POGGIBONSI

L’ospedale Campostaggia e Covid, ecco come è cambiato il presidio

Le parole della direttrice del presidio Campostaggia, Simonetta Sancasciani.

L’ospedale Campostaggia e Covid, ecco come è cambiato il presidio
Val d'Elsa, 05 Ottobre 2020 ore 13:55

«Questa esperienza è stata indelebile: ci ha segnato tanto ma ci ha anche insegnato molto». Simonetta Sancasciani, direttore del presidio ospedaliero di Campostaggia a Poggibonsi, fa tesoro dei durussimi mesi in cui la pandemia ha colpito ed il Covid sorpreso. Vero che non siamo fuori dall’emergenza, vero anche che le contromisure non sono neppure paragonabili a quelle di marzo.

Dottoressa Sancasciani, da febbraio ad oggi come è cambiato l’ospedale a causa della pandemia?
«Il Covid aveva ridimensionato il modo di accedere in ospedale. Da giugno siamo partiti con una riorganizzazione per rendere la struttura più fruibile».
Anzitutto i checkpoint. 
«Gli accessi sono tutti controllati».
Poi il pronto soccorso. 
«Purtroppo accompagnatori e familiari non possono entrare all’interno. Ma stiamo cercando di risolvere questo disagio predisponendo a breve una sala di attesa esterna».
Durante la fase più acuta della pandemia il CUP era stato trasferito in uno spazio adiacente a Campostaggia.
«Oggi abbiamo di nuovo due postazioni CUP all’interno dell’ospedale. Aggiungo che nel poliambulatorio si è cercato di rivedere la postazione del personale infermieristico e percorsi diversificati per le varie aree specialistiche».
Quanto era stata ridotta l’attività chirurgica?
«Nei tre mesi più caldi dell’emergenza Covid era stata limitata alla patologia tumorale ed alle urgenze-emergenze. Ora stiamo riprendendo a pieno regime con accorgimenti di sicurezza. I pazienti effettuano il tampone».
Campostaggia non è un ospedale Covid ma c’è la “bolla”.
«Sono posti letto che destiniamo a chi è in attesa del tampone. Si tratta di un percorso in cui il paziente può stazionare in sicurezza per sé e per gli operatori sanitari. C’è una cosa da sottolineare».
Prego.   
«In questo periodo è cresciuta una grandissima sensibilità tra gli operatori per il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale».
Alcuni dei cambiamenti che la pandemia ha imposta a Campostaggia dovranno rimanere quando, in un futuro che oggi non ci è dato sapere, saremo fuori da questa situazione?  
«Da ogni esperienza si ricava un insegnamento. In tutta la drammaticità del Covid ci sono stati dei ripensamenti su organizzazione e percorsi che rimarranno. Resterà la riorganizzazione del pronto soccorso: all’osservazione breve intensiva Covid si è aggiunta una osservazione breve intensiva di altri 4 posti letto. Rimarremo così per lo meno fino a quando non avremo quello nuovo. Direi anche i miglioramenti ottenuti nel poliambulatorio ed in radiologia».
Ecco, appunto, quando il nuovo pronto soccorso? 
«Spero vivamente che possa essere realizzato nel giro di 4-5 anni. Questa è una fase di passaggio in cui dovremo continuare a lavorare come stiamo lavorando ora».
Il Covid aveva diminuito il numero degli accessi. Oggi com’è la situazione?
«Ci aveva tolto pressione in termini di affluenza. Dal mese di giugno stiamo avendo un crescendo, ci stiamo avvicinando al nostro quotidiano pre-Covid: 90-95 accessi al giorno».
Da poco è state eletto il nuovo governatore della Toscana Eugenio Giani. Ha sempre sentito la dovuta vicinanza da parte della Regione?
«Mai avvertito distacco. Il nostro tramite con la Regione sono i sindaci della Val d’Elsa e loro si sono sempre dimostrati attenti verso questo ospedale. Campostaggia ha una connotazione particolare perché richiama cittadini di questa area ma anche quelli delle aree limitrofe».
Il Covid quanto ha impattato sulle liste di attesa? 
«Notevolmente. In particolare sulle liste operatorie e sulle visite specialistiche. Questo ha portato delle difficoltà inevitabili. Penso che nel giro di qualche mese riusciremo ad aver esaurito il pregresso ed a rispondere alle nuove richieste».

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