Il caso

Incendio doloso forse per vecchie ruggini: indagini vicine alla cattura del piromane

Danni limitati al bar Sant’Agostino. La testimonianza dei residenti vicini al luogo

Incendio doloso forse per vecchie ruggini: indagini vicine alla cattura del piromane
Val d'Elsa, 18 Luglio 2020 ore 14:22

Un evento come questo non se ne erano mai visti, almeno negli ultimi anni. Ed ha preoccupato non poco i colligiani, abituati a vivere in un paese tutto sommato tranquillo, e a vedere certe cose solo al telegiornale. L’incendio doloso al Bar Sant’Agostino ha catalizzato, in questi giorni, l’attenzione dell’intera città, fin da quando, nella notte tra domenica e lunedì, le sirene di pompieri e Carabinieri hanno attraversato l’aria per dirigersi in via Pieve in Piano. Abbastanza chiara, fin da subito, è risultata la dinamica di quanto è accaduto: poco prima della mezzanotte di domenica un uomo con il volto quasi interamente coperto si è avvicinato all’ingresso posteriore del Bar Sant’Agostino, chiuso solo da pochi minuti, ha versato il contenuto di una latta di benzina davanti alla porta ed ha appiccato il fuoco. A raccontare quello che è successo nella prima fase è Pasquale De Santis, residente davanti al bar, che insieme al figlio e ad alcuni altri passanti si è da subito prodigato per limitare i danni: «Eravamo in sala da pranzo a guardare la partita del Napoli, ed avevamo le finestre aperte a causa del caldo. E’ stata una fortuna: se non ci fosse stata la partita saremmo stati probabilmente già a letto, e non ci saremmo accorti di niente. All’improvviso abbiamo visto una intensa luce rossa in strada. Ci siamo affacciati alla finestra, ed abbiamo visto che davanti alla porta del bar era tutto in fiamme. Mio figlio Alessandro ha urlato di chiamare i pompieri, poi siamo scesi di corsa con dei secchi d’acqua. Abbiamo iniziato a buttarli davanti alla porta, nel tentativo di spegnere le fiamme, perché eravamo preoccupati dal fatto che vicino ci fossero i tubi del metano. La maggior parte del fuoco si è spento rapidamente, ma non i tappeti di gomma. Allora mi sono fatto gettare una scopa da mia moglie e li ho spinti nel mezzo della strada. Intanto altra gente era venuta ad aiutarci, e quando sono arrivati i vigili del fuoco l’incendio era praticamente già spento. Sul momento non ci siamo neanche posti il problema che stavamo correndo dei rischi, siamo scesi con il pigiama! Abbiamo solo pensato che sarebbe potuto accadere un disastro».

La prontezza di riflessi dei colligiani ha permesso di limitare i danni alla struttura, evitando in particolare che il fuoco si estendesse all’interno, dove avrebbe trovato fin troppo combustibile. Semidistrutta, comunque, è risultata la porta, con il legno bruciato e i vetri esplosi a causa del calore, ma l’intervento immediato ha fatto sì che il solo altro segno dell’incendio sia il muro annerito intorno all’ingresso.

Immediatamente sono scattate le indagini dei Carabinieriper individuare autore e movente dell’assurdo gesto. Le indagini sono ovviamente coperte dal più assoluto riserbo, ma a quanto trapela dagli ambienti ufficiali sembrerebbe che la cattura del piromane sia solo questione di ore, con i militari che da lunedì sono impegnati a compiere controlli a tappeto in tutta la zona e ad ascoltare i vari testimoni dell’accaduto. Agli inquirenti mancherebbero ancora alcuni pezzi del puzzle, che dovrebbero, nelle loro intenzioni, andare al loro posto in breve tempo, ma l’indagine sembrerebbe avere da subito imboccato una strada ben precisa: mancano ancora conferme, ma a quanto sembra il cerchio si starebbe stringendo su una persona, della quale è ancora ignoto il nome, che in passato avrebbe avuto pesanti dissapori con il proprietario dell’esercizio per questioni di natura economica, e che per questo motivo avrebbe scelto, domenica sera, di passare dalle parole al gesto intimidatorio.

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