La storia

Dalla Scozia a Poggibonsi con in tasca un sogno

Tommaso Querci, classe 1994, dopo un’esperienza all’estero è ritornato nella sua città natale per creare una start up.

Dalla Scozia a Poggibonsi con in tasca un sogno
Cronaca Val d'Elsa, 23 Agosto 2021 ore 11:28

Tommaso Querci, poggibonsese, classe 1994, dopo un’esperienza di studio all’estero ritorna in Italia per mettere a frutto quella che è stata la sua occupazione da universitario. Due anni fa ha creato una start up dal nome «Immergo», tratta di realtà virtuale, ma anche formazione, educazione e presa di coscienza di come utilizzare al meglio gli strumenti che stiamo sfruttando maggiormente in questo periodo pandemico. Immergo, perché è come immergersi in un mondo virtuale, sfruttando di fatto l’analogia tra chi fa immersioni in acqua e chi fa immersioni nel mondo virtuale. Entrambi, infatti, hanno bisogno di una determinata attrezzatura e la conoscenza dell’ambiente nel quale si sta muovendo.

Querci, quali studi ha svolto?
«Ho una triennale in psicologia sociale e delle organizzazioni a Padova, ho fatto anche l’Erasmus a Glasgow in Scozia e lì ho perseguito la magistrale in metodi di ricerca collegati alla psicologia, una sorta di analisi dati orientata alla ricerca psicologica».

Cosa è accaduto quando è rientrato in Italia?
«Sono ritornato nel 2018 dopo essermi laureato, stavo cercando nuove occasioni. Avevo in mente un dottorato, ma cercavo anche quello che mi offriva la vita. Nell’estate del 2019 ho trovato sia il dottorato che un bando della Fondazione Monte dei Paschi».

Con quale progetto ha partecipato?
«Uno con l’obiettivo di creare una start up. Mentre ero a Glasgow insieme ad altri due amici universitari avevamo creato una sorta di sala giochi nella quale entrare nella realtà virtuale».

Che cosa si intende per realtà virtuale?
«Occorre un visore, in sostanza degli occhiali con due lenti le quali creano un ambiente, un nuovo mondo intorno a te. Tutto ciò a 360 gradi, interagendo con l’ambiente. Non sei un semplice osservatore. Esistono tanti progetti culturali, addirittura dei musei costruiti virtualmente. La sala giochi che avevamo creato comprendeva due visori e due computer. Avevamo allestito anche un sito web. Tutti potevano prenotare delle sessioni di gioco con noi. Garantivamo delle spiegazioni, la ricerca del gioco migliore per l’utente e la nostra collaborazione».

Una pre-start up?
«Un’idea iniziale. Con questa attività ci siamo pagati degli sfizi durante l’università. Dopo, tutto ciò è diventato ben più grande, in particolar modo da quando sono rientrato in Italia con la vittoria del bando».

Quali possono essere gli sviluppi?
«Legati al nostro territorio, sfruttandone non solo la parte ludica, ma anche la parte culturale e divulgativa. In quest’opera mi aiuta anche Pietro Centorrino, laureato in fisica e sono entrati in società anche Gloria Spadaro e Dario Querci».

Quali sono le attività di Immergo?
«In questo periodo pandemico abbiamo proposto dei laboratori. Vogliamo sfruttare questa tecnologia come uno strumento che unisce e non che allontana. Abbiamo fatto delle serate durante le quali univamo il gioco con dei momenti culturali, di conoscenza e di approfondimento. Quando esci dalla realtà virtuale si crea un senso di alienamento, avere una rete sociale intorno con la quale condividere le proprie idee permette anche di dividere i due momenti».

Qual è l’obiettivo della Start Up?
«Studiare, divulgare ed educare. Abbiamo dei laboratori per ragazzi dai dieci ai sedici anni, incontri di divulgazione scientifica con realtà virtuale. Passeggiate tra i pianeti del sistema solare, esperienze da astronauta, insieme a degli esperti».