IL CASO SIENA

Dopo il lockdown il conto in banca è ancora più ricco. Ecco in quali comuni

E’ la fotografia, abbastanza a sorpresa, che emerge dal database di Banca d’Italia: la provincia di Firenze ha accresciuto i propri depositi fra marzo ed aprile di quasi un miliardo di euro.

Dopo il lockdown il conto in banca è ancora più ricco. Ecco in quali comuni
Siena, 06 Agosto 2020 ore 09:23

Siamo tutti “Paperon dei Paperoni” e non lo sapevamo oppure, semplicemente, vale sempre la vecchia regola che i risparmi di una vita fatti dai nostri nonni, tramandati ai nostri genitori ed arrivati fino a noi servono davvero a tenere in piedi la nostra economia?
Nessuno riesce a dare una risposta scientifica a questa domanda però di fronte ai numeri, non ci si può fare niente: secondo quanto rilevato dalla Banca d’Italia, nei due mesi di pieno lockdown per l’emergenza coronavirus i soldi in banca di tutti i pistoiesi, i fiorentini, i pratesi ed i senesi sono aumentati.
E nemmeno di poco, considerando che la provincia di Firenze registra un incremento di quasi un miliardo di euro nel giro di un mese. Il tutto in una situazione di grandi ristrettezze ed incertezze sul futuro, soprattutto a livello occupazione, come si può leggere dai due approfondimenti sottostanti.

La classifica regionale
Un terzo dei soldi depositati in banca (in questa graduatoria si fa riferimento sia ai conti correnti classici che quelli postali) sono appannaggio della provincia di Firenze con 30,03 secondo la rilevazione fatta al 30 aprile scorso. Solo due sono le altre province che viaggiano in doppia cifra, vale a dire Lucca (10,08) e Pisa (10,01) mentre il territorio col minor numero di valore dei depositi bancari è quello di Massa Carrara con 4,15 miliardi di euro in leggera crescita anch’esso durante il lockdown.
Dopo Firenze a sgomitare c’è Siena con 7,30 davanti a Pistoia con 6,53 e Prato con 6,51: una differenza minima certificata, però, dal sorpasso dei pistoiesi nei confronti dei cugini “lanieri” proprio nel mese di massima chiusura per lockdown visto che a marzo la provincia di Prato era davanti 6,43 contro 6,36 miliardi di euro di depositi.

Le variazioni negli anni
La ricchezza dei fiorentini è notevolmente cresciuta nel giro degli ultimi otto anni, l’arco di tempo che abbiamo scelto di prendere ad esempio per la nostra rilevazione confrontando i primi quattro mesi di questo 2020 fra di loro per vedere quella che è stata la tendenza in uno dei momenti storici più “depressi” degli ultimi cento anni ai quali aggiungere le rilevazioni di ogni mese d’aprile a ritroso fino al 2012.
La provincia di Firenze, come si può vedere dalla tabella, è passata da depositi poco sotto i 20 miliardi di euro del 2012 (19,81 per la precisione) al dato superiore ai 30 appena riscontrato e con un incremento notevole anche nei soli ultimi 12 mesi.

Il comparto pratese, fortemente legato al tessile, sta invece dimostrando i primi segni di cedimento che, fra l’altro, potrebbero perpetrarsi anche nelle rilevazioni future, in particolar modo, visto che la crescita della massa dei depositi degli ultimi mesi è andata avanti molto a rilento.
Con la politica dei piccoli passi è andata avanti anche Pistoia senza mai fare picchi clamorosi ma riuscendo a crescere per passare dai 4,67 miliardi di euro dell’aprile 2012 ai 6,53 attuali ed a fronte di una rilevata stagnazione nei primi tre mesi di questo 2020.

Il “caso Siena”
La provincia di Siena merita, indubbiamente, un capitolo a parte in questa inchiesta perché, non solo per i territori dei nostri settimanali “Bisenziosette”, “Chiantisette”, “Valdelsasette” e “Giornale di Pistoia e della Valdinievole” ma anche per tutto il resto della Toscana è l’unico territorio che sta vivendo questi anni sull’ottovolante.
E’ vero che siamo di fronte ad un leggero incremento nei mesi del lockdown (si è passati da 7,22 miliardi di euro di depositi a febbraio ai 7,3 di aprile) però la ricchezza era tutt’altra cosa a queste latitudini. Il dato di aprile 2019 parla di depositi per 8,88 miliardi di euro (con un calo di oltre 1 miliardo e mezzo in dodici mesi) e si era andati abbondantemente sopra i sette e mezzo nell’aprile 2013 e oltre gli otto nell’aprile 2012.
Per gli osservatori più attenti, una possibile motivazione di questi repentini cambiamenti è dovuta alla crisi “Montepaschi” che sta lasciando scorie pesantissime su di un territorio vasto e basato molto sullo storico istituto di credito. Ma, ribadiamo, potrebbe non essere l’unica causa di questo andamento da montagne russe.
Le motivazioni
La domanda che ci facciamo è semplice: come è possibile, in un periodo del genere, aver fatto crescere il conto in banca? Sicuramente, con l’incubo Covid-19, gli spostamenti sono stati quasi azzerati e, di conseguenza, anche le spese se non per i beni di prima necessità. Dall’altro lato, però, è anche vero che tanti si sono trovati a zero euro di stipendio oppure ad avere ritardi sui pagamenti della cassa integrazione che possono tranquillamente fare il paio con la minor circolazione di soldi in giro. Ecco perché, solo questo, non può bastare a spiegare i numeri.

Top news
Glocal News
Foto più viste
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità