Colle di Val d’Elsa

L’odissea di un turista in giro per la città

Cosa vuol dire visitare la cittadina valdelsana? Una panoramica dagli occhi di un possibile ospite per le strade del paese

L’odissea di un turista in giro per la città
Val d'Elsa, 30 Luglio 2020 ore 13:14

Molte volte, negli ultimi decenni, è stato ribadito che il futuro di Colle è nel turismo: dopo il declino delle attività industriali, questa specifica branca è apparsa come la possibile panacea di tutti i mali della città. Perfino adesso, dopo che l’esplosione del Covid-19 ha duramente colpito praticamente ogni branca delle attività produttive, il turismo è visto come una speranzaper il futuro. Cosa si trova, però, ad affrontare un turista che arriva oggi a Colle? Abbiamo voluto provare a scoprirlo, mettendo in scena quella che potrebbe esserela tipica visita di un visitatore di Colle che arriva con il suo zaino una domenica mattina.

L’avventura inizia da via Bilenchi, presso la principale fermata degli autobus di Colle. Il nostro turista ha preso qualche informazione sulla città e ha un’idea generale di quello che vuole vedere, sa che la maggior parte delle attrattive si trovano nella parte alta, tranne il Museo del Cristallo, che è a poche centinaia di metri dal punto dove è sceso. Attraversa quindi piazza Arnolfo e, ammesso che gli occhi gli cadano sull’insegna, ha la sua prima delusione: il punto informazioni per i turisti la domenica mattina è chiuso. Peccato, avrebbero potuto prepararlo ad alcune delle cose che lo attendono.

Se anche è sfuggito a questo primo intoppo, ne incontraun secondo poco dopo: anche il Museo del Cristallo è chiuso, evidentemente per lavori di ristrutturazione. Peccato, ma in fondo è solo una piccola parte delle cose che il nostro turista vuole vedere. Intende raggiungere Colle Alta, ha letto su internet che lì ci sono altri due musei, oltre a dei palazzi storici e alla cattedrale, e dalle fotografie che ha visto sembra che il panorama sia spettacolare. Sa anche che esiste un impianto di risalita, quindi si mette a seguire i cartelli che indicanol’ascensore. Per farlo, deve percorrere via Garibaldi, e qui non può non rimanere sorpreso vedendo la lunga serie di sacchi della spazzatura che fanno mostra di sè sui lati della via. Lui non può saperlo, ma la domenica mattina non viene eseguita la raccolta porta a porta, anche se in molti non sembrano averlo compreso.

Arrivato in cima alla strada, il turista svolta su una piccola salita, in cima alla quale si trova l’ingresso del tunnel dell’ascensore…e. Lo trova sprangato con catena e lucchetto. Eh già: lui non può sapere che da oltre un anno, a causa di una lunga serie di guasti, l’impianto è stato molto più chiuso che aperto, e che dopo l’ultimo blocco l’Amministrazione Comunale ha sostanzialmente confermato che non sarà riaperto prima della fine dell’estate. Accanto al cancello chiuso c’è uno scarno cartello che indica la via alternativa per Colle Alta: una stretta strada in salita, piastrellata con antichi mattoncini rossi molto consumati, che i colligiani sanno essere via del Cenerone. Il nostro ostinato turista non intende certo arrendersi, ed inizia ad arrancare, non arrendendosi neanche quando va a sfociare in una strada ancor più ripida, che si arrampica verso uno spettacolare bastione lungo la cinta muraria di Castello. E’ via del Pozzo Tondo, che porta il nostro visitatore fino al Baluardo, dove inevitabilmente arriverà stremato e sudato.

