COLLE DI VAL D'ELSA

Il vaccino per il Coronavirus? Berti: «Sarà pronto nel 2021»

Francesco Berti, 47 anni, è il direttore scientifico di GSK.

Il vaccino per il Coronavirus? Berti: «Sarà pronto nel 2021»
Siena, 03 Novembre 2020 ore 11:28

Fuori dalla pandemia a Natale 2021. Francesco Berti, direttore scientifico dell’azienda farmaceutica GSK, che tra le diverse sedi in Italia ne ha a Siena e Rosia, pone questo paletto temporale con equilibrio e realismo. «Io credo nella scienza, per me è una forma mentis». E così, nella sua casa a Colle Val d’Elsa, Berti argomenta il suo ragionamento con dovizia di particolari. Con mascherina e rigoroso distanziamento. Ciò che abbiamo oggi per scansare il Covid-19.  
Berti, il quadro è complesso. Il virus corre ad una velocità disarmante. Le misure del governo generano polemiche a non finire. Una parte del Paese soffre in silenzio, un’altra ricorre alla violenza per sfogare la propria rabbia. Dal suo punto di vista, riesce a darci una buona notizia? 
«Al momento non abbiamo vaccini e farmaci efficaci, purtroppo. Ma ho fiducia che ci siano almeno due approcci che ci possano portare fuori da questa situazione di crisi in tempi più o meno rapidi. Siamo nel caso in cui il vaccino servirebbe per ieri, non per domani mattina. E poi c’è il farmaco».
Prima della cura, cominci dal vaccino.
«Prendendo in considerazione gli studi nei Paese più sviluppati, in Europa ed in America, ce ne sono per lo meno quattro. Uno di AstraZeneca, con la Irbm di Pomezia, candidato con l’università di Oxford e con cui il governo italiano si è impegnato con un contratto. Abbiamo Johnson & Johnson che ha sede in Olanda. Moderna, candidato sponsorizzato dal governo americano. E poi Pfizer BionTech».  
Fiducioso?
«Mi aspetto possano diventare dei vaccini disponibili per la popolazione a partire dal 2021. Sono alla fine delle prove cliniche. Qualcuno dice dicembre? No, mettiamoci qualche mese in più: facciamo primi mesi del prossimo anno».
Quindi a gennaio 2021 avremo un vaccino?
«Spero di cominciare a vedere qualche immunizzazione a gennaio del prossimo anno».
Oltre a quelli che ha citato ci sono altri vaccini in corsa. Uno è dato dalla collaborazione tra Sanofi e GSK. 
«In questo caso ci si avvale di un adiuvante di GSK e dell’antigene di Sanofi. L’adiuvante è l’elemento che potenzia la risposta di quell’antigene. Si chiama AS03, è un adiuvante utilizzato per i vaccini influenzali: è molto efficiente ed efficace. Ci aspettiamo che il vaccino dia delle buone risposte. Ancora non ci sono dati clinici, siamo alla fase uno ma ci attendiamo ottimi risultati».
Il vaccino di Sanofi e GSK quando ci sarà?
«Sarebbe una ottima possibilità se l’accordo che è stato firmato con l’Unione Europea, per avere centinaia di milioni di dosi, facesse sì che queste dosi fossero disponibili a partire da giugno. In modo da iniziare la campagna di vaccinazione in grande scala».
In generale, ci sarà un problema di dosi?   
«La domanda è altissima, ci vorrà una produzione altrettanto alta. Intanto iniziamo a vaccinare le persone partendo dai soggetti più a rischio, siano operatori o chi ha problematiche maggiori nel caso dovesse entrare a contatto con il virus».
Quanto ci vorrà per vaccinare tutti?
«Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infection Diseases, dice che saremo pronti per Natale 2021. Tendo a sposare questa idea».
Sarebbe una immunità di gregge.  
«Esatto. Sarebbe tale da abbattere l’infezione».
Di che percentuale della popolazione si parla?
«Non lo sappiamo, di sicuro dovrà essere una percentuale alta».
Una volta arrivati al vaccino sarà caccia per averlo. Si rischia una corsa che avvantaggia alcuni Paesi a dispetto di altri?
