La storia

Delitto Taxi a Castellina in Chianti, ancora nessun colpevole dopo 23 anni

Su Chiantisette in edicola lo scorso 7 agosto la storia del cosiddetto "Delitto Taxi" del 1997 a Castellina in Chianti dove fu ritrovata uccisa Alessandra Vanni: a distanza di 23 anni da quella tragica notte, manca ancora un colpevole.

Delitto Taxi a Castellina in Chianti, ancora nessun colpevole dopo 23 anni
Chianti senese, 29 Agosto 2020 ore 15:42

Il misterioso delitto che fece parlare, a livello nazionale, di Castellina in Chianti nella notte fra l’8 ed il 9 agosto 1997 dove perse la vita la tassista Alessandra Vanni: da allora non si è ancora trovato un colpevole. Questo l’articolo pubblicato sul numero del 7 agosto scorso di Chiantisette.

Delitto Taxi, il racconto di come andarono i fatti (misteriosi)

di Claudio Coli

A distanza di 23 anni non c’è ancora un colpevole per la morte di Alessandra Vanni, la tassista assassinata in circostanze misteriose a Castellina in Chianti nella notte tra l’8 e il 9 agosto 1997. Uno dei casi di cronaca nera più sconvolgenti e opachi che si siano mai registrati in tutta la provincia di Siena. Anni di odissee investigative, ricerche a vuoto, supposizioni senza riscontri, clamorosi buchi nell’acqua, polemiche tra le forze dell’ordine: la famiglia di Alessandra, dopo oltre 20 anni, non è riuscita a dare un volto concreto al responsabile del delitto.

L’indagine sembra ormai sepolta da una coltre di mistero. Non è successo più nulla dal 2015, quando l’inchiesta si riaprì illusoriamente mettendo nel mirino un uomo che si autoaccusava dell’omicidio, dopo il rinvenimento in casa sua di numerosi articoli di giornale dell’epoca sulla cronaca dell’omicidio e di un arsenale in piena regola. Per gli investigatori, si è trattato del delirio di un semplice mitomane. Oggi il fascicolo è in mano al pm Nicola Marini, il magistrato di più lungo corso in seno alla Procura di Siena.

I fatti sono ormai stranoti. Alessandra, 29 anni, sul suo Taxi numero 22, sostituiva lo zio Onorio, e si apprestava a concludere la serata con gli ultimi clienti. Prima dei militari portati dalla stazione di Siena alla Caserma, infine la chiamata fatale dell’ignoto assassino, verso le 23. Il suo mezzo viene visto girare per l’ultima volta a Quercegrossa e poi passare da Fonterutoli, dove qualcuno giura aver visto salire un uomo. Da lì il buio totale, il tassametro si ferma verso mezzanotte. Il corpo della donna viene ritrovato da un abitante del posto, Luciano Boschi, nel parcheggio dietro al cimitero di Castellina, col capo reclinato sul lato sinistro e mani e collo legate con una corda allo schienale, si pensa, post-mortem. Dalle indagini è stato possibile appurare che la Vanni, mentre veniva strangolata, cercò di difendersi con tutte le sue forze, graffiando l’aggressore. Gli inquirenti, con a disposizione le particelle di pelle trovate sotto le unghie della vittima, hanno confrontato il dna con quello di nove elementi sospettati, per i quali è stato richiesto il prelievo: nemmeno la riesumazione del corpo di uno di questi dal cimitero di Uopini – un cittadino somalo suo cliente abituale – ha portato a riscontri significativi. Nel taxi sono state rinvenute le impronte di un pacco (mai trovato) forse a lui appartenuto, il cui spago è stato utilizzato dall’assassino per legare i polsi alla vittima.

Quale il movente? Un delitto passionale? Una rapina finita male? Nessuna risposta è stata mai fornita. Il sospetto è che l’omicidio possa essere stato messo a segno da più persone, vista la perizia utilizzata. Tra le piste, anche quella legata al satanismo: nei giorni seguenti il delitto, alla caserma dei carabinieri arrivò una lettera anonima in latino con una citazione del libro dell’Apocalisse di San Giovanni, il sacrificio dell’Agnello sgozzato «Chi è degno di aprire il libro e di scioglierne i sigilli?».

Un ultimo disperato appiglio è stato dato alcuni anni fa dall’immagine di un’impronta, a forma di Y, in primo piano nel sedile posteriore dell’auto dove fu uccisa la Vanni, lasciata presumibilmente da un oggetto con cui era legato il filo usato per dargli la morte. Niente neppure stavolta, si brancola ancora nel buio.

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