Cronaca

Gore in secca e colligiani preoccupati

Cittadini preoccupati, intanto prosegue la «guerra» contro il Tubone: presentato il ricorso sul progetto presentato.

Gore in secca e colligiani preoccupati
Cronaca 15 Maggio 2022 ore 12:30

Tra i simboli della città di Colle spiccano, senza dubbio, le antiche Gore: i canali artificiali, realizzati a partire dal XIII secolo, sono state per lungo tempo il vero e proprio sistema circolatorio di Colle. La loro acqua, prelevata dal fiume Elsa all'altezza della così detta Steccaia, grazie alla chiusa detta "Callone Reale", ha fornito energia motrice a mulini, gualchiere, vetrerie, cartiere, ferriere e molte altre attività, permettendo il grande sviluppo industriale della città. In tempi più recenti, hanno permesso l'irrigazione di orti e giardini in tutto il centro cittadino, oltre a rappresentare uno straordinario esempio di architettura medievale.

Oggi, però, lo stato delle Gore appare decisamente critico: nell'alveo, infatti, scorre appena un rivolo d'acqua, insufficiente per qualsiasi utilizzo. Questa è la segnalazione lanciata dai cittadini colligiani: «Ormai da tempo non c'è praticamente acqua nella Gora - hanno dichiarato alcuni di loro - forse a causa della chiusura quasi totale del Callone Reale, e questo ha delle pesanti conseguenze, prima di tutto a livello olfattivo: non c'è sufficiente corrente per portare via la sporcizia, che quindi ristagna, e in estate questo significa una puzza terribile, che tutti coloro che vivono in prossimità del canale non possono fare a meno di respirare, soprattutto in estate.

A peggiorare la situazione contribuisce non poco la vegetazione spontanea, che è stata lasciata crescere incontrollata e che ormai occupa gran parte del letto delle Gore, al punto che alcuni dei punti più suggestivi del percorso sono quasi invisibili. Nelle ultime settimane, poi, si è aggiunta anche una frana nell'area di Campolungo, che è stata rimossa solo in parte e che limita ancora di molto il passaggio.

A questo punto, è un bene che passi solo pochissima acqua, perché con le Gore in questo stato allagherebbe subito le zone circostanti».
Motivazioni più che sufficienti per far infuriare i colligiani, la maggior parte dei quali sono molto affezionati alle "loro" Gore: «E' una vera e propria vergogna che siano tenute in questo stato - hanno spiegato alcuni residenti della zona dello Spuntone, dove è situata la Divisa - In altri paesi canali anche molto più brevi e più recenti sono utilizzati come attrazione turistica, mentre qui anche le parti che non sono finite sepolte sotto il livello della strada negli scorsi decenni sono lasciate a loro stesse. Un tempo ogni anno veniva messa in atto la "rimontatura", quando l'acqua veniva tolta totalmente e le Gore ripulite dall'inizio alla fine, ma questo non succede più da tempo».

A finire direttamente sul banco degli imputati sono gli attuali gestori delle Gore, che ormai da tempo non sono più sotto il diretto controllo del Comune: «Da quando i canali sono stati dati in gestione ad una società privata - ha chiarito Laura Comi, presidente dell'associazione Italia Nostra - sono iniziati i guai. Si tratta della stessa società che vuole mandare avanti il progetto del "Tubone"». Proprio questa è la maggiore preoccupazione di un'ampia percentuale dei colligiani: la realizzazione di un progetto per l'energia idroelettrica, che dovrebbe deviare un'ampia percentuale dell'acqua dell'Elsa nella Gora e successivamente canalizzarla in una condotta forzata - il "Tubone", appunto - per incrementarne la velocità. Un progetto che ha destato forti timori e contestazioni, e che ha incontrato l'ostilità dell'amministrazione comunale e della Sovrintendenza alle Belle Arti. In questo ambito, però, arriva una notizia positiva per chi contesta il progetto idroelettrico: il comune di Colle, infatti, ha ufficializzato la decisione di presentare un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche contro l'autorizzazione unica concessa dalla Regione alla società titolare della concessione. L'amministrazione colligiana aveva già presentato un ricorso al Tar della Toscana, che però aveva dichiarato, lo scorso 16 febbraio, il proprio difetto di giurisdizione, cioè l'impossibilità di decidere sulla questione, poiché la giurisdizione in materia non rientra tra le sue attribuzioni. A questo punto per Colle inizia una seconda attesa, aspettando la decisione del nuovo tribunale.

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