Giunto in cima, dopo aver contemplato con disperazionela cabina dell’ascensore chiuso e magari aver scattato una foto al panorama, il turista si rende conto di essere molto assetato, e si avvia verso l’interno del quartiere di Castello lungo l’omonima via, ovviamente in salita. Qui però lo aspetta una nuova, orribile sorpresa: il solo bar nel raggio di almeno un chilometro apre soltanto in orario serale. La sete gli impedisce di godersi appieno la bellezza di questa strada, che nonostante qualche problema di pulizia dovuto al guano dei piccioni sembra essere appena uscita dal Medioevo. A metà della salita individua un secondo ufficio turistico, e questa volta è aperto! Il nostro turista decide di entrare, anche soltantoper chiedere dove si trova il primo bar, e l’incaricato non può che avvertirlo che dista ancora parecchie centinaia di metri. Scopre però che sopra di lui esiste una mostra contenente un estratto del Museo del Cristallo. Nonostante la sete, va a visitarla, e si toglie qualche soddisfazione vedendo i prodotti del genio degli artigiani colligiani.

E’ probabile che il visitatore non faccia altre domande, in fondo ha già un’idea di quello che vuole vedere, magari ha anche una cartina. La sua sola speranza per non rimanere deluso, però, sarebbe Google Maps: vedendola strada che sta per affrontare capirebbe cosa lo attende. In ogni caso, sceglie di uscire, non sapendo che lo aspettano altre sorprese.

Arrivato in piazza del Duomo, il turista, anche soltanto in cerca di refrigerio, entrerà certamente nella concattedrale colligiana, ammirandone la notevole bellezza. Se è fortunato, individuerà anche una fontanella sull’altro lato della piazza: non c’è alcun cartello che ne indichi la potabilità, ma in un momento simile berrebbe probabilmente anche acqua di palude. Se la sua vista non è abbastanza acuta o se non ha la fortuna di girarsi nella direzione giusta, dovrà tenersi la sete ancora per un po’. D’altra parte, però, arriva una nuova sorpresa: il Museo Archeologico è chiuso, anche in questo caso senza alcun cartello.

Il turista procede verso Borgo, trovando una serie di punti panoramici. Tra questi, spicca sicuramente il Bastione di Sapia, dal quale si gode di una spettacolare vista di Colle. Di fronte a se, vede quella che sembra una chiesa o un convento avvolto dagli alberi. E’ il Conventodi San Francesco, ma a meno di chiedere a qualche abitante la strada per arrivarvi, difficilmente lo troverà, viste le scarse indicazioni. Se è fortunato, invece, troverà uno dei due locali situati sul bastione aperto e potrà estinguere la sete una volta per tutte, ma non è probabile, nessuno dei due è un vero bar, sono entrambi ristoranti, ed aprono nella tarda mattinata.

Finalmente, superato il Ponte del Campana e l’omonima via, il turista arriva in piazza Santa Caterina, e in uno delle due attività che si trova davanti può ritemprarsi con qualcosa di fresco, per poi riposare all’ombra degli alberi e scattare qualche foto al notevole panorama, magari scoprendo anche come arrivare a San Francesco. Da lì potrà vedere uno scorcio di tutto il Borgo e il Castello degno di una cartolina.

Prima o dopo l’escursione fuori dalle mura, però, il nostro visitatore vuole togliersi un’ultima soddisfazione: ha lettodi un terzo museo, quello Civico e di Arte Sacra, situato a poche centinaia di metri dal punto che ha raggiunto, vicino alla principale porta nelle mura della città. Ha visto solo uno scorcio del primo, si è dovuto arrendere di fronte ad una porta chiusa nel caso del secondo, ma è ben intenzionato a godersi il terzo.

E invece no. Anche il Museo Civico è chiuso, come ilturista scopre con somma delusione e come è reso evidente dai ponteggi posizionati di fronte alla sua facciata. Anche qui lavori. Stavolta un cartello c’è, ma non è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare: parla ancora della chiusura per il lockdown.

Tornando verso il centro (rigorosamente a piedi, la domenica gli autobus sono poco più che un miraggio in Colle Alta) quali potrebbero essere i pensieri del nostroturista dopo la sua passeggiata? Probabilmente che Colle di Val d’Elsa è come certi studenti: ha grandi potenzialità, ma non si applica. Il suo centro storico rappresenterebbe l’invidia di qualsiasi città, ma i problemi sono veramente troppi, la fruizione straordinariamente complicata. Consiglierà il viaggio ai suoi amici? I dubbi sembrano molti.

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