«Mi auguro non si faccia la caccia al mercato: cioè chi offre di più prende il vaccino e chi di meno non ce l’ha. Ovvio, non illudiamoci che i primi mesi dell’anno le dosi siano già disponibili».
Ipotizziamo di avere il vaccino. Splendido passo in avanti ma nel breve non la festa della liberazione dal Covid perchè il percorso sarebbe ancora lungo. La nostra vita come sarebbe?
«La stagione climatica ci sarà di aiuto. Noi tutti siamo più robusti nel periodo estivo e meno in quello invernale ed autunnale. Per questo è importantissimo il vaccino anti influenzale. Serve arrivare a marzo tenendo il numero di casi clinici sotto il limite di rottura».
Oltre al vaccino, sono in corso anche studi per la cura al Covid-19. Un farmaco potrebbe arrivare da Siena, grazie al lavoro di Rino Rappuoli con Toscana Life Sciences. Domenica scorsa, a “Che Tempo Che Fa” su Rai3, Rappuoli ha dichiarato di voler cominciare le prove «cliniche prima di Natale, finirle a febbraio e a marzo avere il farmaco a disposizione, le prime decine di migliaia di dosi e poi averne sempre di più. Spero che tra vaccini e anticorpi monoclonali il regalo di Natale per il 2021 sia che ci siamo scordati questa pandemia».
«Esatto. Questo rientra nella somma degli attributi che mettiamo in campo per combattere il Covid. Rino ha detto: si inietta l’anticorpo sia per prevenire che per curare chi è già infettato. Partiamo intanto dal curare chi non ha via di ritorno: chi è malato grave. Diamo a loro la priorità».    
Ipotizziamo che le quantità del farmaco siano molte e che io sia positivo al Covid-19 presentando sintomi lievi. Ha senso mi venga somministrata la cura?
«A mio parere no, non nel breve, assumendo che non ci sia una disponibilità immediata per tutti. Magari fra due anni, quando ne avremo tantissime dosi, sarà un farmaco prescritto dal medico. Una questione di priorità verso i soggetti che ne hanno più bisogno».
Quando crede che avremo la cura al Covid con gli anticorpi monoclonali di Rappuoli?
«A primavera: marzo-aprile».
C’è un presente difficile di convivenza con il virus. Che si fa?
«L’unico modo per difenderci è non infettarci l’un l’altro. Dobbiamo preservare il soggetto che potrebbe avere conseguenze cliniche».
Mascherina, distanziamento fisico ed igiene delle mani.
«Non si può prescindere dalla mascherina, anche quando in alcuni momenti indossarla può apparire stupido. Deve diventare un comportamento usuale, come la cintura di sicurezza. Non c’è solo questo, chiaramente».  
Spieghi.
«Tenere sotto il limite di non gestione da un punto di vista ospedaliero i casi clinici. Si deve anche chiedere un sacrificio alle categoria a rischio. Io ho i genitori anziani, non li incontro, gli porto la spesa e basta. Un problema sociale ma la salute deve essere al primo posto».
Quali sono i luoghi di contagio? Le situazioni? Dov’è che il virus viaggia forte?
«Nei locali pubblici, specie nelle grandi città, dove non è mantenuto il distanziamento sociale. I mezzi di trasporto sono un problema. Dobbiamo fare in modo di tenere le scuole aperte ma è ovvio che creino movimento».   
Le chiusure anticipate di attività commerciali come bar e ristoranti stanno facendo molto discutere.
«Lo capisco. Chi ne risente deve riceve i ristori, non c’è discussione su questo».  
C’è un disagio sociale evidente, sfociato in disordini in diverse città. E pure chi nega l’esistenza del Covid-19.
«Chi nega l’esistenza del virus non lo qualifico perchè i dati sono talmente chiari che non c’è da discutere. Io sono uno scienziato, sono pragmatico, guardo i numeri e questi purtroppo dicono che il contagio sta aumentando qui come in tutta Europa».  
Pensa che a Natale 2021 ci sarà la luce in fondo al tunnel buio di questa pandemia?
«Penso sì. Sulla base di informazioni e conoscenze al momento disponibili».

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