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Monteriggioni, maxi restauro delle mura del castello

Un grande progetto di recupero e di valorizzazione del valore di 1,8 milioni di euro che permetterà di rimettere in sesto le mura usurate dall'implacabile trascorrere del tempo e dalle intemperie.

Monteriggioni, maxi restauro delle mura del castello
Siena, 26 Settembre 2020 ore 21:15

Le mura del Castello di Monteriggioni torneranno presto a splendere: nei giorni scorsi sono iniziati gli attesi lavori di restauro della cinta muraria della fortezza turrita tra le più famose ed iconiche d’Italia e del mondo.

Un grande progetto di recupero e valorizzazione d 1,8 milioni di euro

Un grande progetto di recupero e di valorizzazione del valore di 1,8 milioni di euro che permetterà di rimettere in sesto le mura usurate dall’implacabile trascorrere del tempo e dalle intemperie. Il cantiere, affidato a fine 2019 a una ditta veneziana, doveva partire con l’inizio del 2020 ma il lockdown prima e la necessità di ulteriori perizie ed accertamenti – tra cui dei rilievi fotografici in quota per valutare lo stato di conservazione delle torri delle mura, dove sono presenti alcune cisterne – ha fatto slittare il via.

Il progetto, sviluppato durante il precedente mandato amministrativo, ha goduto di 300mila di contributi regionali e di 1,5 milioni di euro di finanziamenti erogati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), col sostegno dell’iniziativa «Bellezza», una misura lanciata nel 2016 dall’allora Governo guidato da Matteo Renzi, atta a recuperare, ristrutturare o reinventare beni pubblici per farli tornare fruibili dalla collettività.

Il maxi restauro chiuderà il cerchio con il percorso di recupero della cinta del Castello iniziato nell’aprile 2019 con il recupero della Porta Romea, realizzato grazie al contributo di Art Bonus e di numerose aziende del territorio. L’intervento prevede lavori profondi ed incisivi che rifaranno il «look» alla cinta muraria, che fisiologicamente presenta piccole ma diffuse criticità dovute alla consunzione del tempo, su cui si interverrà in modo specifico: in prima istanza si andrà ad eliminare la vegetazione che si è infoltita tra le pietre; licheni, alghe, funghi e muschi sono le forme presenti con maggiore densità e consistenza. I tecnici cercheranno di ridurre i depositi di guano di picconi e le altre aggressioni biologiche, rimuovendo inoltre le alterazioni dovute agli interventi antropici successivi all’edificazione delle mura. In particolare elementi metallici e infissi nelle connessioni murarie, che a causa delle loro ossidazione tendono a macchiare ed innescare tensioni dovute al diverso comportamento sotto l’azione degli sbalzi termici ed igrometrici.

Si andrà ad intervenire per risolvere altri problemi, che riguardano il degrado derivante da precedenti interventi di restauro risultati non corretti, o il distacco progressivo di elementi di pietra e di malta, fenomeno che ricopre il 40% della superficie delle strutture murarie. Poi lesioni, sconnessioni (in particolar modo nella volta della Porta Franca) e patine superficiali.
Infine, un’altra situazione di decadimento su cui si concentrerà l’opera di restauro è quella ravvisata sulla parte alta delle mura, che in alcuni casi si trova con una protezione rovinata oppure ne è priva: situazione che fa sì che vi sia ristagno di acqua piovana e accumulo di terriccio, guano e qualsiasi altro tipo di materiale trasportato dal vento e dai volatili.

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