L’inchiesta

Fare la escort al tempo del Covid: quelle poggibonsesi sono in crisi

Abbiamo intervistato chi fa questo mestiere da molto tempo

Fare la escort al tempo del Covid: quelle poggibonsesi sono in crisi
Val d'Elsa, 27 Giugno 2020 ore 18:43

Il periodo di quarantena ha modificato le nostre abitudini relative al lavoro ed alla socialità in genere.

Addirittura per quello che riguarda il mondo degli acquisti ci sono stati dei cambiamenti notevoli, in controtendenza rispetto al solito. Ad esempio il bene più acquistato durante il confinamento sono stati i libri. Un altro cambiamento può essere rappresentato dalle generazioni non native digitali che si sono approcciate al mondo dei media, dei social e più in generale alle nuove tecnologie, per avere la possibilità di vedere i propri familiari ed i propri cari.

Proprio per quello che riguarda gli affetti la quarantena ed anche questa fantomatica «Fase 3» ha registrato una diversificazione dei rapporti sociali. È stato verificato che l’iscrizione alle app di incontri ha riscontrato un calo del 46%, ma anche per coloro che avevano già un legame stabile sono cambiate le tempistiche: il 90% dei matrimoni è stato rimandato a data da destinarsi o al prossimo anno.

Le relazioni affettive, sia occasionali che stabili, hanno risentito del periodo di quarantena e continuano a subire dei cambiamenti significativi.

Quanti sono stati gli scoop «arrivati» durante le video chiamate tra amici, durante le quali tuonava la frase: «sai chi si è lasciato?».

Anche per chi convive sono state molte le difficoltà, infatti sono nati numerosi siti, forum e linee telefoniche di pronto intervento per emergenze dovute a complicazioni nella gestione della convivenza ed i conflitti generati dalla coabitazione ventiquattro ore su ventiquattro.

La nostra epoca non è più abituata alla convivenza in famiglia, questo può provocare indubbiamente particolari problematiche.

Al di là di queste difficoltà abbiamo voluto scoprire nel particolare com’è la situazione in riferimento alle relazioni occasionali e non necessariamente legate dal sentimento.

In prima istanza va chiarito che la maggior parte delleescort non vivono in zona, ma si spostano su tutta Italia, facendo alcune tappe fisse. Solo un piccolissimo numero ha deciso di stanziarsi in Valdelsa, lo fanno in parte per età sopraggiunta e per una clientela ormai affezionata.

Abbiamo avuto modo di parlare con chi conosce ed opera in questo settore, per preservare la loro privacy non utilizzeremo né il nome d’arte, né chiaramente il loro vero nome.

Inizia il nostro viaggio in quel mondo complesso e misterioso composto da quelle che vengono definite «sex worker», ma anche da i loro «clienti».

C’è tra questi chi ci fa capire fin da subito qual è la situazione, non dimostrandosi né intimidita né preoccupata dal fatto che la sua esperienza possa essere conosciuta.

Tra coloro che sono parte integrante di questo mondo c’è chi ha adottato una tecnica ed una modalità particolare, così da continuare la propria attività se pur in forma ridotta, ma cercando di mantenere comunque una sicurezza, data l’emergenza sanitaria. Sono coloro che hanno optato per incontri «contingentati» con solo una persona con la quale ormai c’è una frequentazione da svariato tempo. Viene fatto comunque presente che anche con questa forma sotto un profilo economico se ne risente molto.

Il Coronavirus ha colpito tutti, in un modo o nell’altro, anche per questo settore si può dire che sarà un’enorme crisi.

Il calo è stato inevitabile non solo per la mancanza di clienti, ma anche perché in molte hanno deciso di non lavorare, a testimonianza di ciò è stato Mike Morra il fondatore del sito «Escort Adivisor», che ha dichiarato che circa l’80% delle professioniste ha deciso di non lavorare in questo periodo e continua a non farlo.

Anche nel nostro territorio c’è chi non ha lavorato. Una facile battuta da avanspettacolo potrebbe essere quella che è un’attività che non può essere svolta in smart working.

Al di là di ciò il dato è che in molte hanno deciso di non praticare e quindi lasciare la nostra zona e ritornare a casa propria, in modo tale da ridurre le spese.

Per queste ultime non c’è consapevolezza di quando potranno riprendere, supponendo che il periodo di emergenza sanitaria potrebbe durare a lungo.

Perché se per le «normali» attività vengono stabilite delle normative, certamente non per quella in questione. È questa una delle attività che con molta probabilità sarà tra le ultime a ripartire.

Forse, alcune potrebbero anche smettere definitivamente, non potendo continuare a non guadagnare per altri mesi.

Quest’ultime in questo periodo si sono adoperate per trovare un altro lavoro e nei rari casi in cui è stato trovato,la decisione se ritirare fuori dal cassetto la loro precedente vita sarà presa in futuro.

Fabrizio De Andrè cantava che c’è chi l’amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione ed anche chi per passione.

In questo articolo non c’è il giudizio sul motivo per il quale viene deciso di intraprendere questa strada, ma solo la vera, semplice e diretta cronaca, di chi in questo periodo ha dovuto abbandonare la propria attività, senza avere «paracaduti» di nessun genere.

Sicuramente quando pensiamo a questo ambiente non ci immaginiamo la poesia di una Violetta (protagonista de «La Traviata») o di una Bocca di Rosa, ma sono comunque vite reali, esistenti e che ogni giorno praticanola propria particolare attività.

Dobbiamo arrivare a concepire che c’è anche questo mondo, che spesso non viene rappresentato e non viene considerato, ma esiste, c’è. Ognuno ha la sua soluzione, ma inevitabilmente è presente e deve essere raccontato anche grazie a quegli accenti, quei toni e quella sensualità.

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