Ultimo saluto

Nel ricordo di Dario, il «qualcuno» che era comunista

Leonardo Fiaschi e il circolo Arci di Ulignano raccontano il compaesano, deceduto la settimana scorsa a causa del Covid-19

Nel ricordo di Dario, il «qualcuno» che era comunista
Chianti senese, 07 Giugno 2020 ore 12:01

Mercoledì 27 maggio si è diffusa la triste notizia del primo decesso di un sangimignanese, dopo essere risulato positivo al Covid-19. Dario Zucconi, ulignanese classe 1938, che, da alcune settimane, era stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva all’ospedale Santa Maria delle Scotte di Siena. «Pochi giorni fa, con concausa questo male che, purtroppo, è entrato nella storia, ci ha lasciato Dario Zucconi. Un ulignanese che è stato Consigliere comunale negli anni Settanta e che credo sia giusto ricordare, facendo le condoglianze a tutta la famiglia. Dario, per tutta la comunità, ha rappresentato sicuramente un valore aggiunto». Con queste parole, Leonardo Fiaschi, presidente del Consiglio comunale turrito, ha iniziato il proprio ricordo del compagno Zucconi. «Mi legavano personalmente a Dario varie dinamiche: come ad esempio il calcio. E, infatti, ne era un grande appassionato, tanto da essere il primo presidente dell’Ulignano calcio: si può dire che è stato lui che ha portato la cultura sportiva nella nostra frazione. Anche il lavoro ci univa: ricordo benissimo, visto che è stato impegnato a lungo in un’impresa edile, negli ultimi suoi anni di attività, prima di andare in pensione, e che coincidevano con i miei anni di tirocinio, la condivisione di alcuni cantieri. Ricordo la sua disponibilità e la sua voglia di fare e di mettere gli altri nelle migliori condizioni possibili per lavorare. Era un decisionista, ma collaborativo e che amava il confronto. Chiaramente, e non per ultimo, ci legava la vicinanza politica: Dario ha rappresentato la storia di quella che è stata la base del mio orientamento politico. E tutte le volte che andavo a consegnargli la tessera del partito, iniziavano lunghi scambi di opinioni: mettevo in conto, e lo facevo assolutamente volentieri, di trascorrere con lui il pomeriggio. Era una fucina di racconti e di aneddoti: e ogni volta era una fonte di arricchimento. Ha dato tutto sé stesso sia per la comunità che per il suo credo e per le sue convinzioni politiche. Mi ha raccontato la sua esperienza di consigliere ed è stato assolutamente utile per me, nonostante le differenze generazionali e di epoca sociale. Erano racconti affascinanti: su tutti il premio peril numero di tessere sottoscritte (165 in 8 giorni) che gli valse un viaggio-premio a Mosca, nell’allora Unione Sovietica. È giusto ricordarlo e rendergli merito. Uno dei monologhi più belli di Giorgio Gaber si intitola ”Qualcuno era comunista”: pensandoci e ripercorrendo tutto quello che, di profondissimo, viene detto dal cantautore milanese in quel pezzo, mi viene da riconoscere in Dario proprio quel ”qualcuno”. Ci ha lasciato un messaggio e degli insegnamenti importantiche, sono convinto, rimarranno dentro di noi e dentro la comunità per molto tempo» ha concluso Fiaschi. Il calcio,il lavoro e l’impegno politico sono state solo alcune delle passioni della vita di Zucconi. E, oltre che per mezzo delle parole di Fiaschi, l’impegno di Dario Zucconi per la comunità ulignanese è testimoniato anche da un testo, scritto anche dallo stesso Zucconi, presente nel libro «Quelli laggiù murano sulla sabbia… – La Casa del Popolo di Ulignano 1948-1998», il volume che ricorda i 50 anni del centro culturale e ricreativo della frazione sangimignanese, e che, come riportato nel libro, Dario aveva cominciato a frequentare dal 1964. E, in contemporanea andava, per la passione per il calcio, anche al circolo Acli, in un contesto in cui le contrapposizioni della Guerra Fredda si facevano sentire anche nelle piccole frazioni. Nella sua testimonianza, attraverso la quale il circolo Arci di Ulignano si stringe alla famiglia Zucconi, è lo stesso Dario che racconta l’impegno per l’ampliamento e le ristrutturazioni, avvenute nel corso degli anni, della Casa del Popolo di Ulignano, grazie anche al suo impegno come volontario. Era anche una presenza fissa alle «Festa dell’Unità».

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