La polemica

La protesta delle mamme: «Stop alla didattica a distanza»

Il gruppo Facebook che invita a non collegarsi alle lezioni o line gli ultimi giorni di scuola nasce a Poggibonsi. E sta raccogliendo consensi in tutta Italia

La protesta delle mamme: «Stop alla didattica a distanza»
Val d'Elsa, 06 Giugno 2020 ore 18:01

La protesta corre sulla rete. Su Whatsapp, sui social. E si concluderà con un clic: quello che genitori e bambini faranno ai loro pc, ai loro tablet, ai loro cellullari negli ultimi giorni di scuola. Per disconnettersi. E dire «Basta Dad», ovvero basta alla didattica a distanza. 

«Vogliamo che i bambini tornino a scuola in sicurezza». E’ questo il senso di questa protesta che nasce a Poggibonsi, si allarga con un gruppo social su Fb che si chiama Basta Dad e che ad oggi raccoglie cittadini valdelsani, ma non solo per un totale di 2250 persone in tutta Italia. L’organizzatrice e coordinatrice è di Poggibonsi, genitore e imprenditore nel settore della comunicazione.

«E’ un gruppo nato pochi giorni fa – ha raccontato Angela Cecconi – E ha avuto subito centinaia di adesioni da tutta Italia, i più sono toscani perché è la cerchia di amicizia che si è allargato a macchia di olio. Si parte da qui insomma. Ma ci sono tante persone dall’Emilia, dal Veneto, dalla Sicilia, dalla Liguria, persone da tutta Italia».

Ne fanno parte genitori, ma anche insegnanti.

«Ci sono anche molti docenti. E la cosa mi fa molto piacere perché ci supportano. Sono docenti e genitori a loro volta e capiscono che questa cosa non è fattibile».

Il successo nasce dal desiderio di far tornare a scuola i bambini, di far riscoprire loro la socialità e il contatto con maestri e compagni di scuola da cui, causa coronavirus, sono stati lontani per così tanto tempo. Poi, l’incertezza che ancora regna sovrana per settembre alimenta il Basta Dad.

«Il governo ha riaperto tutto e ancora non si parla in modo certo di una riapertura sicura per le scuole a settembre», ha detto Angela Cecconi. E allora ecco l’idea. «Una forma di protesta simbolica, ovvero disertarela didattica a distanza nell’ultima settimana di scuola perché alla fine è l’unico modo per farci ascoltare».

Sui limiti della didattica a distanza, che l’emergenza sanitaria ha portato con sé, si sono riempite pagine di giornali, cartacei e non, social e discussioni infinite.

«I social sono pieni di gruppi di genitori che non ne possono più di questa forma di didattica. Ed è anche pieno di articoli di pedagogisti o insegnanti e psicologi che dicono quanto sia fallimentare e poco proficua questa forma di istruzione». In pratica nell’ultima settimana di scuola gli alunni i cui genitori aderiscono alla protesta non si collegheranno alle lezioni on line. Le date chiaramente sono diverse da regione a regione. «In Toscana la scuola finisce il 10 giugno, quindi l’8, 9 e 10 giugno i nostri figli non accenderanno pc, tablet ecc..».

Il «Basta Dad» si estenderà anche a settembre qualora alla ripresa venga inserita nei piani del governo per tenere la distanza sociale.

«Fate la didattica a distanza? E noi non vi seguiamo. La protesta dunque procederà ad oltranza per settembre se ce la ripropongono». Scorrendo il gruppo ci sono anche genitori preoccupati dal fatto che i figli non potranno salutare i propri compagni via zoom o meet proprio l’ultimo giorno di scuola. «Se il genitore è favorevole dovrebbe riuscire a parlare con il bambino o ragazzo e spiegarglielo, secondo me gli insegna un valore importante: lottare per qualcosa di più importante – ha aggiunto Angela Cecconi – Io a miei ho spiegato che, siccome non siamo d’accordo che si continui a fare queste lezioni on line noiose e impersonali, e si spera che a settembre si possa tornare a scuola e non ci debba più collegare, i genitori, anche di classe nostra, hanno deciso di fare una protesta. Ci sono genitori che dicono: “I miei figli si collegano volentieri”. Giusto, ci mancherebbe. Ma ci sono tante cose che un genitore insegna ai figli».

Parlando di scuola, proteste e riapertura, la domanda sorge spontanea. Ovvero quali sono le proposte, le idee per settembre. La risposta è chiarissima. «Il gruppo che è nato ha come scopo solo quello di promuovere l’iniziativa. Non vogliamo avanzare proposte, non abbiamo le qualifiche per farlo, sappiamo solo che se sono aperti i centri estivi e si è aperto tutto, ristoranti, bar, fabbriche con 5mila dipendenti, sicuramente si possono riaprire anche le scuole a condizione che il governo si attivi ora a dare indicazioni perché se poi i Comuni devono trovare degli spazi per mantenere le distanze o deve essere assunto personale, non si può fare il 15 agosto, si deve  sapere da subito».

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