IL BILANCIO DI FINE MANDATO

I dieci anni di Enrico Rossi: «Qui c’è un buon governo Siamo tra le Regioni migliori»

«La Toscana, negli ultimi dieci anni, ha migliorato la posizione tra le regioni italiane più avanzate. Adesso siamo stabilmente collocati nel novero delle migliori regioni del Paese».

I dieci anni di Enrico Rossi: «Qui c’è un buon governo Siamo tra le Regioni migliori»
Siena, 18 Settembre 2020 ore 15:18

Si appella agli elettori del Movimento 5Stelle e di Toscana a Sinistra per il voto disgiunto. Perché Eugenio Giani «è l’unico che può fermare Ceccardi». Parla di regione tra le più forti a livello italiano nel tracciare i suoi dieci anni di governo della Toscana. Lancia anche un allarme: «Il giorno in cui finirà il blocco dei licenziamenti anche la nostra regione avrà la sua quota di persone che perderanno il lavoro», dice Enrico Rossi, governatore uscente della Toscana, martedì sera ospite del Partito democratico di Poggibonsi. Già, il lavoro come argomento di seria riflessione e preoccupazione: «Oltre al Covid-19 che c’è ed è un problema – ha detto Rossi – a me spaventa la crisi occupazionale. Dovremo avere la forza di mettere a lavorare un po’ di gente. C’è il rischio – ha aggiunto il presidente – che in Toscana 50-60mila persone si ritrovino disoccupate nell’arco di due mesi. Ci arriverà un colpo pesante. Serve costruire piani per il lavoro», ha osservato Rossi. Tema forte di una a campagna elettorale agli sgoccioli, una corsa incerta in cui c’è pochissimo di scontato: il testa a testa tra il candidato del centrosinistra Eugenio Giani e la candidata del centrodestra Susanna Ceccardi è serrato. Anche per questo, Rossi, non indugia ad affermare che «si deciderà tutto per una manciata di voti». 
Sullo stesso solco pure le parole della parlamentare Susanna Cenni e del sindaco di Poggibonsi, David Bussagli, nell’incontro che il segretario cittadino dei democratici, Maurizio Pelosi, ha organizzato nella settimana che ci sta conducendo al voto regionale di domenica 20 e lunedì 21 settembre. 

Rossi, crede che alla fine sarà Eugenio Giani il futuro presidente della Regione Toscana?   

«Sono sicuro di sì». 


La sfida è aperta.

«Non è scontata. Corriamo dei rischi perché lo schieramento democratico è diviso tra una sinistra estrema come Toscana a Sinistra, il Movimento 5 Stelle e poi il Pd con i suoi alleati». 

Lei cosa propone?
«Chiamare al voto tutti i democratici della Toscana, gli uomini e le donne di sinistra della regione. E poi chiedere ai 5Stelle di votare la propria lista e dare il voto a Giani per fermare Ceccardi e Salvini». 

Il voto disgiunto.

«Vale anche per Toscana a Sinistra di Fattori. Da un lato un elettore può mandare la propria lista in Consiglio, insieme al candidato presidente che sarebbe il primo a passare, e dall’altro rafforzare lo schieramento di Giani. Ribadisco: Eugenio è l’unico che può fermare Ceccardi».

Niente ballottaggio dice? 
«A mio avviso non c’è questa ipotesi. Il centrosinistra di Giani e la destra di Ceccardi supereranno il 40%. Vince chi arriva primo. Si gioca tutto al primo turno ed abbiamo bisogno del voto utile di democratici e compagni che votano 5Stelle e Fattori».

Perché un elettore grillino o di Tommaso Fattori dovrebbe optare per il voto disgiunto?
«Perché così avranno la loro rappresentanza in Consiglio regionale e la Ceccardi, come lei stessa ha dichiarato, tornerà al parlamento europeo con i suoi amici: la signora Le Pen e Alternative für Deutschland. Non so se mi spiego, ecco».

Non si fa un consuntivo di governo di dieci anni in una manciata di secondi. Ma quale crede che sia il più grande patrimonio lasciato ai toscani?  
«Ci siamo ispirati ai valori dell’antifascismo ed alla vicinanza al mondo del lavoro. Non c’è stata crisi nella quale noi non siamo stati presenti. Proverò a riassumere».

Sì.
«La Toscana, negli ultimi dieci anni, ha migliorato la posizione tra le regioni italiane più avanzate. Adesso siamo stabilmente collocati nel novero delle migliori regioni del Paese. Penso al diritto allo studio, alla capacità di attrarre capitali, al governo della sanità, all’export».

Perché mai dovrebbe essere così deleteria per la Toscana una vittoria del centrodestra?  

«Se vincesse Ceccardi la sanità toscana si ispirerebbe al modello lombardo. E qualcosa ha significato durante la pandemia. Noi siamo per la sanità pubblica: per mantenerla e svilupparla. Non siamo perfetti ma crediamo di essere sulla giusta strada. Dobbiamo innovare e migliore, non andare incontro alle avventure di una destra estrema che ora si candida a governare la Toscana e che perderà».

A propositi di sanità. Il governo farà ricorso al MES? Il Movimento 5 Stelle è fermo sul no: crede che cambierà idea sul Meccanismo europeo di stabilità?         
«Com’è possibile che non cambino idea? Se sono veramente interessati alla sanità pubblica ed alla salute dei cittadini. Spesso i 5Stelle fanno chiacchiere ideologiche».

Cosa significa per la Toscana il MES? 

«Vuol dire avere 2 miliardi e 300 milioni a disposizione da spendere in sanità, assistenza agli anziani, medicina scolastica e del lavoro, cure intermedie, ospedali. Sono 2,3 miliardi da restituire in 10 anni a interessi zero. Mi trovi lei una banca disponibile a dare questi finanziamenti. C’è anche un segnale importante da parte dell’Europa».

Quale?
«Per la prima volta riconosce che la sanità è tema collettivo europeo, e non solo vista la pandemia. Ha ragione Papa Francesco: se rimane un Paese dove il virus si sviluppa, il mondo globalizzato, gli scambi, le relazioni, porteranno nuovamente ad un contagio generalizzato». 

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