POGGIBONSI

La storia di Giacomo, di origini cinesi, che ha riaperto il suo salone dopo cinque lunghi mesi di chiusura

In Italia da quando era piccolo, considera Poggibonsi casa sua: «Qui sono nati i miei figli».

La storia di Giacomo, di origini cinesi, che ha riaperto il suo salone dopo cinque lunghi mesi di chiusura
Val d'Elsa, 25 Agosto 2020 ore 13:47

Ha chiuso la sua attività il 21 febbraio: gli affari calano vistosamente, il virus diventa minaccia nei nostri confini. Il giorno in cui Giacomo Jiang, cinese di Wencheng, parrucchiere, decide di chiudere il suo locale a Poggibonsi è lo stesso in cui viene registrato il caso positivo al Covid-19 a Codogno. Naturalmente non c’è nessun legame diretto: è casomai il segno di un qualcosa che pareva lontano e che, come vedremo e vivremo, sarà terribilmente tra noi. Anzi, lo è anche adesso. 

Giacomo, trent’anni ancora da compiere, tira giù la saracinesca dell’attività che gestisce insieme con sua moglie. Dopo oltre cinque mesi, ieri, giovedì 6 agosto, Giacomo ha accolto di nuovo i suoi clienti. In mezzo c’è stato un Paese che si è fermato e che sta ripartendo, senza sapere quel che saranno i prossimi mesi. Non lo sa nessuno. Giacomo è però giustamente felice: «Lo sono perchè mi mancava l’Italia, ormai Poggibonsi è diventata casa mia. Esco e trovo persone che conosco e che mi vogliono bene. Sono davvero contento di ricominciare».
L’entusiasmo e la necessità del primo giorno di lavoro dopo il lockdown assume senso facendo marcia indietro. A quei giorni di fine febbraio. Quando Giacomo annunciò via Facebook la chiusura del locale: «A causa di questo nuovo virus – spiegava – e non perchè sono malato ma solo per la mancanza di clienti. Tutti voi sapete che sono 11 anni che non vado più in Cina e quindi come voi vivo questa situazione di allarme. La mia serietà la conoscete tutti – proseguiva Giacomo – e sapete che mai avrei messo a rischio sia la mia che la vostra salute se mi fossi accorto di qualche problema. Questo messaggio è per rassicurare tutti quelli che mi conosco e soprattutto i miei clienti». 
Insieme al testo, sul social Giacomo aveva postato la foto di un foglio attaccato alla vetrina del locale, in cui indica il 7 marzo come data per la riapertura. Sappiamo bene com’è andata. Due giorni dopo, la sera del 9, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dichiara che «purtroppo tempo non ce n’è». Avevamo già oltre 400 vittime. Comincia il lockdown: l’Italia chiude.

E Giacomo, chiaro, non può fare altrimenti che non riaprire. Così, quando possibile, decide di partire con sua moglie. Vuole vedere i suoi due figli, che erano rimasti in Cina da febbraio e che non aveva fatto rientrare per timore del virus, inoltre gli manca la sua terra d’origine: la contea di Wencheng nella provincia dello Zhejiang. Insomma, Giacomo ne approfitta per trascorrere del tempo con la famiglia, salutare parenti che non vedeva da tempo, mettersi in pari con i cambiamenti di un Paese diverso da come se lo ricordava. Una vera trasformazione. «Il cambiamento è stato grosso – racconta – del resto erano più di dieci anni che non andavo in Cina». Dove ha le sue radici ma casa sua è l’Italia: qui lavora, ha vissuto a lungo, è qui che sono nati i suoi bambini. «Avevo nostalgia di Poggibonsi. Ricordo che un giorno ci siamo fatti degli spaghetti italiani». 

Passano le settimane. Si avvicina il momento del rientro. Siamo alla fine di maggio, Giacomo ha fissato il volo. Va con la famiglia in aeroporto quando lo fermano senza farlo partire: gli dicono che il volo non c’è, è stato cancellato. Niente da fare. E quando c’è il prossimo? Non prima del 19 luglio. Giacomo allora resta in Cina, l’odissea si allunga. «Quando con la mia famiglia siamo rientrati in Italia, siamo stati in isolamento per due settimane. Abbiamo seguito tutte le disposizioni». Una misura precauzionale che abbiamo imparato a conoscere. In questo periodo si fa portare la spesa a casa da un amico e si domanda che mondo ci possa essere là fuori: cioè come sia Poggibonsi dopo la chiusura. Ecco, questo lo ha scoperto nei giorni scorsi mentre Giacomo preparava la riapertura del suo salone di bellezza.

«L’economia mondiale ha risento della situazione – riflette Giacomo – ovviamente mi auguro che ci possa essere una ripresa». Già il fatto che abbia ricominciato a lavorare è un gran bel primo passo di ritorno verso la normalità. Giacomo ha deciso di tenere aperto il suo salone per tutto il mese di agosto.
Ieri intanto è stata la fine di un lungo viaggio, più temporale che fisico: 21 febbraio-6 agosto. Nel mezzo un mondo stravolto.   

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