Colle Val d’Elsa

La parola ai commercianti: «Una buona estate»

Restano i timori per i mesi invernali e per la possibilità di nuove limitazioni. Le preoccupazioni sono date dall’incertezza

La parola ai commercianti: «Una buona estate»
Val d'Elsa, 28 Settembre 2020 ore 19:10

Il lockdown di marzo ha duramente colpito tutto il tessuto economico italiano, e in questo Colle di Val d’Elsa non ha fatto, naturalmente, eccezione: le attività commerciali di ogni genere, dalla ristorazione ai negozi, hanno vissuto una drammatica contrazione nel loro giro d’affari, con tre mesi di vuoto assoluto e con le successive, enormi difficoltà per ricominciare a lavorare, tra crisi di clientela, spese rimaste inalterate nonostante gli incassi inferiori e regole complesse per restare aperti. Ma a sei mesi dall’inizio del blocco totale, in che situazione si trovano i negozianti colligiani?


Sorprendentemente, sembra essere migliore di quanto sarebbe stato possibile aspettarsi: pur con qualche affanno, la maggior parte dei negozianti colligiani sembra essere riuscita a reggere il fortissimo colpo, e l’estate 2020, pur senza far registrare un giro d’affari eccezionale, ha fornito alcune speranze di rilancio e, forse, anche una prospettiva per il futuro.
E’ quanto emerge dalle dichiarazioni di alcuni negozianti del centro cittadino, che hanno riscontrato una situazione decisamente migliore rispetto alle loro poco rosee previsioni: «C’è voluto del tempo, ma pian piano siamo riusciti a ripartire – spiega Arianna Romagnoli, proprietaria della gioielleria “Il Filo di Arianna” – Le cose non sono tornate normali, ovviamente, abbiamo registrato un calo pari circa al 30 %, ma il mercato si sta riaprendo. L’estate è stata migliore del previsto, anche se ci sono stati pochi turisti, soprattutto durante i mesi di luglio e agosto. Solo nelle ultime settimane abbiamo visto un po’ più di movimento, ma in massima parte si tratta di visitatori “storici” che tornano ogni anno, quasi dei colligiani acquisiti. Considerando però che gli abitanti sono andati meno in giro rispetto agli anni precedenti, con ogni probabilità hanno vissuto molto di più la propria città. Adesso abbiamo davanti un altro periodo complicato. Stiamo iniziando a riflettere sul modo di organizzare qualcosa per il periodo natalizio, ma ovviamente molto dipenderà da come si evolverà la situazione dell’epidemia».
Il Filo di Arianna non è la sola attività colligiana ad aver assistito ad una ripresa della propria attività migliore rispetto alle aspettative: «E’ stata una buona estate, tutto sommato – racconta Sandra Caselli, dell’omonimo negozio di alimentari a pochi metri da piazza Bartolomeo Scala – Sono stata sempre aperta, e per quanto la ripartenza sia stata faticosa, dovendo anche seguire le regole stringenti, ho vissuto una buona ripartenza, nonostante si siano visti pochi turisti. Inizialmente pensavo che le vacanze a piedi lungo la Francigena sarebbero andate meglio, ma la chiusura di molte strutture ha causato delle difficoltà. In ogni caso, non posso lamentarmi, ho curato la mia clientela e sono riuscita a mantenerla».


Un’opinione tutto sommato condivisa anche da Tiziana Cervelli, proprietaria dello storico negozio di vestiti Eurasia, che non nasconde però i timori ancora esistenti per il futuro: «Abbiamo vissuto una buona ripartenza, la gente sembrava aver finalmente voglia di tornare alla normalità. L’estate è stata, se paragonata a quelle precedenti, di leggera sofferenza, ma il calo è stato contenuto, e tutto sommato abbiamo retto il colpo, anche se ovviamente nessuno ci restituirà in alcun modo le perdite di tre mesi di chiusura totale, e ovviamente abbiamo ancora dei timori, perché non sappiamo come si evolveranno le cose. La gente non gira molto, i matrimoni sono stati spazzati via, quindi non è che la gente compri molti vestiti».
Un nuovo blocco, ovviamente, rappresenterebbe un devastante colpo di grazia per le attività sopravvissute, quindi i numeri ancora alti dei contagiati rappresentano una ragione per tremare. Se infatti fino a questo momento Colle se l’è cavata meglio di molte altre città, ha comunque già pagato un prezzo salato, come dimostra, ad esempio, la saracinesca abbassata del bar-panificio situato a fianco della stazione principale degli autobus in via Bilenchi, che non ha mai riaperto dopo il lockdown. Un caso che, se dovessero verificarsi futuri stop, rischierebbe di non rimanere isolato.

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