avevamo pensato di fare una piscina più di livello, su prenotazione e con un prezzo più alto. Però la mia piscina è sempre stata per tutti, quindi o tutti o nessuno. Non posso scegliermi i clienti. Mi dispiace tanto perché è la prima volta dopo 41 anni in cui la piscina è sempre stata aperta». Il ristorante inveceresterà aperto. «I ristoranti stanno soffrendo, soprattutto chi non può stare all’aperto. Capisco il “grido di dolore”. Io mi sono salvato perché ho sempre lavorato con le aziende. Voglio però ricordare ai miei colleghi che nei tempi in cui è arrivato il turista straniero, il cliente locale è stato spesso messo da parte. Perché il turista è più propenso anche a spendere qualcosa in più. Quindi ora invece bisognerà dare un occhio di riguardo ai cittadini locali. Che magari non vengono una volta sola, ma tutto l’anno. Certamente quest’anno si parla di “stare ritti”, non di guadagnare. Di reggere il colpo».

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